29/04/15

"La famiglia del vurdalak" di Aleksej Konstantinovič Tolstoj

Amelia è tornata con una racconto fresco per voi, estratto dall'antologia sui vampiri, tramite cui intervallo la lettura dei vari romanzi. Ora, però, non mi pare il caso di indugiare oltre e quindi lasciate che v'introduca nuovamente nel mondo dei vampiri.
L'autore

Aleksej Konstantinovič Tolstoj nasce a San Pietroburgo il cinque settembre del 1817. Fu scrittore, poeta e drammaturgo russo. La carriera di questo autore, molto apprezzato ai sui tempi, iniziò proprio mediante l'opera che andrò recensire, mediante una composizione di brevi racconti, sospeso fra corrente storica, gotico- romantica, realismo naturale.
La sua vene artistica però non si esaurisce alla solo narrativa ma anche alla prosa artistica, mediante la creazione di liriche e ballate sempre legate ai precedenti stili. Dal 1860 inizia la sua carriera di drammaturgo, mediante la scrittura di poemi come "La morte di Ivan il Terribile".
Muore il dieci ottobre del 1875 a Krasnyj Rog.


Il racconto

Titolo: La famiglia del vurdalak
Autore: Aleksej Kostantinovič Tolstoj
Anno di pubblicazione: 1839
Editore: Feltrinelli Editore
Note: tratto dalla raccolta "I vampiri tra noi"










Il racconto viene alla luce nel 1839, scritto in francese sotto il nome "La famille du vourdalak. Fragment inédit des mémoires d'un inconnu".
La storia viene narrata nel 1835 benché si svolga anni prima, per voce del marchese d'Urfé, protagonista della storia, che durante una serata fra dotti amici, decide di narrare la sua storia personale seguendo il filone del terrore che si era instaurato all'interno del salotto, asserendo che: "Le vostre storie, signori, sono senza dubbio eccezionali, ma a me pare che tutte manchino d'una qualità eccezionale: l'autenticità."
Un racconto nel racconto che si svolge in uno sperduto paese, la vicenda si svolge sotto lo spinta di Urfé, desideroso di lasciarsi alle spalle un doloroso amore. Così, recandosi in un villaggio serbo, trova ospitalità verso una famiglia composta da due fratelli e una sorella, la moglie di uno di questi e i due figli. Manca però il padre del tre fratelli, il vecchio Gorca, partito assieme ad altri uomini per dare la caccia un  brigante turco che imperversava nei luoghi vicini.
Così, d'Urfé si ritrova all'interno di un atmosfera cupa che il maggiore dei fratelli e padre dei bambini, Pietro, presto rende ancora più tragica narrando le stesse parole del padre, e lasciando presagire la triste fine che si abbatterà sul suo villaggio natio: "[...] trascorsi i dieci giorni, dovessi tornare a casa, allora, se volete il vostro bene, non mi lasciate entrare. In questo caso, vi ordino di dimenticare che sono vostro padre e di infilzarmi con un palo [...], perché vorrà dire che son diventato un maledetto vurdalak venuto a succhiarvi il sangue."
Qui entra in gioco la figura del vampiro. Dobbiamo scordarci anche la stessa figura di Dracula, un vampiro puro eppure nobile, perché ecco che qui prende piede il vurdalak, vampiro selvaggio e animalesco che tornato dalla morte cerca il sangue dei propri cari. 
La figura del vampiro qui assume connotati interessanti. Come detto prima esso non è più un vampiro romantico, o il vampiro moderno che oggi si legge tanto all'interno dei libri, ma è l'essenza oscura che si cela dietro il potente significato di questa figura mitologica. Il vampiro non è una creatura senziente, è l'essenza delle tenebre e della morte, del cadavere risorto.

"[... ]i suoi lineamenti [...], erano contratti dalla morte, che i suoi occhi non vedevano, che il suo sorriso era una convulsione impressa nell'agonia nel viso di un cadavere."

I vurdalak si manifestano come entità che turbano le notti, attaccate alle finestre, visitatori degli addormentati, creature che bramano i loro stessi familiari traendoli in inganno, portandoli con sé, ingannandoli e sfruttando i sentimenti che uniscono una famiglia, e che porteranno alla rovina degli uomini stessi.
Parlando della famiglia stessa, i personaggi che popolano questo racconto risentono ancora dell'influenza romantica che li rende stereotipati e creature vittime del gioco crudele ordito dall'autore stesso, se non forse per Pietro ovvero l'unico che cerca di ribellarsi al vurdalak, e il marchese d'Urfé , benché denunci una sorta di forte stupidità che viene giustificata dall'amore che esso prova per Sdenka, la sorella di Pietro.
A livello di trama, il racconto non risulta particolarmente originale ma lo stile è estremamente scorrevole e le vicende si svolgono in un ritmo inquietante, che pur suggerendo già quale sarà il finale, non perdono il loro spessore e lasciano sperare di poter vedere sempre più apparizioni, donando un senso d'impotenza al lettore che vorrebbe intervenire per salvare dal peggio la famiglia del vecchio Gorca ma nulla può fare.

Il mio giudizio è di tre punteggio d'inchiostro e mezzo per alcuni semplici motivi. Benché il racconto mi sia piaciuto assai, mi abbai coinvolto e mi abbia fatto sperare che la sua lunghezza fosse maggiore, non posso non notare come i personaggi risaltino poco rispetto all'interezza della novella, tutta concentrata sulla creazione di un ambiente decadente e degno della vera natura del vampiro.







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