31/05/15

"Perché il sangue è vita" di Francis Marion Crawford

Appassionati di libri, eccomi qui con una mini-recensione su un racconto dell’antologia “I vampiri fra noi”


L'autore

Francis Marion Crawford nasce a Bagni di Lucca il due agosto del 1854. Fu poeta e scrittore, conosciuto soprattutto per i suoi romanzi del terrore. Poliglotta, a conoscenza di bene sedici lingue, studiò in diversi istituti nel mondo, viaggiò per l’India dove studiò il sanscrito, divenendo l’editore anche di un quotidiano indiano, collaborò con diverse riviste e nel 1882 pubblicò il suo primo romanzo “Mr Isaacs”.
Nel 1883 tornò in Italia e si stabilì a Sant’Agnello, con residenza in un villa di sua costruzione, dove morì nel 1909 




Il racconto

Titolo: Perché il sangue è vita
Autore: Francis Marion Crawford
Anno di Pubblicazione: 1901
Editore: Feltrinelli
Pagine: 19
Note: estratto da “I vampiri fra noi”



Narrato mediante un racconto nel racconto, uscendo dalle labbra di Holger, dopo che lui e il suo amico e compagno di vacanza, durante il loro soggiorno in Italia, scorgono uno strano effetto di luce che getta la figura di un corpo su un cumulo di terra, tanto simile a una lapide.





“Mi sembrò che nell’allontanarsi dal tumulo si muovesse a malincuore… oppure con difficoltà. Sì, era proprio così. La Cosa lo teneva ancora stretto alla vita, ma non poteva staccare i piedi dalla tomba, sicché, quando Holger si avviò lentamente, essa fu trascinata e si allungò come un cordone di nebbia, sottile e bianco; infine vidi Holger scuotersi, come colto da un brivido.”

Questo è uno degli inquietanti incipit del racconto ma esso mi ha presto deluso.
Si delineano le figure di un paese italiano, isolato dal resto del mondo, di due giovani e di un furto che porta a una morte.
Dal brutale assassinio si genera la figura di un vampiro, giovane e bella, che torna alla ricerca del suo amato Angelo, e così Cristiana diviene la nuova enigmatica e pericolosa creatura che s’inoltra attraverso le montagne e il villaggio, per venire infine sconfitta da un semplice uomo del villaggio mentre un prete terrorizzato assiste alla scena.
Questo breve racconto è piacevole ma al medesimo tempo privo di ogni spinta, povero di tensione e di terrore, riducendosi al solito raccontino della bella vampira che alla fine viene uccisa, senza essere particolare nel suo genere, una idea che molti altri hanno già messo su carta.
Non saprei ben indicare i vari punti per cui questo racconto appare smorto, essendo un risultato di un complesso, di una summa totale che si può tirare a fine lettura.

Il mio voto è di due punteggi d’inchiostro



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