23/07/15

"La città vampira" di Paul Féval

Ospiti della soffitta, sono qui con una nuova recensione per voi. Ci spostiamo in un universo horror e vampirico con l’antologia “I vampiri fra noi”. Ormai essa è giunta al termine della lettura. Mi concederò la recensione di un ultimo racconto oltre questo, poi si passerà a una nuova antologia di racconti di cui recensirò alcune storie, e non tutte, fra un libro e l’altro.

L'autore

Paul Henri Corentin Féval nacque a Rennes il 29 settembre del 1816. Scrittore francese, iniziò la sua carriera in un ambito ben diverso da quello della letteratura: si laureò in legge e lavorò anche come banchiere ma dato il suo scarso interesse in entrambi gli ambiti, fallì nei suoi lavori. Nel frattempo scriveva romanzi rifiutati regolarmente. La sua occasione avvenne quando venne introdotto all’interno di alcuni circoli monarchici e con la pubblicazione del suo primo romanzo, avvenuta nel 1841
Morì a Beaconsfield l’8 marzo nel 1887




Il racconto


Titolo:La città vampira
Autore: Paul Féval
Anno di pubblicazione: 1867
Pagine: 200
Note: tratto dall'antologia"I vampiri fra noi"

“La città vampira” è un racconto molto lungo o un romanzo molto breve a seconda della percezione del lettore. Féval introduce una narrazione che mette in gioco e sotto la luce di protagonista la scrittrice di romanzi gotici Anna Radcliffe, assieme a un gruppo di altrettanto bizzarri personaggi. Il punto della questione: Anna Radcliffe esistesse realmente.
L’inizio è fra i più scombussolati. Un giovane uomo, guidato una donna che nel romanzo viene indicata come semplice Milady, viene condotto presso l’abitazione della Signorina Novantasette, altrimenti detta Jeb. Questa cara e vecchia signora, il cui nome cambia ogni anno per via della propria età, nutre una considerevole fissazione per Anna Radcliffe e per gli inglesi e così, prese in mano le lettere contenenti un bizzarro racconto della stessa Anna, inizia a narrare.
Anna, pronta al matrimonio, sceglie di festeggiare la lieta data assieme a due suoi cari amici d’infanzia Ned e Cornelia. Ma presto il mondo della giovane e futura scrittrice precipita, quando Cornelia diviene una ricca ereditiera e lettere sempre più spaventate e sconcertate, scritte dalla mano di Ned, arrivano in quelle di Anna: Cornelia è stata rapita e forse, addirittura per mano del suo precettore: il signore Goetzi.

Ore è entrato nella mia stanza un ragazzino di cinque o sei anni, correndo dietro al cerchio. Mi ha chiesto con aria sfrontata: “Sei l’uomo morto?”  e mi ha gettato sul letto una lettera di Cornelia. Non ho fatto in tempo ad aprirla perché è entrata da me la donna calva, seguita da un grosso cane. Il cane mi si è avvicinato e mi ha guardato cogli occhi del signore Goetzi. Non abbaia mai. […] Intorno a me è tutto verde. Anna, aiuto!


Benché Anna si circondi di personaggi pittoreschi come il suo domestico Gray Jack e il domestico irlandese di Ned, Merry Bones (forse l’unico personaggio davvero valido), ciò non contribuisce a rendere il racconto particolarmente entusiasmante, quando piuttosto alquanto prolisso  e la cui tensione si ferma di tanto in tanto per dare luogo a tanti momenti descrittivi  che forse avrebbero richiesto la lunghezza di un romanzo completo, infarcito con dettagli raccapriccianti come la creazione  dei doppi di Goetzi e tutta l’interessante e nuova idea di vampiro che Féval mette in opera.

Non c’era nessuno ad assistere a questo straordinario spettacolo: un semplice domestico che tiene in scacco una sommossa composta di vampiri della terra esasperati al massimo. Pare inverosimile, non lo nego, ma è vero. E in più Merry Bones, mentre li abbatteva, canticchiava canzone del suo paese senza capo né coda, e lanciava frecciate di cattivo gusto, che si spiegano solo con la sua cattiva educazione.


Ciò che ha fatto guadagnare molti punti a Féval è stata la creazione di Selene, la città dei vampiri, creando una incredibile e innovativa dimensione, una città creata per i vampiri e dove essi si ritirano. Certo, sarebbe stato quasi meglio vedere un romanzo basato sul solo mondo di Selene e da questo momento in poi cercherò un romanzo che riesca a rendere bene il concetto della città, elegante e gotica, mortifera e attraente.

Nella città morta mancava completamente  colore, luce e movimento. Uno splendore spettrale magnetizzava gli spiriti nel silenzio profondo […] L’edificio centrale, situato in mezzo a una vasta piazza circolare, era immensa rotonda, in cui i diversi ordini architettonici si innestavano uno sull’altro con selvaggia ma sapiente fantasia […] Era un tempio, una torre, una gigantesca Babele, costruita in porfido pallido, delicatamente colorato in quella sfumatura cangiante che viene chiamata “acqua verde”.  […] Sotto ogni peristilio, ogni due colonne, stava accucciata una tigre di porfido , con la zampa sul cuore straziato di una giovane fanciulla distesa.

Il mio voto per questo romanzo è di due punteggi d’inchiostro e mezzo per questo lungo racconto, che non mi ha particolarmente emozionato e coinvolto, seppure in alcuni suoi aspetti mi abbia colpito


2 commenti:

  1. Anche qui vedo qualcosa di originale, ma la tua recensione mi fa calmare un po'. Non so di preciso quanto i nostri gusti siano simili, ma mi fido del tuo giudizio :)

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    1. Credo sia una lettura che puoi anche non leggere e vivere senza a lungo XD

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Spero che il post vi sia piaciuto e attendo i vostri commenti :)