14/04/15

"Berenice" di Edgar Allan Poe


Amelia ha posto un nuovo racconto in soffitta, o per meglio dire, ne ha rispolverato uno già letto solo per il piacere della riscoperta e della memoria a breve termine.
Quindi senza indugiare oltre, andiamo a conoscere l'autore.

                                             
L'autore

Edgar Allan Poe nasce a Boston nel 1809, il 19 gennaio. 

Molto si deve a questo scrittore, fra i primi a toccare il genere poliziesco e poi il giallo psicologico per venire eletto, infine, come maggiore rappresentate del racconto gotico per eccellenza, sebbene con una vena di stile personale e non comuni ambientazioni, così come ossessioni e deliri, collocandosi in un
genere che in verità solo a lui appartiene.
Rimasto orfano sin dalla tenera età, dopo che la tisi gli portò via entrambi i genitori, trascorse la sua infanzia nel Richmond. Sulla spinta dei genitori adottivi, nel 1815 si trasferì in Inghilterra dove frequentò le scuole fino al 1820. L'anno seguente, tornato negli Stati Uniti, compose le sue prime poesie. Nell'arco di tempo che andò dal 1825 al 1834 fu afflitto da diverse sfortune amorose così come economiche, fino a essere diseredato dal padre adottivo. Al contempo, nel 1827 pubblicò il suo primo libro di poesie con un discreto successo.  Nel periodo fra il 1835 e il 1843, fu florido e proficuo per la carriera letterarie di Poe e proprio in questi anni diede vita alla maggior parte dei suoi racconti che lo consacrarono a maestro del gotico. 
Con la morte della moglie Virginia, avvenuta nel 1846, la fortuna e la vita di Poe cominciarono a declinare verso una fine sempre più nera, avvolta dall'alcolismo.
Il tre ottobre 1849, venne ritrovato in stato alterato e confusionale per le strade di Baltimora. Venne ricoverato all'ospedale del Washington College, dove morì il sette ottobre.

Il racconto

"Berenice", pubblicato nel 1835, è uno racconto interessante sotto molto aspetti, eppure nel suo finale e nel suo scorrimento mi ha deluso.
Ma andiamo per gradi. 
Non si può negare la maestria di Poe nello scrivere, seppure abbia dato il suo meglio in altri racconti quali "La maschera della morte rossa".
Subito lo scritto si apre con un incipit funesto che non permette speranze e che ogni buon lettore dovrebbe soppesare con le dovute precauzioni.
"Ma,come, nell'etica, il male è conseguenza del bene, così, nella realtà, dalla gioia scaturisce il dolore, sia che la memoria della felicità passata costituisca l'angoscia attuale, sia che le angosce che sono traggono origine dell'estasi che avrebbero potuto essere."

La storia di "Berenice" porta i tratti autobiografici di Poe, in cui i personaggi di Egeo e di Berenice si specchiano in quelli di Egdar e Virginia, dell'autore e della moglie. Entrambi cugini, nella scrittura e nella realtà, entrambe le donne muoiono prematuramente e entrambi gli uomini sono afflitti da pesanti turbe e dissesti mentali.
Proprio il tema del turbamento che affligge Egeo da un tocco di classe a "Berenice", eppure manca quella spinta che fa decollare il racconto. Tutta questa follia si svolge su un piano narrato e la presenza della donna a cui la storia deve il titolo passa quasi in secondo piano come elemento stesso se non per una sua piccola particolarità.


"Meditare instancabilmente lunghe ore fissando l'attenzione su qualche frivola nota in margine, o nel testo del libro; [...]a contemplare un'ombra bizzarra cadente di sbieco [...] fantasticare per giorni e giorni sul profumo di un fiore; ripetere in maniera monotona una parola qualsiasi [..]"

Ecco come la follia si manifesta in Egeo, per degradare nel volto mortifero e ammalato della sua amata cugina e sposa fino a che lei stessa non diviene "come il tema della speculazione più astrusa."
Ma allora che cosa manca in"Berenice"?
Molti fattori di terrore vengono vissuti con voluta superficialità, senza approfondire ciò che accade a Egeo, lasciandolo parlare a ruota libera in una serie di espressioni che enunciano i suoi pensieri, senza però metterne in luce gli atti e narrare il tremore delle sue mani nei momenti di maggiore terrore.
Il finale lascia sorpresi, proprio perché in verità non vi è nulla che narri delle vicende che ammantano le ultime parole del racconto ma manca quello che avrebbe guidato la follia nei cuore e negli animi dei lettori, sorpassando le sensazioni e mancando di una descrizione meno narrativa.

Due punteggi d'inchiostro per questo racconto che mi ha lasciato l'amaro in bocca e poca trepidazione



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