24/05/15

"L'enigma" di John Fowles

Appassionati di libri, Amelia è di nuovo qui con una piccola e nuova mini recensione rivisitata.



L'autore

John Robert Fowles, nato a Leigh-on-Sea il 31 marzo del 1926, fu scrittore e saggista. Considerato da molti come il padre del posto modernismo brittanico. Fu nel 1947, dopo aver lasciato il servizio militare, una volta entrato al  New College di Oxford a considerare la scrittura come una passione a cui dedicare la propria esistenza.
Morì a Lyme Regis il 5 novembre del 2005





Il racconto

Titolo: L’enigma
Autore: John Fowles
Anno di pubblicazione: 2005 – 2007 (Italia)
Editore: Passagri
Prezzo: 2,00 ( edizione del Sole 24 Ore)
Pagine: 79

 Londra 1973. John Marcus Fielding, cinquantasette anni, stimato amministratore di società, parlamentare conservatore, uomo di successo, scompare nel nulla.
È stato rapito? È fuggito? Aveva un’altra vita?
La moglie, i figli, la segretaria, il sergente Jennings – al quale è affidato il caso- non sanno darsi una risposta.
Dialoghi esemplari, ritmo bruciante, fulminee radiografie della buon società made in England in un’indagine impossibile, dall’epilogo paradossale.


In questo caso non posso che trovarvi d’accordo con la quarta di copertina, sebbene vi sia qualche dettaglio da correggere, ma essa è stata scritta per attirare il pubblico, di certo non per rispecchiare davvero la realtà.
Fondamentalmente il breve racconto di Fowles non si sa bene dove voglia andare a parere e lo sconsiglio a chi, appassionato lettore di gialli, spera di trovare la soluzione del caso perché nella pagina finali si troverà in mezzo a un discorso sull’esistenza, privo di prove care alla polizia e di certezze, solo di ragionamenti astratti.
Il ritmo non è di certo dei più veloci e buon parte della storia si sofferma sull’inutile indagine di Jennings, che si trova di fronte il muro dei famigliari e della società ricca da cui lo scomparso signor Fielding faceva parte.

“Ma almeno, insinuò il sergente con gentilezza, se avesse voluto aprire un conto segreto all’estero, avrebbe saputo come fare, giusto? Questa osservazione offeso l’orgoglio di segretaria di Miss Parsons. Conosceva alla perfezione gli affari finanziari e il patrimonio di Mr. Fielding.  […]
Quando indagò se la scomparsa potesse avere a che fare col sesso, […]Mr. Fielding era l’ultimo uomo al mondo disposto a farsi trascinare in una relazione clandestina. Aveva troppo rispetto per se stesso.”

In verità gli accenni a questa società made in England sono tutt’altro che fulminee: piuttosto si tirano per tutta la lunghezza del romanzo, quasi fino alla fine di esso in uno stile che di certo non predilige i dialoghi.
I personaggi in sé non sono particolarmente incisivi e lo stesso Jennings appare piuttosto insofferente agli occhi del lettore, quasi ciò che compie e dice gli costassero un pesante sforzo anche nella più piacevoli situazioni, come il suo incontro con Isobel.
Proprio lei, fidanzata del figlio dello scomparso Mr. Fielding, darà una svolta al casa con alcune suo rivelazioni e coinvolgendo il lettore in un discorso sospeso fra realtà e sogno, scrittore e lettore, verità e bugia.

“Trovarono un tavolo libero in un angolo. Stavolta lei accettò la sigaretta.
‹‹Forza, allora, mi dica tutto››.
‹‹Non c’è nulla di vero. È tutto inventato››.
Isobel si morse le labbra, labbra senza rossetto, aspettando la sua reazione.
‹‹E questo risolve il caso?››
‹‹Fantasia e intuito. Facciamo finta che tutto quello che ha che fare coi Fiedling, compresi io e lei seduti qui in questo momento, faccia parte di un romanzo. Un giallo. Okay? Da qualche parte qualcuno ci scrive, non siamo reali. Lui o lei decide chi siamo, cosa facciamo, tutto››.”



Assegno a questo libro tre punteggi d’inchiostro e mezzo, non perché non sia originale e ricercato ma per via della sua corposa e forse fin troppo monotona parte iniziale.


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