19/05/15

"La culla vuota" di Mary Higgins Clark


Appassionati di libri, eccomi qui. Sempre ligia al mio dovere… devo dire che sto tenendo un buon ritmo, no?
In ogni caso eccomi qui per lasciarvi una nuova recensione, stavolta su un libro giallo.

L'autrice

Mary Higgins Clark nasce il 24 dicembre a New York, nel 1927.  Tutte le sue opere sono caratterizzate per appartenere al filone dei gialli e ognuno dei sui quarantadue libri sono divenuti bestseller e nessuno di essi risulta essere fuori stampa. Vincitrice nel 200 del Mistery Writers of America e nel 2012 del Premio Agatha alla carriera.






Il romanzo

Titolo: La culla vuota
Autore: Mary Higgins Clark
Anno di pubblicazione: 1984, America – 1997, Italia
Editore: Sperling & Kupfer (leggo la copia edita col Corriere della Sera)
Costo: 7,90
Pagine: 443

Un segreto viene gelosamente custodito dietro le porte chiuse del laboratorio di ricerca del Westlake Hospital, dove un famoso ginecologo candidato al Nobel lavora a un progetto che viola ogni principio etico della medicina tradizionale. Ma Katie, giovane avvocatessa ricoverata nella clinica, assiste casualmente a una strana scena che la insospettisce. Da quel momento per lei ha inizio un vero e proprio incubo cui, attraverso un agghiacciante susseguirsi di colpi di sena, si trova a essere insieme cacciatrice e preda.



“La culla vuota” è un giallo moderno, ben lontano dai tempi di Poirot e Miss Marple, così come i temi all’interno di esso rientrano in un’ottica che riflette tuttora i giorni nostri.
La scrittura della Clark si presenta veloce e scorrevole, semplice da comprendere e immediata. Inizialmente, l’improvviso impatto con quelle righe leste possono essere uno choc per un lettere amante delle grandi frasi ma si parla di un giallo, un genere di romanzo a sé stante rispetto agli altri.

“Sulla sedia a rotelle la portarono in un angolo del pronto soccorso, riparato da tende. Il sangue cominciò a gocciolare lentamente attraverso un tubetto che le avevano introdotto nel braccio destro. Ormai aveva riacquistato la lucidità.
Il braccio sinistro e le ginocchia le facevano molto male. Tutto le faceva male. Stava in ospedale. Era sola.”

Di certo questo genere di tratteggio all’interno del romanzo è utile quando ci si addentra in diversi stati d’incoscienza in cui Katie, la protagonista, si ritroverà diverse volte e per svariate ragioni, donando al lettore quella confusa impressione del mondo circostante, tramite la visione distorta e confusa, come immersa in un sogno di sequenze, che affliggeranno Katie.
Sembra parlando di sequenze, si possono accennare i capitoli. Inizialmente avevo storto il naso, pensando che si trattasse di una suddivisione bislacca ma mi sono preso accorta che essi avevano appunto la funzione di sequenze, di punti di vista, di cambio di personaggio, rappresentando così un punte tra gli uomini e le donne che sono parte della storia de “La culla vuota”.
Nonostante l’autrice scelga di raccontare a volte di persona il passato di alcuni personaggi, perlomeno ha la saggezza di infarcire il passato ancora più remoto di dialoghi, portando al presente i ricordi altrui, oppure introducendoli mediante le riflessioni dei personaggi stessi in un sapiente accordo, senza strafare ma senza neppure contenersi troppo, tentando di dare un corredo ai tanti volti che bazzicano fra le righe. Infatti, questi personaggi, Katie compresa, che per tutto il romanzo non apparire proprio come una donna particolarmente intelligente e intuitiva, non hanno un vero è proprio rilievo.
Essi sono persone semplici, divisi fra polizia, gente comune e medici. Nonostante ciò essi non risultano banali, proprio per il fatto di poter essere realistici, ma non rimangono neppure scolpiti all’interno della mente del lettore, tantomeno nel cuore. Del resto io credo che sia giusto così, trattandosi di un romanzo giallo, in cui sono i fatti e le trame ad avere un posto principale all’interno della narrazione, il tutto condito con personaggi caratterizzati da alcuni tratti salienti.
“La culla vuota” non tarda a entrare un azione, partendo dallo stesso incidente automobilistico che porterà Katie, una volta all’interno dell’ospedale, ad essere testimone del criminoso atto che prende luogo a pochissime pagine dall’inizio.

“Sto sognando, pensò Katie; poi si portò la mano alla bocca per soffocare il grido che le saliva alla gola. Alla luce del bagagliaio, attraverso gli scosci di pioggia mista a nevischio che battevano contro i vetri della finestra, vide quel drappo bianco aprirsi e prima che il porta bagli si richiudesse scorse un viso, un viso di donna, grottesco nell’indifferente abbandono della morte.”

 Le descrizioni dell’interno romanzo non sono però cruente, piuttosto si articolano attraverso il concetto  e l’atto inumano, grave non solo a livello fisico ma anche psicologico, messo in atto dal killer, o dal serial killer in questo caso. Il che personalmente parlando mi ha un poco deluso. Ciò che viene messo in atto dal nemico sinistro che per tutto il romanzo rimane ignoto alla forze dell’ordine e a Katie stessa, se non a poco dalla fine, è qualcosa di perverso innalzato a grandezza, una sorta di inquietante delirio, che assieme al titolo che lascia presagire qualcosa di tutt’altro positivo, mi avevano lasciato presagire a qualche dettaglio adatto solo a stomaci forti, e invece…

“Vangie Lewis, morta, non era bella da vere. I lunghi capelli biondi avevano il colore del fango; il viso era stravolto; gambe e braccia, indurite dal rigor mortis, sembravano tese su fili di ferro. Il soprabito, abbottonato, forse a causa della gravidanza non arriva alle ginocchia. Sotto un lungo caffetano a fiori, si intravedano a malapena le suole delle scarpe.”

Di certo ciò che non manca al romanzo sono i colpi di scena, sebbene forse non vi avrebbe stonato un ritmo leggermente più serrato e intuitivo anche da parte degli stessi personaggi, anziché terminare in un culmine di capitoli rivelatori. Altra cosa certa è il tema e l’interesse che esso suscita, ovvero quello dell’aborto, così come delle nascite, del rapporto tra madre e figlio, sebbene un alcuni punti venga toccato con una sorta di buonismo bacchettone tipico di un benpensante.

 “Richard contemplava la famigliola. Avrebbero potuto posare per una bella foto di copertina: i genitori sorridenti, il bel pargoletto. I genitori belli, colorito olivastro, occhi scuri, visi quadrati; la bambina chiara di carnagione, biondo rossiccia, con splendidi occhi verdi.
A chi pensavano di darla a bere? Pensò Richard. Quella bambina dev’essere stata adottata.”

“Katie assentì. ‹‹ […] Quando penso a tante mie amiche che hanno deciso di non avere bambini o che abortiscono con la stessa disinvoltura con cui vanno dal parrucchiere, mi domando come funzioni la vita. […] ›› “

Non c’è donna al mondo, tranne quelle che non sono tali, ad abortire con disinvoltura. Nonostante questa sorta di rimprovero, il libro non tiene in sé la minima traccia di qualche condanna o giudizio, il che mi ha reso favorevole alla lettura.
Ciò che mi ha lasciato inizialmente sorpresa è come fin dal secondo capitolo, il volto dell’assassino venga svelato. Detto questo, ho gradito assai il cambio di visione mediante i capitoli che così porta anche a vedere il mondo come lo stesso killer, il dottor Higley, mostrando al lettore i recessi e la natura del serial killer che per tutto il romanzo dissemina false prove, pieno del suo orgoglio e delle sue idee. Higley è caratterizzato da una lunga serie di donne morte alle sue spalle; ogni sui gesto è maniacale come il redigere delle cartelle, appositamente custodite nella sua casa, in cui annotta per filo e per segno cosa accadrà alla pazienti, morte compresa, anche con largo anticipo e sempre certo del suo successo. Inoltre in questi scritti si riferisce a se stesso come “il medico”.
Altro particolare interessante è il suo rapporto con il cibo, sebbene non abbia visto il parallelismo che speravo tra il suo atto di uccidere e quello del mangiare, in una sorta di diverso Hannibal Lecter.

Il mio voto per questo romanzo giallo è di quattro punteggi d’inchiostro


3 commenti:

  1. Ciao Amelia! Questo è stato il primo (e finora unico romanzo, ma conto di recuperare qualcos'altro), della Clark che ho letto, addirittura in seconda media grazie agli scambi di lettura che facevamo in classe. Ora non ricordavo molto, la tua recensione mi ha aiutato molto a tratteggiare la storia, ma è proprio un bel romanzo! Sono felice che ti sia piaciuto! ^^

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    1. Io ho approfittato spudoratamente delle offerte del Corriere della Sera, che ora sta stampando alcuni libri della Clark. Se per cosa volessi, mi farebbe piacere vederti a questa iniziativa: http://ameliamalory.blogspot.it/2015/05/il-libro-del-mese-giugno-1_19.html

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    2. Ottima cosa direi ^^
      Passo con piacere! :D

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Spero che il post vi sia piaciuto e attendo i vostri commenti :)