"Norwegian Wood" di Haruki Murakami


Appassionati di libri e passanti per la soffitta, eccomi con una nuova recensione. Si tratta di “Norwegian Wood” di Haruki Murkami. Vi preannuncio che la recensione potrebbe contenere alcuni spoiler, nonostante l’inizio stesso del romanzo non lasci che presagire ciò che verrà rivelato alla fine del libro stesso. Quindi leggete a vostro rischio e pericolo, sebbene prometto di moderarmi in essi e limitarli il più possibile. Anche possibile che non ne scriva nessuno: parto con una idea ma creo altro.





Titolo: Norwegian Wood
Autore: Haruki Murakami
Anno di pubblicazione: 1987, Giappone - 2006, Italia
Editore: Einaudi Super ET
Costo: 13,00
Pagine: 374

Uno dei più clamorosi successi letterari giapponesi di tutti i tempi è anche il libro più intimo, introspettivo di Murakami, che qui si stacca dalle atmosfere oniriche e surreali che lo hanno reso famoso, per esplorare il mondo in ombra dei sentimenti e della solitudine. Norwegian Wood è anche un grande romanzo sull'adolescenza, sul conflitto tra il desiderio di essere integrati nel mondo degli "altri" per entrare vittoriosi nella vita adulta e il bisogno irrinunciabile di essere se stessi, costi quel che costi. Come il giovane Holden, Toru è continuamente assalito dal dubbio di aver sbagliato o poter sbagliare nelle sue scelte di vita e di amore, ma è anche guidato da un ostinato e personale senso della morale e da un'istintiva avversione per tutto ciò che sa di finto e costruito. Diviso tra due ragazze, Naoko e Midori, che lo attirano entrambe con forza irresistibile, Toru non può fare altro che decidere. O aspettare che la vita (e la morte) decidano per lui. 

“Norwegian Wood” , “Noruwei no mori” in lingua originale, viene scritto da Murakami nel 1987.
Si tratta di un romanzo senza, quasi, nessuna pecca. Particolare nel suo genere, per non dire unico, segue un filo corrente tutto suo ma interpretabile da lettore e lettore. Infatti non credo che questa sarà la tipica recensione, quanto una interpretazione ma non una spiegazione certa, di questo romanzo.  Così, decisa e saltare l’introduzione di un altro autore, evitando le sue lunghe spiegazioni, ho preferito affidarmi al mio occhio.
Partiamo subito con che cosa mi ha lasciato un poco delusa. Norwegian Wood non è solo un titolo ma anche una canzone dei Beatles e benché si possano incontrare molte referenze di essa nello svolgersi delle vicende, avrei voluto vedere comparire un tratto di brano. E questo non si ferma solo alla canzone da cui l’opera prende il titolo, ma vale per le molte altre canzoni  che vengono cantante e suonate, se non solamente accennate.
Altra pecca è il sesso.  Non il fatto che esso sia tale, sarebbe una follia, o la descrizione di esso… oramai mi sono rassegnata che la descrizione maschile del sesso sia sterile e vuota, non più che un elenco di atti, che di tanto in tanto Murakami rende più sensuali al ricordo di come il cervello si squagli a quel contatto fisico.  Il sesso c’è ed anche molto, seppure descritto e misurato in quella dose giusta perché “Norwegian Wood” non divenga un romanzo erotico. Solo che in alcuni punti esso risulta del tutto superfluo. Basta prendere in esempio Watanabe Toru, protagonista del romanzo, e Reiko, il loro unirsi a poche pagine dalla fine, privo di qualsiasi senso e messaggio, se non forse una rinascita di cui però non credo Reiko avesse bisogno, almeno non a quel modo. Seppure ripensandoci, non mi sento di condannare a pessimo e insulso, quel breve tratto di storia. La stessa Reiko è simbolo di ogni fase del romanzo, della malattia e della guarigione, di una nuova vita. Lei non rimane fissa:

“ - […] L’unica cosa che posso dirti è: cerca di non danneggiare la tua natura con esperienze forzate. Capisci? Questo sì sarebbe un peccato. Diciannove anni, vent’anni è un’età molto importante per la crescita di una persona, e infliggere a se stessi esperienze vuote e forzate in questa fase delicata, è una cosa che si sconta invecchiando […] – “


Ciò che davvero conto all’interno di “Nowergian Wood” sono i personaggi e gli avvenimenti sono al medesimo tempo figli del loro agire, mentre loro sono immersi in queste vicende. Sono presenti al mondo e vi passano all’interno seppure non riescano a non farsi portare da una corrente altra, forte o debole che sia. Questa dualità, a mio modesto parere, influenza l’intera opera di Murakami in quasi ogni suo aspetto.
Watanabe, giovane studente e protagonista del romanzo, non è che un tramite. All’interno dei dialoghi si può vedere come esso stesso non faccia che ripete ciò che gli viene detto, oppure usando parole assai semplici e brevi frasi per replicare. Seppure in alcuni punti Watanabe si mostri come un piccolo coacervo di conoscenze, filtrata attraverso le sue preferenze, continua a presentare una personalità che esiste seppure essa non sia forte, rendendolo vittima della corrente del mondo. Il giovane si lascia trascinare dagli eventi, senza mai compiere una vera scelta, rimanendo un involucro vuoto per la maggior parte del romanzo, vuoto anche dentro di sé al fine di divenire il passaggio fra i mondi dei vari personaggi.
Altri personaggi maschili si muovono nel mondo creato da Murakimi, in una Tokyo amena, distinti eppure facce di una stessa realtà: Nagasawa e Sturmtruppen incarnano due versioni apparentemente disgiunte delle persone al  mondo. Sono due aspetti dell’essere umano stesso, seppure a volte nella loro versione estremizzata: l’incredibile voglia di successo e l’ordine più ferreo e retto, la stilla di follia quotidiana e l’eccessivo strappo alla regola.

Watanabe e Sturmtruppen, discussione sugli esercizi fisici:

“- Allora… -  dissi sedendomi sul letto. -  Ti chiedo di tralasciare solo questa piccola parte. Per il resto puoi fare quello che vuoi. Eviti solo questo punto coi salti così io posso dormire in pace.
- È impossibile, - disse lui tutto d’un pezzo. – E’ assolutamente impossibile omettere una sola parte del programma. Sono più di dieci anni che lo faccio tutti i giorni, e ormai lo faccio in modo completamente a… a... automatico. Se comincio a saltarne uno, non riuscirò a farne più n… nessuno. “

Watanabe e Nagasawa:

“ – Ma non c’è niente nella vita che a te faccia paura? – chiesi.
- Ma cosa credi? Non sono mica così idiota, - disse Nagasawa. – E’ chiaro che anch’io ho le mie paure. Ma non accetto di lasciarmene condizionare. Le cose che posso realizzare con le mie capacità voglio realizzarle tutte, al cento per cento. Prendere quello che mi va e lasciare quello che non mi va: è così che voglio vivere. […] “

Fra le altre apparizioni che coloriscono il mondo di “Norwegian Wood” compaiono Kizuki e Hatsumi, seppure per un breve periodo e per presto finire nel mondo delle memorie,  emblema della maschera e della fragilità umana, un complesso insieme di illusioni che infine esplode nel sangue e in una tragica sorte e decisione: l’ombra dell’uomo che infine si consuma per non muoversi più.
Naoko  e Midori, due ragazze con contendono il cuore di Watanabe senza mai essersi conosciute, sono i due personaggi che giocano a fare da perno ed equilibro dell’interno romanzo. Esse sono e non sono la faccia delle stessa medaglia. Una compensa ciò che manca all’altra fino nel susseguirsi della storia, quasi esse fossero due dissimili doppi, fino all’annullamento di una delle due, riversando il non-amore e la perdita nella sopravvissuta, che perde la sua gioia vitale in una sorta di rabbia complessa nei confronti di Watanabe e nel suo stesso silenzio.
Naoko ha gli occhi trasparenti, un corpo che cambia, un richiamo di morte ed essa è in lei dentro di lei. Il suo amore è strano, dura senza esprimersi, per proseguire come una brezza di vento mentre le voci di chi è morto la chiamano in un eco che solo lei sente, legata a essi da un patto che non ha stipulato e da cui non può sottrarsi.
Midori ha i capelli corti, sfacciata, sessualmente esplicita e perversa, violenta nelle passioni senza riuscire a esprimerle se non trascinando l’oggetto del suo desiderio in un vortice di risa e strani eventi, di bizzarre scelte e momenti sofferti.
Lo stile favoleggiante impera all’interno di questo romanzo e non solo per le atmosfera in cui esso si svolge, quel concatenarsi di eventi dalla cronologia sottile, che paiono disposti a caso lungo il percorso del lettore, ricordi di Watanabe che vengono gettati su carta al momento opportuno ma non l’intento, e la licenza poetica, di essere solo quelli dediti alla storia del romanzo. La struttura stessa dei dialoghi risente di questa apparente tranquillità e semplicità, come la maniera di esprimersi dello stesso protagonista che non solo ripete le parole dette in precedenza da altri, rielaborandole per fornire una risposta, ma impera anche l’uso di una banale “io dissi”, senza molte variazioni e ricerche che altri scrittori adotterebbero.
“Norwegian Wood” è un libro di bugiardi e di vuoti. Il sesso è parte del filo conduttore di questa pochezza d’animo, di questa incertezza, apparendo superfluo in molti punti eppure rimane una sfumatura della verità sulle persone e di quella confusione che esse sono.

“Con il ricevitore in mano alzai lo sguardo e mi guardai intorno dietro i vetri della cabina. Dove ero adesso? Non sapevo dove fosse quel posto. Non ne avevo la più pallida idea. Dove diavolo mi trovato? Quello che vedevo attorno a me era solo una folla di gente che mi passava accanto diretta chissà dove. Da quel luogo che non era da nessuna parte rimasi in linea con Midori.”

Il mio voto per questo libro è di quattro punteggi d’inchiostro e mezzo.


5 commenti

  1. Bene, lo leggerò sicuramente!

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    1. Oh, mi fa piacere averti convinta ;)
      Rileggendo ho notato qualche errore di battitura, spero non abbia guastato la lettura

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  2. Ciao, ho appena scoperto il tuo blog. Spulciando tra le recensioni ho trovato Murakami, e allora mi son fermata. La tua recensione mi ha molto colpita. Il libro l'ho letto e sono d'accordo sull'opinione sesso-Reiko, anche se come te non condanno questo tratto di storia. Mi sono da poco iscritta e ho creato un blog, se ti va di passare questo è il link http://otiumentis.blogspot.it
    magari potremmo chiacchierare anche su altre letture, mi farebbe piacere.
    Baci

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    1. Allora, benvenuto nella soffitta. Più tardi passerò di certo a vedere il tuo blog, sperando che possa interessarmi :)

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  3. Ps. Mi trovi tra i tuoi lettori fissi!

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Spero che il post vi sia piaciuto e attendo i vostri commenti :)