18/04/15

"Il grande Gatsby" di Francis Scott Fitzgerald


Amelia ha aggiunto un nuovo libro alla soffitta, recuperando dalla libreria della nonna. Così mi è giunto fra le mani "Il grande Gatsby", in una vecchia edizione degli Oscar Mondadori, edita del 1965.
Ma non indugiamo oltre e andiamo a scoprire che cosa è celato nel romanzo.


L'autore

Francis Scott Fitzgerald nasce nel 1896 il 24 settembre, a San Paul nel Minnesota. Figli di una famiglia economicamente sfortunata, cresce in un ambiente che punta e lo attira verso l'aristocrazia, decantando i modelli di onore, cortesia e coraggio. Purtroppo, proprio la scarsa capacità del padre di amministrare l'economia della famiglia, lo terrà distante da quella cerchia e neppure lo spostamento a Buffalo e la nascita dalla sorella Annabel, seppure per un breve periodo, riuscirono a risollevare le sorti della famiglia Fitzgerald. Tornati a San Paul, verranno mantenuti dalla nonna materna e grazie a lei Francis riuscirà a terminare gli studi e a esporre il suo talento letterario.
Nel 1909 pubblica il suo primo racconto, prima di essere spostato alla Newman School in New Jersey, scuola cattolica dove conosce padre Fay, uomo a cui dedicherà il suo primo romanzo "Di qua dal Paradiso".
Nel 1913 arriva a Princeton dove si libera dell'educazione cattolica fin'ora ricevuta, divenendo assiduo frequentatore di feste e balli, conoscendo intellettuali e praticando sport, maturando anche la sua esperienza scrittoria. Con lo scoppio della Prima guerra mondiale si arruola volontariamente nel 1917, carico di ideali di libertà che vengono amaramente delusi quando rimane piazzato di stanza nel Kansas. Ma è proprio durante in quel limbo che avviene l'incontro con Zelda Sayre. Dopo una serie di interruzioni nella loro vita sentimentale e la pubblicazione del suo primo romanzo nel 1920, la coppia si riunisce e inizia così uno stile di vita spensierato per entrambi a emblema dei ruggenti anni venti.
Nel 1921, dopo una serie di viaggi e la nascita della figlia, viene alla luce "Il grande Gatsby" ed è da qui in poi che Fitzgerald inizia la sua carriera come scrittore vero e proprio.
Nel 1923, in Costa azzurra, il rapporto della coppia s'incrina radicalmente e il viaggio in Italia non lo salverà, inoltre nel 1930 a Zelda viene diagnostica la schizofrenia. Dopo il ricovero in Svizzera, nel 1934 tornato in America, dove Francis continua la sua carriera di scrittore ma senza più il successo di prima. Depresso e afflitto da problemi economici, si ammala di tubercolosi. 
Comincia a riprendersi nel 1937 quando accetta un contratto come sceneggiatore a Hollywood ma senza che esso, infine, gli apporti molte soddisfazioni.
Muore a Hollywood il 21 dicembre del 1940, stroncato da un attacco di cuore.

Il romanzo

"Il grande Gatsby" viene pubblicato per la prima volta a New York, il 10 aprile del 1925.
La vicenda si svolge pochi anni prima della stessa pubblicazione, nel 1922.
Perché questo romanzo dovrebbe venire altamente valutato? Proprio l'anno in cui la vicenda tragica dei personaggi si svolge, sono emblema dei ruggenti anni '20 dell'america, delle flapper, di una nuova moda e di balli scatenati che porta una nuova ventata all'intero del panorama americano, divenendo emblema di una rinascita, della ricchezza e del benessere che poi si rivelerà essere una grande bolla di sapone, pronta a scoppiare nella maniera più disastrosa possibile.
Proprio attorno a questo cardine gira la vicenda, immersa in uno stato di sospensione per gran parte del romanzo, per poi scendere precipitosamente in una girandola di eventi verso gli ultimi capitoli, proprio sul finale.
Ma andiamo per gradi. Parliamo così delle vicende. "Il grande Gatsby" mi ha lasciato addormentata per molto tempo, presentando i personaggi con una lentezza estenuante e girando attorno al sodo della questione in un circolo di feste, atti inutili e superficiali. Forse è proprio questo che incarna parte della vita ricca che condiziona lo svolgimento degli eventi per i personaggi presentati, esponenti di alta classe o borghesi, ma che comunque non aiuta a smuovere le acque.
Il tutto comincia a muoversi in una spirale di sangue, sparizioni, partenze e bugie, falsi pentimenti e tutto ciò che più vi è di sbagliato e grigio, fumoso e interdetto, senza forma per terminare con la morte e un funerale vuoto.
La grandi feste di Gatsby sono solo un mondo di passaggio e sarebbe inutile non ammettere che la descrizione di esse mi hanno alquanto deluso, rimasta impressionata dalle fugaci immagini del film. Molti altri tratti del romanzo risultano lacunosi, come la narrazione in puro stile descrittivo del passato del personaggio da cui il romanzo prende il nome. Perché non indugiare, narrando? Allungare un romanzo per raccontare di chi lo popola non è di certo uno sbaglio, sopratutto per un lettore curioso come io sono.
I personaggi sono belli e brutti al medesimo tempo. Nick, personaggio narrante degli eventi, mi è apparso piatto e la sua relazione con Jordan Baker che non rimane che una sorta di stellina sul fondo, tutto sacrificato per Jay Gatsby e Daisy senza che però nessuno di essi riesca a dare quello sviluppo e slancio: nient'altro che vuoto, ecco il finale di tutto. Un misto di oblio ed emozioni umane che danno spazio alla tragedia della fine, portando d'un tratto in ribalta un personaggio inaspettato. E Tom? Un vecchio moralista ipocrita a cui è stato dato troppo poco spazio, rivelandosi una sorta di serpente eppure di uomo afflitto, anche stavolta nelle ultime pagine.
Quindi che cosa lascia "Il grande Gatsby"? Un grande vuoto a cui non si sa dare un perché e delle parole finali che sono lo specchio dell'umanità confinata nel suo mondo sviluppato e illusorio, di lusso e città.

"Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato."


Tre punteggio d'inchiostro per questo libro carico di potenziali ma che forse poteva essere sviluppato ancora e ancora.




4 commenti:

  1. ho letto il libro e visto il film e sinceramente non mi hanno convinti entrambi

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    1. Effettivamente neppure io ne sono stata poi così colpita, purtroppo

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  2. Ho visto solo il film con Di Caprio, che ho apprezzato più dal punto di vista storico che narrativo

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    1. Essendo una studentessa di moda, temo che per deformazione professionale avrei prestato più occhia alla veridicità degli abiti che ad altro, controllando che fossero davvero accurati rispetto al perido storico XD

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Spero che il post vi sia piaciuto e attendo i vostri commenti :)