02/04/15

"Il viaggio di Takeo" di Lian Hearn

                                                       
  L'autrice

Lian Hearn non è altro che lo pseudonimo maschile di Gillian Rubinstein, scrittrice inglese con alle spalle ben trenta differenti romanzi e storie. Ma solo sotto il nome di Hearn, con la trilogia de "La leggenda di Otori", l'autrice riesce a raggiungere un livello maggiore fino ad attirare l'attenzione di un pubblico più adulto. Nata nel Hertfordshire, il 29 agosto 1942, dopo un'infanzia passata fra l'Inghilterra e la Nigeria, ora risiede in Australia, a Goolwa.
Il romanzo


Titolo: Il viaggio di Takeo
Autore: Lian Hearn
Saga: Tales of Otori #3
Anno di pubblicazione: 2008
Editore: Mondadori
Costo: 20,00
Pagine: 928 (edizione completa) 

Separati da tragici eventi, i giovani Kaede e Takeo sono alle prese ognuno coni propri drammi. Kaede, figlia di Lord Shirakawa, deve subire le conseguenze della sconfitta militare del padre. Dal conto suo, Takeo, erede per diritto del glorioso clan degli Otori, è prigioniero della Tribù, la gente a cui appartiene per nascita, che lo costringe a venir meno al suo amore per Kaede, dalla quale ignora di attendere un figlio. Ma la forza degli eventi è inarrestabile, e Takeo e Kaede, coltivando ognuno i propri talenti, tracciano un solco le cui implicazioni affondano in un futuro imperscrutabile.


L'opera in questiono è il secondo titolo della trilogia de "La leggenda di Otori", edito da Mondadori e ora disponibile unicamente in un unico tomo per il costo di venti euro.
Ma perché "Il viaggio di Takeo", così come tutta la trilogia, è un libro interessante?
Partiamo dal titolo originale, che la traduzione italiana a completamente ucciso, dato che il titolo originale è "Grass for his pillow". Lo stesso triste destino è toccato anche agli titoli della saga ma per fortuna non sembra aver colpito gli altri due romanzi legati alla trilogia, inediti in Italia, ovvero "Tha harsh cry of the Heron" che rappresenta il seguito della trilogia, e "Heaven's net is wide" che rappresenta il prequel dell'intera saga.
Quindi oltre il significato che si nasconde dietro i titoli, ormai distrutti nella versione italiana, questa saga è una delle poche, giunte alla grande distribuzione, che ha osato avventurarsi verso l'Oriente e il Giappone. Proprio la stessa Rubinstein si avventurò nella nazione, documentandosi del periodo feudale e sui vari usi e costumi, snocciolando nei ringraziamenti sui scusa, per aver offeso qualche eventuale purista, sia per l'aiuto ricevuto da molti esperti nel campo.
Proprio qui il libro si divide in pro e contro. Molti luoghi sono d'invenzione, la componente fantastica anch'essa, ma allo stesso tempo si devono vedere le vicende di Takeo e Kaede come immerse in un Giappone realmente esistito. Le tradizioni tanto narrate e l'atmosfera, di cui l'autrice ha fatto tesoro grazie ai molti esperti da lei citati, non sono poi così presenti e suggestivi come ci si sarebbe aspettato, nonostante la vena orientale sia ben presente all'interno di tutto il romanzo.
Questa è la trilogia completa, copertina italiana 
Le nozioni del sepukku, della cerimonia del tè, dell'ordine gerarchico non sono di certo novità, tutte nozioni che io stessa appressi mediante internet, il che delude molto le aspettative poiché ci si sarebbe aspettato molto di più ma sembra che l'autrice non abbia voluto arrischiarsi e contraddistinguersi. Dove sono i nomi delle armi? Le loro caratteristiche? Giusto per porre un paio di domande. Lo stile di cui si ammanta la scrittura non è né buono né cattivo, confusionario sono in alcuni tratti e per quello che riguarda la narrazione in prima persona di Takeo, protagonista principale del romanzo assieme alla sua amata Kaede. Nonostante si di certo un libro scritto in maniera più che decente e perfettamente leggibile, nono vi sono particolarità che lo contraddistinguano dagli altri se non un tocco delicato e preciso, rigorosamente cronologico. Di certo non una connotazione negativa che affloscia l'intera storia, nonostante alcuni pezzi risultino del tutto noiosi e pedanti, seppure necessari ma tutto si risolve nel massimo di due capitoli. Il numero di personaggi si riduce drasticamente, dato il massacro del precedente romanzo, e ora Takeo e Kaede la fanno da padrona ma proprio il personaggio maschile della storia, che dovrebbe essere il grande eroe, si rivela dannatamente scontato e barboso. Infatti è proprio Kaede, la giovane donna che ora si trova a fronteggiare grandi feudi, matrimoni indesiderati e il potere, a rappresentare il vero fulcro della storia, narrando di una visione della donna diversa da quella che l'Occidente conosce e che eppure si riflette nella situazione attuale e presente di giovani sottomesse agli uomini e sfruttate al limite di oggetti da esporre. 
Il personaggi di Kaede rappresenta molte cose, se non si svilisse con la tematica amorosa che la affligge nei confronti di Takeo, che decanta sempre del grande amore per lei eppure che non disdegna le carni di altre donne.
Il personaggio secondario di Shizuka si rivela altrettanto interessante e di certo pieno di vita e autonomia, quello di una donna libera dalle convenzioni sociali del tempo in quanto membro della Tribù, eppure sottomessa e minacciata, in uno stato di alternanza fra libertà e prigionia seppure quest'ultima non sia che una patina che molti potrebbero non cogliere.
Fujiwara e Yuki sono stati quasi mal sfruttati, la povera giovane figlia di Kenji nient'altro che un mezzo.

Infine, "Il viaggio di Takeo" si rivela un libro valido sotto molti punti, seppure lo stesso protagonista si riveli essere quello che io definirei un ragazzino barboso e scontato ma Kaede bilancia bene la situazione. Presenta molti pro e quasi nessun contro per un lettore meno attento e che non vuole dedicarsi troppo a una lettura approfondita, legandosi all'azione senza prestare occhi ai preziosi dettagli orientali. Nonostante una maggiore attenzione e qualche contro in più, non è comunque una lettura che si possa gettare via, in quanto getta un occhio sui pesanti argomenti quali l'orgoglio maschile e la libertà femminile tanto data per scontata al giorno d'oggi, eppure terribilmente negata da pregiudizi e irragionevoli motivazioni.

Tre punteggi d'inchiostro tondi, tondi


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