05/06/15

"L'Horlà" di Guy de Maupassant

Cari appassionati di libri, eccomi nuovamente qui con una breve mini-recensione dell’horror

Il romanzo

Guy de Maupassant nacque a Tourville-sur-Arques il 5 agosto del 1850. Fu saggista, drammaturgo, poeta, scrittore, reporter di viaggio  ed è considerato come uno dei padri del racconto moderno. Morì il 6 luglio del 1893 dentro la  clinica Maison Blanche di Passy, dopo diciotto mesi di coma.








Il racconto

Titolo: L’Horlà
Autore: Guy de Maupassant
Anno di pubblicazione: 1886 – 1887
Editore: Feltrinelli
Note: estratto da “I vampiri fra noi”

Il più singolare dei racconti di Maupassant è una modernissima cronaca della follia. Un protagonista senza nome annota sul suo diario la paura, la convinzione di un essere invisibile che lo perseguita e assume sempre più il controllo, arrivando a paralizzargli la volontà e portandolo all’apice della pazzia proprio nel disperato tentativo di liberazione finale. Nel racconto – pubblicato per la prima volta nel 1886, profondamente rivisto nel 1887 – Maupassant mette il lettore a contatto diretto con le ambiguità della mente e della percezione, con quell’angoscia opprimente che si sviluppa nell’animo del protagonista. Il risultato è un capolavoro della letteratura fantastica francese ed europea, un’allucinante progressione del percorso che può condurre alla follia.


Partiamo col dire che “L’Horlà” è un breve racconto, forse un poco prolisso in alcuni punti, scritto assi bene e in forma di diario, senza che però il protagonista venga mai nominato.
La versione del vampiro che viene proposta al lettore è assai particolare e innovativa, al punto che la figura del  non morto si assimila a quella della creatura invisibile, che si manifesta all’interno del racconto, solamente per la loro somiglianza nel togliere la vita e la forza vitale alle loro vittime.
Proprio attorno al tema dell’evoluzione, dell’invisibile, della ristrettezza dei sensi umani, dell’esistenza dell’uomo stesso rispetto al grande mondo, ruota “L’Horlà” mettendo a confronto realtà e leggenda, follia e verità, al punto di chiedersi se il protagonista vittima di quella creatura a cui lui stesso da il nome, sia veritiera oppure una forma partorita dalla sua mente afflitta da qualche disturbo.



“A mano a mano che s’avvicina la sera mi piglia un’incomprensibile inquietudine, come se la notte celasse una terribile minaccia. […] Verso le dieci salgo in camera. Appena entrato do due mandate di chiave e serro il chiavistello: ho paura… di che?”

“In verità la solitudine è nociva all’intelligenza operante. È necessario che intorno a noi vi siano uomini che pensano e parlano. Quando restiamo a lungo soli popoliamo il vuoto di fantasmi.”


Ma presto i rigorosi ragionamenti che il protagonista costruisce, i suoi castelli di carte, ecco che si disfanno sotto i suoi occhi e sotto la spinta delle sue percezioni.
L’Horlà, la creatura invisibile che durante la notte si siede su di lui e succhia la sua vita dalla sue labbra, assoggettandolo al suo pensiero, si fa strada all’interno del mondo senza essere visto. Personalmente ho trovato questo racconto e il tema trattato all’interno di esso a dir poco geniale, senza contare il fatto come esso sia ben poco sviluppato nella letteratura contemporanea e moderna.

“L’avvoltoio ha mangiato la colomba; il lupo ha mangiato la pecora; il leone ha divorato il bufalo dalle corna aguzze; l’uomo ha uccise il leone con la freccia, con la spada, con la polvere; e l’Horlà farà ciò che noi abbiamo fatto del cavallo e del bue: una cosa sua, un suo servo e suo cibo, soltanto col potere della sua volontà! Poveri noi!”

Il mio voto è di quattro punteggi d’inchiostro




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