20/07/15

"Il cavallo e il ragazzo" di C.S. Lewis

Cari appassionati di libri, Amelia è nuovamente qui nella soffitta con una nuova recensione... dopo fin troppe TBR. Ma come avrete ormai capito, sono una lettrice sempre alla ricerca di titoli da aggiungere. Parliamo di cose serie, adesso. Come vi dicevo, ecco per voi una recensione uscita fuori dal programma di rilettura: stavolta torniamo nel mondo di Narnia
L'autore

Clive Staples Lewis nasce a Belfast il 29 novembre del 1898. Meglio conosciuto per la sua saga fantastica de "Le Cronache di Narnia", fu scrittore e filologo. Frequentò l'università di Oxford come docente di lingua e letteratura inglese, dove conobbe Tolkien ed assieme a lui, oltre altri scrittori, fondò il circolo di discussione letteraria Inklings 
Morì a Oxford il 22 novembre del 1963.





Il romanzo


Titolo: Il cavallo e il ragazzo
Autore: C.S. Lewis
Anno di pubblicazione: 1954
Editore: Mondadori
Pagine: 181
Prezzo: 20,00 (edizione completa)

Rapiti in tenera età e portati lontano da Narnia, Shasta, un ragazzo, e Bridi, un cavallo, s'incontrano un giorno vicino alla casa di Shasta che, borbottando tra sé, si sta lamentando del proprio destino. Ma, come tutti gli animali di Narnia, Bridi ha il dono della parola e, sorprendendo Shasta, gli risponde e gli esprime a sua volta il proprio scontento: i due decidono di fuggire insieme. Inizia così il viaggio di ritorno verso il suolo natìo. Ad essi si uniscono poco dopo una ragazza, Aravis, e una cavalla, Uinni, anch'esse native di Narnia. Tra pericoli, insidie, inquietanti presenze, misteriosi eventi, l'impresa non sembra alla portata dei fuggiaschi. Forte è la loro volontà di raggiungere Narnia. Ma sarà forte abbastanza?


Il terzo romanzo de “Le cronache di Narnia” ci introduce non propriamente a Narnia stessa, sebbene molto di ciò che i giovani protagonisti del romanzo faranno e affronteranno, sarà per raggiungere la magica terra creata da Lewis. Ma lo scrittore non ha creato solamente una terra di animali parlanti e magiche creature. Oltre Narnia vi sono altre nazioni come la terra di Archen e quella Calormen, radicalmente differente dal regno giusto instaurato dai giovani protagonisti de “Il leone, la strega e l’armadio.” Infatti, le avventura del giovane Shasta avvengono mentre il regno dei due figli di Adamo e delle due figlie di Eva è ancora in corso, prima che essi tornino alla loro vite sulla Terra.
Shasta, figlio di un povero pescatore della terra di Calormen, prima di essere vendono a un taarkan, un ricco signore della sua nazione, sceglie di fuggire con cavallo del nobile incontrando così Bri. Esso è un cavallo parlante di Narnia, rapito nell’infanzia e costretto a servire come cavallo di battaglia. Inizia così il loro viaggio in direzione delle libere terre di Narnia, per sfuggire a certa schiavitù. Il loro cammino s’incrocia con quello di Uinni, alta cavalla di Narnia che subì la stessa sorte di Bri, e Aravis, una giovane taarkan in fuga per evitare il matrimonio a cui il padre vorrebbe spingerla.
Presto i quattro si trovano coinvolti fra i giochi di potere e le trame che il principe di Calormen, Rabadash, ordisce verso Narnia e Archen pur di far sua la regina Susan.
Lewis ricorre a due filoni narrativi, mischiando quello che potremmo identificare come il più serio e dedito alla guerra, e quello che si potrebbe indicare come il solito e favoleggiante stile che caratterizza le sue opere e il mondo di Narnia.

In verità non vi è molto da dire sulle tematiche trattate, perché l’autore le sorpassa dedicandosi piuttosto agli eventi e ai meri fatti, a ciò che è l’avventura. Costruisce dei  nuovi mondi scoprendo però molti altri interrogativi, così come l’origine di Aslan e come si siano formati gli altri mondi al di là da Narnia, essendo essa stata generata dal canto del grande leone.
Ma soprattutto, da dove provengono gli altri umani delle terre di Archen e Calormen? Pensiamo a Jadis, la Strega Bianca, che tanto temeva i figli di Adamo e di Eva. I quattro fratelli, nel romanzo re e regine di Narnia, per lei erano mortali. Ma come avrebbero mai potuto essi riprodursi in così gran numero, soprattutto se “Il cavallo e il ragazzo”, essi sono appena adulti e senza eredi? Essi non sono umani?
L’introduzione di una componente femminile quasi  adulta e decisa come quella di Aravis potrebbe risultare una costante diversa e innovativa all’interno delle storie di Lewis ma essa deve essere punita da Aslan per una sua azione, conseguenza della sua fuga, e inoltre non riceve il giusto rilievo che invece viene dedicato a Shasta, che incarna il tipo ragazzino inesperto e sempliciotto.
Lo stesso autore sembra non voler rinunciare a ciò che io definirei come una sorta di velato misoginismo, o forse si tratta di una visione assai antica di come dovevano essere i ruoli sociali.

-E la regina Susan dov’è?
- A Cair Paravel- rispose Corin. – Sai lei non come Lucy che è brava come un uomo o almeno come un ragazzo. La regina Susan è come qualsiasi altra donna adulta: non partecipa alle guerre, anche se è molto abile nel tiro con l’arco.

Quindi, ricordate donne. Non siete brava come donne perché come minimo dovete esserlo come un uomo o almeno un ragazzo… Forse ho reazioni esagerate ma questo è assai deludente da leggere.

Il mio voto per questo romanzo è di tre punteggi d’inchiostro, perché nonostante tutto “Il cavallo e il ragazzo” è un racconto senza troppo pregi e neppure difetti


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