19/04/15

"La bella vampirizzata" di Alexandre Dumas





Cari appassionati di libri, eccomi qui con una nuova recensione su uno dei racconti dell'antologia sui vampiri da me trovata nella vecchia libreria di mia nonna.
Ho deciso di apportare qualche modifica allo stile delle recensioni, riducendo di molto il trafiletto dedicato all'autore in sé, citandone oltre la data di nascita e morte, alcune sue caratteristiche e altre opere da lui realizzate. Quindi, un puro bigliettino illustrativo. Per quanto potesse essere interessante, narrare dell'autore mi toglie molto tempo e preferisco concentrarmi solamente sulla recensione.
Fatevi sapere che ne pensate, nel caso lascerò questo nuovo sistema.

L'autore

Alexandre Dumas nacque il 24 luglio del 1802, figlio di un marchese francese e di una donna di Haiti. Fu scrittore e drammaturgo, distinguendosi come maestro del romanzo storico e del teatro romantico.
Viene forse ricordato dalla maggior parte delle persone per il suo celebre romanzo "Il conte di Montecristo" e la trilogia de "I tre moschettieri".
Morì il 5 dicembre del 1870 e il 30 novembre del 2002, le sue ceneri sono state trasferite nel Panthéon di Parigi




Il racconto


Titolo: La bella vampirizzata
Autore: Alexandre Dumas
Estratto da: I vampiri tra noiantologia di racconti
Anno di pubblicazione: 1960
Editore: Feltrinelli editore

"La bella Edvige finisce, dopo una brutta avventura, in un castello circondato dal nulla. Una nobile famiglia moldava la ospita nel suo castello, in un soggiorno sospeso fra gentilezza e mistero. La sua avvenenza e la sua grazia non passano inosservate: i due fratelli Brankovan si innamorano perdutamente di lei. Entrambi convinti di poterla amare e sposare, i due nobili ragazzi ingaggiano fra di loro una lotta senza esclusione di colpi, un conflitto che oltre alla morte nasconde un'altra terribile verità..."


Il breve racconto scritto da Dumas introduce il lettore in un ambiente che ricorda il romanzo di Stoker, portandoci tra i Carpazi e infondendo la storia di personaggi russi, polacchi e moldavi.
La vicenda si svolge in tempo di guerra e vede come protagonista e narratrice Edvige, figlia di un nobile polacco in guerra contro i russi. Così essa, dopo la perdita dei fratelli in guerra, si vede costretta a viaggiare in direzione di un monastero che tempo addietro aveva dato ospitalità alla sua stessa madre.
Dopo una lunga premessa da me riassunta qui sopra e un minuzioso tratto descrittivo dell'ambiente dei Carpazi, il racconto inizia presto a mobilitarsi quando il gruppo di Edvige viene attaccato da alcuni briganti e, in apparenza, la protagonista appare distaccarsi dall'idea gotica e romantica della tipica eroina:

"Indossai in fretta  una veste d'amazzone, colla quale solevo accompagnare i miei fratelli alla caccia."

"Io stessa, dando esempio, afferrai una pistola [...] gridai: Avanti! e diedi di sprone al mio cavallo che si slanciò a tutta carriera verso la pianura."


Promettente, nevvero? Tranquilli, tutto verrà rovinato da qui a poco.
Presto l'attacco viene fermato da un giovane biondo e il giovane brigante dai capelli scuri apparentemente retrocede. I due sono Gregoriska e Kostaki:  è in questo punto che vengono introdotti i due giovani Brankovan, figli della principessa Smeranda. Dove il primo è nato nel matrimonio, il secondo è figlio di un adulterio e di conseguenza non possono che essere uno l'opposto dell'altro.

Così Edvige, dopo l'iniziale confusione, si ritrovava ospite nel castello dei Brankovan.
Sebbene l'incipit della narrazione appare promettente, tutto comincia lentamente a decadere quando lo scrittore predilige una breve descrizione di come i due giovani Brakovan provino amore per la protagonista, anziché lasciare che siano gli stessi personaggi a dimostrarlo. Per l'altro questo sentimento amoroso è del tutto stereotipato e carico di ideali romantici che sminuiscono in breve tempo la figura di Edvige. Essa stessa diverrà un bambolina pallida e in preda a chissà quale amore che la riduce a un essere dalle scarse qualità e privo di iniziativa, se non quella di essere la donzella in pericolo.
E Gregoriska e Kostaki? Uno è biondo, l'altro ha i capelli bruni. Uno irradia luce, l'altro è una tempesta. Il buono e il cattivo. Gregoriska subito assume le sembianze di un angelo, venendo paragonato allo stesso arcangelo Michele all'interno della storia. Kostaki dal canto suo, appare tenebroso ma non riesce neppure a incarnare il tipico giovane tormentato, nient'altro che una figura di sfondo che la ridicola figura di Edvige odia per motivi tutti suoi e non spiegati.
Come se il racconto non potesse prendere una piega ancora peggiore, il suo finale non è poi un così grande colpo di scena e comincia a essere infarcito dal pesante e ampolloso vocabolario che d'un tratto diviene pesante come un macigno, dopo che le forze infernali e divine sono state tirate in ballo per lo scontro finale.
E il vampiro? Oh, lui è anch'esso parte della tappezzeria, facendo la sua comparsa, fra l'altro neppure avvolta nel mistero e nel terrore,
Infine, il tutto si conclude con un nulla di fatto, se non l'asserire di Edvige di come non si dimentica il bacio di un vampiro.


Due punteggi d'inchiostro per questo racconto, che tutto sommato, non posso negare che all'inizio mi aveva interessata







4 commenti:

  1. Non avevo idea che Dumas avesse scritto un racconto come questo!

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    1. Effettivamente neppure io ne avevo idea.

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  2. Io l'ho letto e mi è piaciuto molto, non sono per niente d'accordo con i tuoi giudizi

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    1. Infatti è questione di gusti. In ogni caso il mio è sempre un parere e non un giudizio.

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Spero che il post vi sia piaciuto e attendo i vostri commenti :)