"L'ultima luna" di Lian Hearn

Amelia è nuovamente qui e ha finalmente messo fine a una trilogia, uno dei pochi fantasy in stile orientale rintracciabile nelle librerie d'Italia. Sto parlando de "L'ultima Luna" libro conclusivo della storia di Takeo e Kaede.
Potete trovare le recensioni de "La leggenda di Otori" ( sotto forma de I Consigli di Amelia) e "Il viaggio di Takeo" seguendo i link o all'interno della lista delle recensioni. Per i cenni all'autrice, basta leggere la seconda recensione sopracitata ma non indugiamo oltre.


L'autrice

Lian Hearn non è altro che lo pseudonimo maschile di Gillian Rubinstein, scrittrice inglese con alle spalle ben trenta differenti romanzi e storie. Ma solo sotto il nome di Hearn, con la trilogia de "La leggenda di Otori", l'autrice riesce a raggiungere un livello maggiore fino ad attirare l'attenzione di un pubblico più adulto. Nata nel Hertfordshire, il 29 agosto 1942, dopo un'infanzia passata fra l'Inghilterra e la Nigeria, ora risiede in Australia, a Goolwa.







Il romanzo

Titolo: L'ultima luna
Autore: Lian Hearn
Saga: Tales of Otori #3
Anno di pubblicazione: 2004 
Editore: Mondadori
Costo: 20,00
Pagine: 928 ( ora disponibile solo edizione con trilogia completa)

La profezia con cui si concludeva "Il viaggio di Takeo" - "Dovrai combattere cinque battaglie per ottenere la pace: quattro le vincerai, una la perderai" si compie in questo ultimo capitolo della trilogia di Otori. Dopo le nozze, Takeo e Kaede partono con il loro esercito per Maruyama dove intendono rivendicare il feudo che Kaede ha ereditato. Dopo due battaglie molto impegnative i due riescono a insediarsi a Maruyama, restituendo prosperità al feudo, ma la pace è molto lontana...


Come sempre, la traduzione italiana è riuscita a uccidere il titolo dell'opera, sebbene le differenze che intercorressero riguardo i titoli precedenti fossero abissali. Infatti, qui ci si sbaglia di poco: "Brillance of the Moon" è infatti il titolo originale.
Parlando dell'opera in sé, mi ha lasciato quell'amaro in bocca che avevo cominciato a percepire durante la lettura del secondo romanzo, accrescendo alcuni lati positivi ma distruggendo buona parte del buon lavoro che si era fatto con i personaggi principali. Andando per gradi, ma neanche troppo, "L'ultima luna" è una buona storia, un buon romanzo,  piacevole e comunque da leggere; eppure ancora non riesce a raggiungere un livello leggermente più alto, a fare il salto di qualità.
Presenta molti pro e molti contro. Procedendo secondo l'ordine della lettura si può evincere subito la capacità di dimenticare alcuni dettagli, oltre darli per scontati, dell'autrice. Si parla di magiche creature, del presagio dell' houou, "un uccello sacro della leggenda, che appare in epoche di pace e giustizia."  Peccato che non compaia mai e forse questo dovrebbe far riflettere poiché in verità, a mio modesto parere, la storia di sangue e guerre che si svolge in questo Giappone feudale, non arrivano mai alla pace che invece viene descritta nel libro e di cui Takeo si fa portatore. Presto ne scoprirete i motivi.
La storia si rivela essere contorta e tocca molteplici tratti, senza però approfondirli nella loro maniera più completa e sorvolando sopra ciò che io ho ritenuto essere una parte assai importante, come il diritto delle donne e la presenza dei morti, onorati senza pianto ma che all'interno delle righe tornano più volte come spettri. Per esempio il dibattito tra le religioni diviene parte di questi scontri di idee, come l'apparente odio che la casta sociale elevata nutre per gli Occulti, coloro che predicano che anche il più grande signore è uguale al contadino e così anche dopo la morte. Di questo, risente molto il personaggio di Takeo, apparentemente sospeso tra due mondi, diviso tra l'essere il Nobile Otori e  condottiero, e la sua origine di Occulto, chiedendosi se i suoi atti sanguinari siano poi la sua condanna. Proprio il personaggio di Takeo si rivela essere una sorta di palloncino gonfiato o forse un vittima dell'autrice stessa. S'incarna come portatore di pace ma ciò che compie, oltre le normali battaglie che ogni lettore si aspetta, sono i massacri immotivati che lui mette in atto e che seppure non per diretta mano sua, porteranno alla morte di molti innocenti. Tra questi i bambini, di cui Takeo stesso, voce narrante del libro, sostiene essere pietoso e affezionato: eppure eccolo che prende li prende in ostaggio, li minaccia di morte, li fa andare in battaglia, ne provoca indirettamente il decesso mettendo la Tribù dei Kikuta alle strette, ed è anche grato quando un terremoto uccide le donne e i bambini degli Otori traditori e rimanendone sollevato, dato  che altrimenti avrebbe dovuto ucciderli di persona. 

"Il mio scopo era sradicare un male, non terrorizzare la gente." - Takeo.

Il personaggio principale si fa portatore di tanti buoni propositi ma non ne porta a compimento nessuno, senza contare come sia anche un bugiardo capace di rinfacciare i torti agli altri senza guardarsi allo specchio.  Sebbene, il comportamento classista e da guerriero che assume, che ben incarna i precetti del mondo in cui si muove, lo permea in maniera quasi definitiva, al medesimo tempo riesce a dimostrarsi pietoso. Non negherò che a volte si è accaparrato la mia simpatia, come il suo rispetto per l'intoccabile Jo-An sia stato una ventata di novità all'interno del sistema sociale che affligge la storia.
Nonostante questo il personaggio di Takeo risulta pieno di contraddizioni ma non in senso particolarmente positivo: eccolo che si fa signore della morte, per giunta coi nervi a fiori di pelle, e poi come un angelo carico di pietà e bontà. Peccato che non riesca neppure a incarnare un anti-eroe ma solo un finto eroe con sdoppiamento di personalità o una mente confusa. Altro dettaglio del tutto non approfondito è la sua relazione con Makoto, monaco suo amico, con cui però nel primo libro intrattiene la relazione di una notte. E quindi nulla si saprà mai della bisessualità di Takeo, un argomento del tutto lasciato a morire.
Kaede, grande eroina femminista nel secondo libro, non prede del tutto il suo cipiglio seppure dalla sua bocca escano delle frasi che riescono a rovinare il personaggio in poche e semplici mosse. Non la si vede quasi più combattere e l'unico atto, seppure poi porti alla sua cattura, degno di nota è quello di recarsi dal Nobile Fujiwara per sapere delle sue sorelle, marciando in preda all'ansia. Da donna forte e indipendente, eccola divenire la mogliettina di Takeo, terribilmente desiderosa di dargli un altro figlio o di sventolare al mondo intero il fatto di essere la moglie del Nobile Otori. Nonostante questo, oltre qualche dimostrazione di superficialità, rimane uno dei personaggi che non subisce uno stravolgimento in negativo riprendendo la sua forza durante la sua prigionia e isolamento forzato. I personaggi femminili, oltre la nominata Yuki, sono quasi assenti se non per Shizuka che si rivela essere uno dei personaggi più interessanti dato che soggetta a un cambiamento e una crescita interiore a cui però viene dedicato un solo capitolo. Altra pecca è continuare a non sapere molto del suo rapporto con Arai e gli altri uomini della sua vita. 
Alcuni vecchi personaggi ritornato come Muto Kenji e Kondo ma non riescono a prendere particolare rilievo, tranne il secondo da me nominato ma che non avrà futuro nella storia. Tutt'altro si può dire per Fujiwara, uno dei pochi antagonisti che presenta un vera personalità. Uomo freddo, dalla sessualità strana e perversa, eppure distaccato. Un personaggio composto di atteggiamenti, parole e gesti che si rivelano essere pieni di tratti oscuri. Nonostante il poco tempo in cui il Nobile calca la scena, tutto ciò  riesce a trapelare alla perfezione al punto che sono certa di poter affermare che avrebbe meritato molto più spazi e apparizioni.
Eppure qualcosa spinge a leggere, qualcosa risucchia all'interno di questa storia. Che sia il pomposo ambiente e le leggi così difficili da comprendere per chi vede il tutto con un ottica europea e moderna? O forse il richiamo delle eroiche battaglie?
Proprio parlando di queste, anche qui l'autrice cade in fallo. Le vere scene in cui i combattimenti e le guerre sono narrate, si riducono in brevi tratti i cui pensieri di Takeo fanno da schermo a ciò che accade: tutto viene sommerso dalle sue parole interiori e infine la scena della sconfitta di un nemico si riduce a poche sintetiche righe: "Quando Nariaki cadde in ginocchio, Jato s'abbatte di nuovo su di lui e la sua testa rotolò ai miei piedi, con gli occhi ancora colmi d'ira e la bocca sbavante." Una descrizione molto forte e che di certo non smentisce le aspettative che il lettore si è fatto, eppure non narra d'altro, escludendo il cozzare delle spade e i gesti compiuti, gli atti precedenti.
Anche le scene di sesso lasciano a desiderare, soffocate da una scrittura simile a quella di George R. R. Martin, un punto di vista che ricorda quello di un maschio rude e forte che non si sofferma sui dettagli: "Appena la penetrai, la sentii fremere, già vicina al piacere supremo, e presto i nostri corpi e i nostri cuori si fusero assieme. Dopo giacemmo a terra [...] " 
Infine "L'ultima luna" è un romanzo che cattura nonostante tutte le mie parole possano suggerire il contrario. Qual'è allora la chiave della storia? Il giocare degli eventi. Ogni singolo capitolo non si rivela mia vuoto ma accade sempre qualcosa che spinge il lettore a proseguire, anche la trepidazione della battaglia successiva, la girandola di eventi finali che culmina con l'apparente pace seppure l'epilogo lasci una nota ombrosa sugli eventi futuri. Il capitolo finale de "La leggenda di Otori" si avvale della sua capacità di portare in epoche lontane e raramente narrate, infarcendole di una sorta di magia che non rientrai nei classici canoni del fantastico, avvalendosi di un saggio uso della politica e degli inganni, del tradimento e della natura umana, così delle antiche leggi che regolavano il vivere di un mondo che appare distante.

Il mio voto per questo romanzo è di tre punteggi d'inchiostro e mezzo. Ricco di potenzialità non sempre sfruttate a dovere, mi ha stretto il cuore in alcuni punti per la morte insensata e ha lasciato un'ombra che fa intendere come la pace tanto decantata, non esista e dove i personaggi, seppure segnati dalla guerra da loro stessi provocata, non siano dotati della forza del cambiamento, perfetto specchio della realtà contemporanea di molti.


                                           


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