31/05/15

"La moglie di don Giovanni" di Irène Némirovsky

Cari appassionati di libri, eccomi qui con una nuova mini-recensione per voi.


L'autrice

Irène Némirovsky nacque a Kiev nel 1903, l’11 febbraio, fu una scrittrice francese.   Passò dalla religione ebraica a quella cattolica, ma questo non servì a salvarla. Infatti, in quanto figlia di un banchiere ebraico, i nazisti l’arrestarono nel 1939 e la deportarono ad Auschwitz, dove  morì il 17 agosto del 1942 dopo essersi ammalata di tifo.
A nulla valsero i tentativi del marito di salvarla, mediante l’aiuto degli editori della stessa Irène, ma anche lui morì il novembre del 1942 ad Auschwitz.




Il racconto

Titolo: La moglie di don Giovanni
Autore: Irène Némirovsky
Anno di pubblicazione: 1938 – 2006 (Italia)
Ediotre: Adelphi
Pagine: 63
Costo: 5,50

Una moglie devota e irreprensibile, ammirata e rispettata – e il suo atroce segreto.




“La moglie di don Giovanni” è un breve racconto che ho trovato molto piacevole e curato, così come veritiero.
Tutto viene narrato in forma epistolare, dalla mano di Clémence Labouheyre, vecchia cameriera, che scrive a colei che indica con il nome di Signorina per la maggior parte del tempo, decisa a svelare la verità sulla tragica sorta prima del padre e poi della madre.

“2 agosto 1938
Signorina,
La Signorina scuserà se la sua vecchia domestica la chiama ancora così. […] Signorina, ho esitato a lungo prima di scrivere. […] Quando ho capito che per me era questione di giorni, mi sono decisa a mettere tutto per iscritto, […]quelle lettere che sono a casa mia mi danno l’angoscia.”

Il linguaggio che la Némirovsky utilizza all’interno della sua piccola opera è ben calibrato, un esempio magistrale di scrittura e un ritratto identico al riflesso di uno specchio della società bene, dipingendo una famiglia di ricca gente, i cui due figli, fra i quali la Signorina Monique, non fanno che da sfondo alla tragedia annunciata che si consuma, bambini ignorati e vittime della vita complessa e non curante dei genitori, troppo presi dai loro drammi per prestare attenzione ai bravi ed educati bambini, che in silenzio fanno da tappezzeria.
Vengono delineati due personaggi fondamentali, coloro a cui tutto ruota intorno, ovvero il Signore e la Signora, i genitori dei tre bambini e quindi anche della Signorina Monique.
Il Signore, affascinante e bello, amico fin dall’infanzia della Signora, e poi appunto la Madre, donna goffa, dall’aria fragile e debole.
Eppure ecco che anch’essa di svela come una creatura sospesa fra il dipendere dal marito a la sua stessa vita segreta, forse spinta dalla sofferenza indottale da un dispotico e crudele Signore e marito.
Attraverso le parole di Clémence si delinea un perfetto quadro che riesce a cogliere ogni sfumatura dell’agire dei personaggi, caratterizzandoli in una maniera personale e veritiera, sincera, immergendo il lettore in un’atmosfera antica e diversa, lontana dalla strada eppure catapultando problemi di oggi e di ieri nella mura, poi non così dorate, della casa della Signorina Monique

Il mio voto è di cinque punteggi d’inchiostro



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