"Albion" di Bianca Marconero


Amelia è nuovamente qui con una recensione, stavolta dedicata al libro del mese di maggio. Tale libro, viene sorteggiato mediante la proposta, da parte di voi lettori, di alcuni titoli ma spiegherò nuovamente le regole di questa iniziativa in seguito, in un post dedicato.
Eccomi quindi qui per voi, dopo aver letto il titolo sorteggiato: “Albion” di Bianca Marconero.




17621856Titolo: Albion
Autore: Bianca Marconero
Saga: Albion #1
Anno di pubblicazione: 2013
Editore: Limited Edition Books
Costo: 14,90
Pagine: 398

Cresciuto senza madre, e dopo aver perduto il fratello maggiore - morto in circostanze misteriose -, nel giorno del funerale dell'amatissimo nonno, Marco Cinquedraghi riceve la notizia che gli cambierà la vita: deve lasciare Roma e partire per la Svizzera. È infatti giunto il momento di iscriversi all'Albion College, la scuola in cui, da sempre, si diplomano i membri della sua famiglia. Ma il blasonato collegio riserva molte sorprese. Tra duelli di spade e lezioni di filologia romanza, mistici poteri che riaffiorano e verità sepolte dal tempo che riemergono, Marco scoprirà il valore dell'amicizia e capirà che l'amore, quello vero, non si ottiene senza sacrificio. Nelle trame ordite dal più grande dei maghi e nell'eco di un amore indimenticabile si ridestano legami immortali, scritti nel sangue. Fino all'epilogo, tra le mura di un'antica abbazia, dove Marco conoscerà la strada che le stelle hanno in serbo per lui. Il destino di un re il cui nome è leggenda.


Iniziamo col dire che io tendo a non partire mai prevenuta, neppure se il mio sesto senso urla con tutte le sue forze: no, non farlo! Lo faccio uguale, lo leggo lo stesso, perché io non posso essere une lettrice becera che si lascia accecare dalla brutta faccia messa in copertina… Scusate ma la grafica è pessima.  In ogni caso non potevo trasgredire poiché “Albion” risultava il titolo estratto nell'iniziativa il Libro del Mese.
 “Albion” non manca di recensioni positive ma io mi trovo dal lato opposto della sponda.
In sé e per sé, questo romanzo non è male per ciò che riguarda l’idea, i personaggi presentati e le invenzioni tirate in ballo se tutto non fosse stato lasciato un po’ al vento. Nonostante lo stile all'interno del prologo risulti piacevole, cosa che mi aveva invogliato nel continuare la lettura, presto mi sono trovata a leggere frasi in uno stile acerbo.
Effettivamente, “Albion” è il lavoro di esordio dell’autrice ma a mio modesto parere vi sono moltissimi punti che avrebbero potuto rendere questo romanzo un buon libro ma che non sono stati sfruttati a dovere.
Partendo dalla struttura molte cose mi hanno lasciato perplessa. Partendo dal prologo, che seppure ben scritto, lo avrei considerato un capitolo, dato che esso è diviso in ben tre parti. Leggendo non ho trovato alcun bisogno di questa divisione dato che lo svolgimento dei fatti è assolutamente chiaro e preciso, cosa che ho comunque apprezzato per tutta la lettura.  Altra domanda è il perché di ben settantasei capitoli, tranquillamente raggruppabile in un numero molto più esiguo.  Alcuni mostrano anche un titolo in inglese di cui non ho visto necessità, sebbene forse questo sia un espediente per immergere il lettore nell’atmosfera dell’Albion College e dei suoi stessi studenti, luogo dove l’inglese è l’unica lingua parlata.
Molto perplessa sono rimasta sul fatto che nessuno si sia chiesto come in un college venga permesso di istituire tornei di giostre, attività molto ben lontana dalla sicurezza, che per poco porta al morte dello stesso protagonista. Alquanto irreale è anche l’assenza di un personale medico qualificato all’interno dell’Albion, data la crudezza delle attività sportive.

"<<Infermiera!>> chiamò imperioso Du Lac. <<Gli inietti un vasocostrittore>>.
La donnetta sbatté le palpebre su uno sguardo insipiente, come se le avessero parlato in un'altra lingua, ma poi prese a rovistare su un ripiano, facendo cadere a terra i bendaggi e i disinfettanti."


Ciò che mi ha lasciato un poco delusa è la mancanza di scene descrittive che non si concentrino solo sull’azione dei personaggi ma anche sull’ambiente entro cui la vicenda si svolge. Oltre l’immagine di copertina, non sono riuscita a figurare l’Albion College nella mia mente. Sebbene invece il prologo abbia presentato un certa cura questa sembra scemare all’interno del testo di pagina in pagina.
L’andamento è molto lento e solo verso la pagina numero 212 il mondo di Albion comincia davvero ad animarsi senza però giungere ad alcunché, se non la rivelazione finale che non lascia suspense alcuna. Per alcuni già a conoscenza del ciclo arturiano, o di altri poemi cavallereschi,  molto di quello che sarebbe venuto in seguito era prevedibile così come la verità stessa sui personaggi. Basti pensare al nome completo di Lance: Lancaster Chevalier Du Lac. Di cui lui fosse discendente non vi è voluto molto a scoprirlo. Ciò che dovrebbe rappresentare una fine, sembra fin troppo un addio, quasi la saga dovesse completarsi dopo la rivelazione che i vari protagonisti sono costretti a subire.
Ciò che davvero mi è piaciuto e che personalmente ho trovato  essere una buona idea, sia stata la spiegazione finale riguardo le gesta di Merlino, così come del tipico puzzle di enigmi che costella il libro, sebbene essi vengano accennati, ancora una volta, nei capitoli finali. È stato come leggere un “Ulysses Moore” non al massimo della sua forma.
Quello che ha mio parere ha davvero affossato il romanzo, oltre un fatto sui personaggi di cui scriverò in seguito, sono le situazioni che si verificano all’interno del libro. Sono povere di sensazioni, di domande e in alcuni momenti anche di logica.
Cercando di capire il personaggi di Marco si era presentata una splendida occasione ma nulla è accaduto. Il giovane, dopo essere stato informato dal padre, un uomo freddo e ricco al limite della sociopatia e che altro non appare, che dovrà recarsi all’Albion College, in contrasto coi desideri del nonno defunto, eccolo farsi prendere della rabbia:

“Marco rimase sorpreso su quelle parole. Come potevano essere le ultime? Come poteva una cosa simile essere decisa in quel modo? Suo padre rispose a modo suo, dandogli le spalle. Marco lasciò la stanza. Ripercorrendo la galleria, sotto gli sguardi degli antenati, gli venne di nuovo da sfiorarsi la gola. Aveva tolto la cravatta, non capiva cosa fosse che continuava a stringere. Forse l'angoscia. Forse la sorpresa. Forse la voglia di gridare una rabbia che ormai aveva perso il conto dei propri motivi.”

Segue questo breve trafiletto su come il protagonista non sia d’accordo con l’uomo, su come la rabbia lo invada. Ma perché non si sono scontrati? La rabbia, un ottimo elemento per far uscire il carattere di Marco e mostrarlo al pubblico. Nulla è approfondito se non nelle poche righe dette dalla stessa autrice.
Altre domande sorgono spontanee, come il fatto che nessuno si domandi dei propri doni magici, lasciando correre. Non sono personaggi freddi, dentro di loro hanno un complesso meccanismo di pensieri e sentimenti, ma allora perché non si preoccupano? Loro ignorano, liquidando la decisione di compiere una tale e pesante scelta, ovvero quella di rimane ignoranti, di non porsi domande su un fatto apparentemente inspiegabile, con poche parole: preferivano non pensarci, o più semplicemente, era una cosa di famiglia quindi non bisognava dargli peso. Solo a pagina 320, iniziano a porsi delle questioni, risvegliatisi tutto d’un tratto.
Nonostante l’autrice abbia voluto intromettersi nei pareri dei personaggi, lasciando che fluissero dalla sua bocca invece che dalla loro, mediante dei dialoghi,  essi mi hanno lasciato un impatto di certo più positivo rispetto al resto. Parlando di Deacon, se non fosse stato anch’esso reso parte del complesso pietoso che tutti paiono costretti a provare nei confronti di Marco e quindi essergli amici, sarebbe stato un personaggi davvero interessante, al limite che lo avrei fatto sostituire volentieri con Marco stesso.
Anche Erek, giovane riflessivo e dell’aria saggia, appare assai interessante ma vi è qualcosa in lui, forse la tua fin troppa pacatezza, che gli impedisce di staccarsi dalla sfondo, di farsi figura imponenti in mezzo al gruppo. Lo stesso vale per Darlin, anche se essa si rivelerà essere ben altro di quel che appare: intraprendente e dalle mille qualità, sarà  sempre la giovane ragazzina dall’aria gotica per tutta la durata del romanzo.
Sorpassando Lance, giovane gentile e cortese, dalle qualità ammaliatrici ancora una volta non approfondite, si arriva così a Marco e Helena, la cui storia d’amore pare neppure esista, se non in una specie di filo sottile che non viene esposto a sufficienza.
Helena ha rappresentato il nulla per me. Apparentemente si profila come la tipica co-protagonista, ovviamente destinata a fare coppia, con quello principale, bella da morire:

“Il suo aspetto catturò lo sguardo di Marco. La prima cosa che notò fu che era bella, la seconda che lo era in modo diverso. Aveva la pelle chiara come porcellana e le ciocche dei capelli che le accarezzavano le guance erano di un nero assoluto, così denso da stupirlo. I lineamenti erano marcati e allo stesso tempo ingentiliti da un grazia morbida e quasi invitante. Aveva ciglia così folte e un taglio degli occhi così ampio da farlo fantasticare per un istante su quanto dovesse essere dolce il suo sguardo.”

Partendo anche dal fatto che questa bellezza non venga evidenziata da che altro di tipo di apprezzabile canone estetico sia diversa… Forse perché è bruna?, comunque Helena appare, assieme a Deacon, come uno dei pochi personaggi che presenti una spina dorsale e che non ceda al fascino che tutti sembrano provare per Marco, per poi obbedire a tale influsso e cadere nell’oblio della piattezza, anche dopo aver versato sui pantaloni del giovane una tazza di caffè.
Parlando di Marco, l’ho trovato un personaggio ridicolo. So che è un termine forte ma il cambiamento  da bullo a bravo ragazzo non è credibile, dato che avviene dall’oggi al domani.  Forse mi sono lasciata prendere da questioni personali, dato che di personaggi simili ne ho incontrati sulla mia strada e subito le loro angherie, ma non posso fare a meno di provare un senso di repulsione nei suoi confronti.
Personalmente avrei trovato molto interessante vedere all’opera un personaggio principale diverso, non il solito giovane dall’animo puro e pieno di desiderio di aiutare il prossimo. No, Marco è come suo padre che tanto detesta, il tipico ricco, anche lui al limite della sociopatia nei confronti di perfetti sconosciuti, con problemi di boria e rabbia. Il che avrebbe potuto essere un ottimo spunto per un antieroe se non che questi aspetti non siano stati minimamente toccati, se non superficialmente e lasciando perdere la psiche di Marco, per poi trasformarlo mediante il magico potere dell’amore.

Marco rivolgendosi a Deacon, praticamente per la prima volta:

“Marco era spiazzato. Quella caricatura di essere umano non faceva che sorridere e dargli ragione. Era proprio un perdente senza dignità.
‹‹Perché non sei rimasto nella tua isola? O fare l’autista ti sembrava il massimo?›› domandò, spinto dal desiderio di mortificarlo.”

“‹‹Cazzo, dai, non fare l’ipocrita. Di’ la verità!›› la provocò. ‹‹Di cosa hai paura? Che ti mangi? Non ti piaccio. L’ho capito. Non sono uno stupido››.
‹‹Una perfetta imitazione, allora›› commentò Helena, poi si trasfigurò, e sembrò perfino trattenere il fiato. Aveva parlato senza riflettere. ‹‹Ciò che davvero intendevo dire›› tentò, ma Marco, lo sguardo stupefatto, coprì la sua voce.
‹‹Mi hai dato dello stupido?››
‹‹No›› negò lei, contro ogni evidenza.
‹‹Mi hai dato dello stupido, porca puttana!›› ribadì lui, alzandosi in piedi.”

Si potrebbe anche parlare di come Marco chiuda Helena all’interno di uno stanzino o di come rompa il polso di Deacon ma ormai credo di aver espresso il mio parere.

Il mio voto e di un punteggio d’inchiostro e mezzo per questo libro favorito da uno stile semplice e scorrevole e da buone idea ma terribilmente mal sfruttate al punto di divenire inconcludenti.




4 commenti

  1. Mi dispiace non ti sia piaciuto, io l'ho adorato e non vedo l'ora esca il seguito.

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    1. Sai, penso che si potesse fare molto di più. Forse un tempo lo avrei adorato, magari in più giovane età, dove i mie gusti erano ben diversi da quelli attuali, ma ora come ora non sono proprio riuscita a sentirmi bene fra le righe del romanzo

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  2. Dopo aver letto la tua recensione sono ancora più curiosa di leggerlo. Chissà se la penserò anch'io come te...

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    1. Spero che nel caso ti piaccia. Trovo piuttosto snervante finire col leggere un romanzo da cui ti aspetti qualcosa per rimanere delusi

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Spero che il post vi sia piaciuto e attendo i vostri commenti :)