"La leggenda di Otori" di Lian Hearn

Cari appassionati di libri, eccomi qui con una nuova recensione rivisitata.

L'autrice

Lian Hearn non è altro che lo pseudonimo maschile di Gillian Rubinstein, scrittrice inglese con alle spalle ben trenta differenti romanzi e storie. Ma solo sotto il nome di Hearn, con la trilogia de "La leggenda di Otori", l'autrice riesce a raggiungere un livello maggiore fino ad attirare l'attenzione di un pubblico più adulto. Nata nel Hertfordshire, il 29 agosto 1942, dopo un'infanzia passata fra l'Inghilterra e la Nigeria, ora risiede in Australia, a Goolwa.



Il romanzo

Titolo: La leggenda di Otori
Autore: Lian Hearn
Saga: Tales of Otori #1
Anno di pubblicazione: 2003
Editore: Mondadori
Costo: 20,00 (costo trilogia completa)
Pagine: 286

In un lontano Giappone feudale, splendido e al tempo stesso crudele, teatro di guerre tra clan, Tomasu vive in un villaggio abitato da una setta religiosa perseguitata dal cattivo Lord Iida, signore dei Tohan. Un giorno, tornando a casa dopo una passeggiata, Tomasu scopre di essere l'unico sopravvissuto di un massacro perpetrato da Iida. Miracolosamente salvo, viene adottato da Lord Shigeru del clan di Otori. D'ora in poi si chiamerà Takeo e la sua vita cambierà per sempre. Diventato muto in seguito alla tragedia, egli scopre di colpo di avere un udito straordinario e degli insospettati poteri magici che gli permetteranno di salvare da un brutale assassinio il suo benefattore.

“La leggenda di Otori”, primo libro della trilogia basata sul Giappone feudale misto a un’atmosfera fantastica, è forse uno dei pochi romanzi di successo su tale tema giunto in Italia. Il titolo originale è di certo molto più creativo della tipica e noiosa tiritera che la versione italiana propina:  “Across the Nightingale Floor”, così come per tutti i titoli a seguire.
In ogni caso, “La leggenda di Otori” è quello che definirai un romanzo valido, non troppo, ma abbastanza; corredato di un’atmosfera orientaleggiante che però non appare così terribilmente approfondita come potrebbe sembrare.  Si racconta di katane e pagode, d’ambienti e onorificenze, di nomi e stili di vita, regole della nobiltà, eppure qualcosa manca. Forse l’autrice avrebbe fatto bene a osare nell’uso dei nomi, nel descrivere, nel soffermarsi sui dettagli, senza voler correre con la storia, tralasciando così questi particolari a delle ombre, delle apparenze che si possono desumere attraverso gli avvenimenti e l’atteggiamento dei personaggi. Questa è una caratteristica riscontrabile in ognuno dei tre romanzi.
Il romanzo è un susseguirsi di eventi mediamente fulminei, sebbene essi vadano assai adagio, nonostante i tempestivi inizio e finale del libro, coinvolgendo a poco a poco il lettore in una trama e diversi intrighi che vanno formando una rete che contagerà, assieme al suo carico di guerre, il futuro dei seguenti romanzi.
“La leggenda di Otori” getta la basi per gli eventi a divenire, narrando di Tomasu, giovane Occulto, che dopo il massacro del suo villaggio per mano dei Tohan guidati dal  nobile Ida, per colpa proprio della religione degli Occulti,  fugge e il suo cammino incontra quello di Otori Shigeru. Dopo averlo difeso, l’uomo accetta la proposta di Tomasu, offertosi di essere al suo servizio, arrivando al punto di adottarlo e ribattezzarlo Takeo.
Con il suo nuovo nome, il mondo inizia a cambiare per Takeo e ciò che era Tomasu va definitivamente perduto, passando dalla realtà rurale a una più dura e forte, prima di sfociare nel sangue a poche righe dalla fine del libro.
Le vicende di Takeo vengono corredata da personaggi interessanti, seppure non delineati in maniera particolarmente incisiva, ma rimanendo evanescenti e soffici come il fumo di un incenso.
Si più partire dalla figura di Shigeru, padre adottivo e precettore di Takeo, uomo gentile dal volto costantemente rilassato, mai furioso o iracondo, spesso accompagnato dalla figura delle nobile Maruyama Naomi, suo segreta compagna affiliata alla religioni degli Occulti. L’amore dei due li rende una coppia particolare di cui però non si conosce abbastanza,  sebbene rimangono due creature particolari nella loro specifica fattispecie.
Anche il personaggio di Muto Kenji, vecchio membro della Tribù, che si rivelerà fondamentale nella vicende a seguire, svelandosi in un colpo di scena, è un personaggio interessante, seppure rischi di risultare sbiadito all’interno della storia forse a causa della vaga incompetenza che a volte l’autrice fa trapelare dei suoi scritti. Il vecchio uomo fa la sua singolare apparizione a poche pagine dall’inizio, mostrandosi subito come qualcuno dotato di speciali qualità, e forse poteri…

“Guardai nella direzione indicatami dalla guardia e per un attimo fui tratto in inganno anch’io. In effetti vidi il vecchio, seduto all’ombra del muro di tegole con la sua aria umile, paziente, innocua. Poi guardai meglio e mi accorsi che la strada era deserta. […]In giardino non c’era più e mi chiesi se non fosse stato un miraggio anche quello. Dalla sala del piano di sopra udii provenire delle voci. Il nobile Shigeru mi chiamò per nome, con un tono non certo spaventato, ma anzi liare. Quando entrai nella stanza e mi prostrai, l’intruso era seduto accanto a lui e ridevano come due vecchi amici.”

Una nota va a Kaede che come nei libri a seguire, seppure nell’ultimo  vada a cedere verso una curva discendente,  sarà forse il personaggio più forte e distintivo all’interno dell’intera storia.
La giovane nobile ostaggio di Idaa, una volta libera, una volta dopo aver incontrato Takeo e seppure venga promessa a Shigeru, Kaede impara a combattere, contravvenendo alle normali regole del costume imposto alle donne del tempo, stabilendo un nuovo prototipo di donna.

“‹‹Su, Kaede, fammi vedere che non sei un maschio!››
La afferrò per la mano destra stringendola a sé, poi le spinse una gamba tra le cosce, costringendole ad aprirle. Kaede sentì il suo sesso turgido premerle contro la carne e d’istinto, con la mano sinistra, gli conficcò il coltello nel collo.”

Il mio voto è di quattro punteggi d’inchiostro, perché sebbene le mancanze palesi dell’autrice, è stata una lettura davvero piacevole.


2 commenti

  1. L'ambientazione mi interessa parecchio da quando ho ascoltato una conferenza sulle geisha che mi ha acceso la mia curiosità sulla cultura giapponese. Purtroppo tra i pochi libri che ho letto su Giappone, mi è piaciuto solo "Seta" di Baricco, che delinea una storia e un'atmosfera deliziose. Tuttavia anche questo mi sembra un buon libro, nonchè un fantasy originale :)

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    1. Non è male infatti, ma insoddisfacente se cerchi qualcosa che sia davvero giapponese e non una semplice aura

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Spero che il post vi sia piaciuto e attendo i vostri commenti :)