"Eldest" di Christopher Paolini



Cari appassionati di libri, eccomi qui con una nuova recensione per voi. Continuiamo la saga di Christopher Paolini e parte del progetto di rilettura dei romanzi lasciati nei mie scaffali, una volta essere stati  letti un bel po’ di anni addietro. Quindi, ora siamo arrivati alla rilettura di “Eldest” di cui davvero ricordavo ben poco.




311512Titolo: Eldest
Autore: Christopher Paolini
Anno di pubblicazione: 2005
Editore: Fabbri
Pagine: 803
Prezzo: 6,00

Salvata la città dei ribelli dall’assalto dello sterminato esercito di Re Galbatorix, Eragon e Saphira si mettono in viaggio per raggiungere Ellesméra, la terra degli elfi. È lì che Eragon proseguirà il suo apprendistato nell’arte della magia e della spada. Nel frattempo, Carvahall viene attaccata dai Ra’zac. Roran, il cugino di Eragon, convince gli abitanti del villaggio a fuggire con lui nel Surda per cercare l’aiuto dei Varden. Dopo un lungo periodo d’addestramento con Oromis, l’ultimo Cavaliere, e il suo drago, Glaedr, Eragon ritorna dai Varden per aiutarli a fronteggiare l’esercito nemico. Non sa che ad attenderlo, oltre alla battaglia, ci sono nuove, stupefacenti rivelazioni…


Senza indugiare Paolini concede qualche pagine prima del romanzo vere e proprio per narrare un piccolo sunto delle vicende precedenti a “Eldest” ed ecco che subito dopo catapulta il lettere in un mare di eventi.
Illustrarvi gli accadimenti è pressoché impossibile, come lo è effettuare una qualche breve introduzione senza richiamare fin troppi contenuti del romanzo stesso e del suo predicessero “Eragon”.
La stile che Paolini utilizza è senza alcun dubbio uno stile curato e forse un poco favolistico, che ben si inserisce all’interno del contento fantastico che lo scrittore mette in atto seppure a volte esso possa risultare alquanto pesante e tutt’altro che scorrevole. Così come melodrammatico. Se c’è una cosa che Paolini ama particolarmente è di certo il melodramma che non attira a sé il lettore e rende le morti una susseguirsi di scene tragiche in cui i personaggi ululano di dolore, si strappano i capelli e piangono singole lacrime per gli amici perduti…. Tutto questo senza che il lettore possa provare il benché minimo attaccamento e trasporto emotivo nei confronti di chi è appena passato all’altro mondo.
Sempre su questo tema, la capacità del giovane scrittore di provocare la morte di personaggi che hanno avuto per il massimo di, quella che io definisco, una scena è esemplare. L’unico problema che insorge a tal punto, dopo tale tragica morte è l’intrigo politico che ne verrà fuori e non di certo il trasposto emotivo, che manca totalmente a meno che non siate particolarmente sensibili… fin troppo sensibili.
Ciò che Paolini mette in atto a livello politico è una schema carino e interessante, di certo animato da tutte le buone intenzioni e per certi versi anche da considerarsi valido. Eppure esso potrebbe risultare fallace in più punti , come lo scontro fra il Consiglio dei Varden e Nausuada, dove vediamo Eragon e Saphira costretti a scegliere a chi giurare la propria fedeltà.
Ma Nasuada non è un capo dei Varden? E quindi il Consiglio non deve comunque obbedire a lei? Perché una loro deferenza li bollerebbe come traditori. Infine: di cosa stiamo parlando? Purtroppo a conti fatti, non è così semplice, dato che Paolini mette in luce personaggi che dovrebbero essere usati come fantocci, come Nasuada, eppure li dota di forte autonomia rendendoli indipendenti e capaci, tutt’altro che manipolabili.
Lo scrittore riesce a erigere un mondo perlopiù solido e minuziosamente descritto quasi fosse una manuale di antropologia, cosa che di certo io ho apprezzato sebbene a volte la lunghezza dei pezzi fosse estenuante in un romanzo in cui spesso e volentieri l’azione viene a mancare, sostituita dal lungo e tranquillo apprendistato di Eragon presso la città degli elfi e presso Oromis, nuovo personaggi introdotto nella saga. Di certo, tale apprendistato favorisce anche una nuova visione del mondo della magia e costituisce un pezzo fondamentale per gli appassionati. Seppure viene da chiedersi perché vi sia stata tutta quella fretta, diluita in fin troppe pagine, di spiegare un mondo magico così complesso che di certo in futuro si svilupperà ancora e ancora.

Quando tutti gli elfi si furono acquietati, due fanciulle elfiche avanzarono al centro dello spiazzo libero, dandosi la schiena. […] Muovendosi all’unisono, le due elfe portarono le mani alle spille che serravano i lembi dei loro bianchi mantelli sotto la gola, le aprirono, e la stoffa impalpabile si afflosciò ai loro piedi. Malgrado fossero nude, le due donne erano coperte dall’iridescente tatuaggio di un drago. […] Le fanciulle intrecciarono le mani e le braccia, affinché il drago apparisse integro. […] Dapprima lente poi sempre più veloci, Iduna e Neya cominciarono a danzare.

Sui personaggi vi è da aprire la parentesi finiali, perché finalmente Paolini concede al lettore un libro con almeno due punti di vista in alternanza, ovvero quello del protagonista Eragon e di suo cugino Ronan. Proprio quest’ultimo si rivela essere un personaggio diverso e forte, con la giusta carica emotiva seppure il cambiamento possa apparire magari fin troppo radicale. Di certo non si può dire la stessa cosa della sua consorte Katrina , tranquillamente eletta a regina delle donnicciole.
Eragon e Saphira al contrario continuano a rimanere due presenze sballottate dal corso degli eventi, pronti ad accettare il proprio destino perché così deve essere. Privi di una vitale autonomia, divengono quasi il mezzo attraverso cui il lettore vede il mondo creato da Paolini, senza potersi prendere la licenza di farlo da solo e di parteggiare o meno il protagonista.
Di certo non ci si può lamentare della crescita, o sarebbe meglio dire, della messa in primo piano di Nasuada così come del nuovo personaggio di Elva.

Al centro della stanza era inginocchiata una bambina pallida che Nasuada calcolò dovesse avere tre o quattro anni. La bambina piluccava da un piatto di cibo che teneva in grembo. Nessuno parlava.
Confusa, Nasuada domandò: ‹‹Dov’è la neonata?››
[…]
La bimba le rivolse  un terribile, saggio sorriso. ‹‹Io sono Elva.››
Nausada indietreggiò d’istinto, stringendo l’elsa del pugnale che teneva legato all’avambraccio sinistro. Era una voce da adulta, ed emanava l’esperienza e il cinismo  di un’adulta. Suonava profana emessa dalla bocca di una bambina.

Purtroppo lo stesso non si può dire di Arya e di tutta la legge degli elfi di cui essa si ammanta e così come del fattore dell’amore che Paolino vuole ficcare a forza nel romanzo, dove per giunta non è necessario… ma si sa, che la bella e il cavaliere si devono mettere assieme.

Il mio voto per questo romanzo è di tre punteggi d’inchiostro. Presenta diverse pecche se lo si vuole analizzare con occhi critico ma è comunque una lettura carina  con cui poter passare il tempo.

2 commenti

  1. Per certi versi è migliore di Eragon, proprio per il cambiamento dato da Roran, a parte un capitolo ho preferito sempre lui a Eragon.
    Poi qui è apparso il mio personaggio preferito, avevo tante speranze su di lui, poi non capisco cos'è successo!

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Spero che il post vi sia piaciuto e attendo i vostri commenti :)