"La contessa di Cagliostro" di Maurice Leblanc

Approfittando delle offerte del Corriere della Sera, sto facendo incetta dei libri di Maurice Leblanc e di conseguenza mi sto sempre più addentrando nel mondo di Arsène Lupin. Considerando che oggi non ho particolare voglia di dilungarmi nelle lunghe introduzioni, sarà il caso di andare oltre


L'autore

Maurice Leblanc  nasce a Rouen, in Normandia, l'undici novembre del 1864. Gli studi di Leblanc si svolgono all'interno di svariati paesi, per approdare alla facoltà di legge che però abbandonerà presto, per trasferirsi a Parigi e cominciare la sua carriera di scrittore di gialli, benché le sue iniziali novelle non ebbero un gran successo commerciale nonostante la critica favorevole.
Nel 1905 crea il personaggi che gli rimarrà impresso per il resto della sua vita e di cui scriverà fino al giorno della sua morte: Arséne Lupin, pubblicando la prima storia sotto forma di una breve novella su un periodico francese. Il successo fu immediatoMorì a Perpignan il sei novembre del 1941, i suoi resti fuorno poi trasferiti a Parigi nel cimitero di Montparnasse. 



Il romanzo

Titolo: La contessa di Cagliostro
Autore: Maurice Leblanc
Saga: Arsène Lupin #12
Editore: Corriere della Sera
Anno di pubblicazione: 1924
Pagine: 265
Prezzo: 6,90

È un giovanissimo Arsène Lupin colui che si nasconde dietro l’audace, funambolico e irriverente dongiovanni protagonista di questo romanzo che racconta la prima straordinaria avventura del ladro gentiluomo: trovare un antico tesoro gelosamente custodito in un’abbazia delle campagne francesi. La “cassaforte dei monaci” è protetta dall’enigma celato in un manoscritto arcano, per risolvere il quale lo scaltro e inafferrabile Arsène si troverà ad affrontare pericolosi cospiratori, spietati assassini e la meravigliosa contessa di Cagliostro, crudele ammaliatrice e discendente di maghi e alchimisti. in un susseguirsi di colpi di scena, Lupin, avventuriero temerario e irruente, generoso con i poveri e impietoso con i ricchi, si fa beffe di ogni forma di ordine costituito, trascinando il lettore in un picaresco mondo di vicende mozzafiato.

“La contessa di Cagliostro” apre una nuova visione su uno dei più famosi ladri della letteratura. Infatti, ecco che di fronte a noi non abbiamo Arsène Lupin ma piuttosto Rauol d’Andrésy, che ancora rifiuta il nome di suo padre per rimanere legato al ricordo della povera madre.

‹‹Hai il tuo nome… Raoul d’Andrésy.››
‹‹Neppure questo!››
‹‹Che dici?››
‹‹D’Andrésy era il cognome di mia madre,  che ha ripreso quando rimase vedova, per ordina della sua famiglia che era stata contraria al matrimonio.››
‹‹Perché?›› domandò Clarisse, un po’ stordita da quelle rivelazioni inattese.
‹‹Perché? Perché mio padre era un plebeo, povero come Giobbe… un semplice professore… e un professore di cosa? Di ginnastica, scherma e boxe.››
‹‹Allora come vi chiamate?››
[…]
‹‹Arsène Lupin.››

Così incontriamo un giovane Arsène che solo in seguito alla sfortuna che lo seguirà, una volta terminata la sua avventura e il primo incontro con Joséphine Balsamo contessa di Cagliostro, diverrà ciò che tutti noi conosciamo.
Appena vent’enne, il cuore volto alla giovane Clarisse d’Etigues, ecco che una sera, dopo aver compiuto una capatina dalla sua amata, assiste a un processo sommario cui una giovane e bellissima donna viene sottoposta per mano del padre della stessa Clarisse, altri suoi amici e alleati, e Beaumagnan, uomo che proprio per mano della Cagliostro ha preso la sua vocazione. Ecco, quindi che si presenta Joséphine, donna che agli occhi di alcuni testimoni appare perennemente giovane mentre vive sotto il nome di Cagliostro, esoterista e alchimista assai conosciuto in tempi antichi.
La donna era seduta e teneva il busto dritto, i pugni stretti sulle ginocchia. […] Il viso era molto bello […] animato da un’espressione che, anche nell’impassibilità, anche nella paura, sembrava sorridere.  Con un mento piuttosto sottile, gli zigomi leggermente sporgenti, gli occhi a mandorla, le palpebre pesanti, ricordava le donne di Leonardo da Vinci.

Così dopo il salvataggio operato da Raoul e l’amore improvviso, il colpo di fulmine che contagia in un lampo il giovane futuro ladro e la contessa di Cagliostro, favorisce la loro fuga. Quello che si mostra ai nostri occhi è un Arsène Lupin assai giovane che rinnega il suo stesso nome, di cui è forse disgustato, lasciando la tanto amata Clarisse nel giro di pochi istanti. Ecco che il grande furfante non è che un ragazzino in fase di crescita e soggetto a una forte tempesta ormonale che avrebbe  dovuto avere assai molto tempo prima.
Scordatevi il fattore brivido e attesa, l’emozione del furto in arrivo , perché non ve ne sarà. Il romanzo, che fra l’altro non è neppure il primo della saga di Arsène Lupin e il che stupisce, data la sua di certo evidente lentezza. Esatto, le parole scritte da Leblanc si muovono con grande calma e così si svolge la storia, senza in apparenza arrivare ad alcunché se non verso la fine del romanzo e alcuni sprazzi.
L’amore che travolge Raoul e Joséphine risulta oltremodo stucchevole, forse anche per gli standard dell’epoca. Anche stavolta questa tematica viene maggiormente narrata verso il finire del libro, per approfondire psicologicamente la relazione malata e volitiva che intercorre fra i due fuorilegge.

Il prezzo di simili amore è il silenzio al quale sono condannati. Quand’anche le loro bocche parlano, il suono delle parole scambiate non anima il triste silenzio dei pensieri solitari.
[…]
Anche Joséphine doveva soffrirne, [….] una volta scoppiò a piangere tra le braccia di Raoul, con tanta disperazione che questi pensò a una crisi d’abbandono. Ma si riprese subito e lui la sentì più lontana che mai.

Benché la contessa di Cagliostro non riesca a spiccare quanto personaggio femminile in sé, rimanendo come incompiuta, seppure vi siano tutti gli estremi per un suo sviluppo, essa offre un ottimo spunto su una riflessione dell’animo malvagio, di come esso stesso sia e non si curi delle sue azioni, relegando ogni suo affetto in maniera malata e sbagliata all’interno del suo cuore.

La morte altrui non conta per te. Una persona ha vent’anni, tutta la vita davanti a sé… freschezza, bellezza… Sopprimi tutto questo, come schiacciassi una nocciola! Nessun conflitto interiore. Non ne ridi certo… ma non piangi nemmeno. In realtà, non ci pensi.


Il mio voto per questo romanzo, nonostante la sua lentezza è di tre punteggi d’inchiostro perché come nelle mie precedenti letture di Leblanc riesce a colpire con intrighi e geniali deduzioni, purtroppo anche se solo alla fine


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