"La macabra amante" di Théophile Gautier


Nella soffitta di aggiunge un nuovo racconto, sospeso tra il gotico e il romanticismo

                               L'autore



Théophile Gautier nasce a Tarbes il 39 agosto nel 1811, muore a Neuilly il 23 ottobre del 1872. Fu scrittore, poeta, giornalista e critico letterario.  
Figlio di di un ufficiale minore del governo, nel 1814 si trasferisce a Parigi con la famiglia e poco tempo dopo viene mandato agli studi nel collegio Louis-le-Grand, sempre a Parigi, trovandosi in compagnia di altri personaggi celebri come Voltaire, Charles Baudelaire, Victor Hugo e il Marchese di Sade. Si ritirò poco tempo dopo a causa di una malattia, terminando i suoi studi nel collegio Charlemagne. Proprio durante gli anni della scuola e degli studi venne introdotto da Gérard de Nerval ,che fu suo caro amico, a Victor Hugo che divenne una delle più grandi influenze per Gautier.
Durante le rivoluzioni del 1830, la famiglia Gautier si trasferì fuori Parigi benché Théophile decise di rimanere a Parigi assieme ad alcuni amici.
Da quel momento in poi la vita di Gautier fiorì, assieme ai suoi primi scritti e alla sua frequentazione del circolo Le Pétit Cénacle, oltre che la scrittura per diverse riviste. Intraprese molteplici viaggi che non lo portarono solo attraverso l'Europa ma anche in Russia e in Algeria, e proprio da queste esperienze trasse ispirazioni per molte delle sue opere.
Seguendo le rivoluzione del 1848, Gautier affermò sempre più il suo ruolo come giornalista in seguite alla scrittura di molteplici articoli, per poi confermare il prestigio acquisito quando prese il titolo di direttore, dal 1851 al 1856, del giornale Revue de Paris.
Nel 1860 inizia la ascesa letteraria, sebbene venne rifiutato tre volte dell'Accademia Francese, grazie alla critica positiva di Sainte-Beuve. Nel 1865 viene ammesso al salone della principessa Matilde Bonaparte.
Con lo scoppio della guerra Franco-Pussiana, fece ritorno a Parigi per stare con la famiglia, dove morì all'età sessantuno anni, in seguito a una prolungata malattia al cuore

L'opera


"La macabra amante", o "La morte amureuse" in lingua originale, è una breve racconto pubblicato nel 1816 all'interno della raccolta La Chronique de Paris. 
Pare che molte parti del racconto siano tratti dall'ispirazione subita dal movimento Orientalista, sopratutto per ciò che riguarda la presenza dei colori all'interno del racconto e le associazioni con essi compiuti, ma non voglio approfondire il tema poiché non credo di avere abbastanza conoscenze al riguardo.
Ho trovato l'intero racconto molto interessante e vivo, ormai staccatosi da quel lessico pomposo e poco interattivo che caratterizzava gli altri scritti dell'antologia vampirica, come "Il Vij", presentando uno stile di narrazione diverso.
Tutto viene visto attraverso gli occhi di Romualdo, ormai settantenne, mente racconto a qualche ignoto giovane prete, le peripezie a cui è stato sotto posto.
Ben presto si evince che genere di persona fossa stato da giovane e come il primo impatto con il mondo al di fuori del convento lo abbia stordito, lui che fin da piccolo aveva sognato di divenire prete.

" [..] sapevo vagamente che esisteva qualcosa che rispondeva al nome di "donna", ma non vi avevo mai soffermato il pensiero: ero di un'innocenza perfetta."


Proprio questo mette in pericolo il protagonista del racconto, che alzati gli occhi dalla strada, sul suo cammino viene folgorato dalla bellezza di Clarimonda. Come una presenza infestante, lei lo segue e assiste al suo divenire prete, sebbene la febbre delirante e la passione che hanno assalito Romualdo lo distraggono e spezzano la via da lui seguita fino a quel momento.

"Il vescovo, così rispondente fino a quel momento, immediatamente si spense, i ceri impallidirono nei loro candelieri d'oro, come le stelle al sopraggiungere del mattino, e in tutta la chiesa si fece buio completo. L'affascinante creatura si staccava da quel fondale di ombra come una rivelazione divina: sembrava che si illuminasse da sola, e che fosse essa stessa una sorgente di luce."

Ormai prete, presto la vita del protagonista viene sconvolta e gli eventi più strani si susseguono a cui però, Romualdo non sembra voler dare peso in preda ai suoi deliri amorosi.
Proprio per tale motivo "La macabra amante" è un testo interessante. 
Dove Romualdo non è che una sorta di bambolotto sballottato in vari luoghi, e poi ripescato verso la salvezza divina, dall'abate Serapione, è Clarimonda il vero personaggio dotato di spessore.
Ma procediamo per ordine.
Dove Romualdo, ormai in preda all'amore e una volta accettata la proposta della sua amata rediviva, vive uno sdoppiamento che però nel racconto non viene chiarito a sufficienza. Segue Clarimonda a Venezia senza però andarsene dal convento. Appena lui, giovane prete si addormenta, eccolo che diventa un ricco signore che si accompagna alla sua amata, e quando esso dorme eccolo tornare prete.

"Da quella notte in poi, la mia natura in un certo senso si sdoppiò: c'erano in me due uomini, di cui l'uno non conosceva l'altro. A volte, mi credevo un prete che ogni sera pensava di essere un giovin signore, a volte un giovin signore che sognava di essere un prete."


Ma dove e perché sta la verità? Questo non è dato saperlo, sebbene io avrei voluto tanto capire i meccanismo del potere di Clarimonda.
Arivando alla tanto temuta creatura dall'abate Serapione, proprio lei mi è rimasta più nella mente, ponendomi domande che non hanno avuto risposta perché l'autore non si è pregato di fornirle all'interno del testo, forse prediligendo l'aura di mistero e non-spiegato che in certi testi va tanto in voga.
Clarimonda è una donna diversa, che abbandona la tipica pudica verginella che in verità cela una mostruosa creatura: si svela subito per quello che è, tessendo una rete di inganni con grazia e femminilità, come solo una signora e un camaleonte sanno fare, senza mai perdere grazia.
Non appare neppure come la solita malefica donna, serva del demonio. Qualcosa, in lei fa supporre ad altro, come la sua natura conflittuale e il tanto anelato confronto fra lei e Romualdo, ma esso non avviene mai.


Piuttosto l'autore ha preferito risolvere il tutto con tale semplicista frase finale:

"Non guardi mai nessun femmina, e cammini cogli occhi bassi, perché, per casto e tranquillo che lei si senta, basta un minuto di distrazione per perdere l'eternità."

Un'ottima ispirazione se non vi fosse sempre la colpa di qualche elemento fin troppo demonizzato.

Il mio voto è di tre punteggi d'inchiostro e mezzo, ma solo grazie a Clarimonda.







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