07/07/15

"La signora Amworth" di E.F. Benson

Appassionati di libri, eccomi qui con una nuova mini recensione per voi. Torniamo sul tema del brivido e del vampiro con un racconto estratto dall’antologia “I vampiri fra noi”


L'autore

Edward Frederic Benson nacque nel 1867 il 24 luglio, a Crowthorne. Quinto figlio dell’arcivescovo ci Canterbury, fu scrittore noto soprattutto per i suoi scritti fantastici. Le sue passioni furono molteplici, come l’archeologia  ma non vi si poté dedicare a causa della malinconia e della nevrastenia che lo afflissero durante la sua vita.  Praticò anche il pattinaggio di figura.
Morì all’University College Hospital di Londra per colpa di un tumore alla gola, il 29 febbraio del 1940




Il racconto


Titolo: La signora Amworth
Autore: E. F. Benson
Anno di pubblicazione: 1923
Editore: Feltrinelli
Pagine: 19
Note: estratto dall’antologia “I vampiri fra noi”

La signora Amworth” è un breve racconto, carino agli occhi durante la lettura per lo stile semplice e chiaro, così come per la costruzione degli eventi.
Intendiamoci, non vi è nulla di particolarmente innovativo in questo breve ma piacevole racconto. Non vi è una particolare tettore, neppure tante vittime vengono mietute, il vampiro è dei più classici così come la sua figura e classica, seppure nell’aria aleggi una sorta di vago esoterismo fra corpi astrali di vampiri e spiriti demoniaci che sono in verità i non-morti stessi.
I tre personaggi principali, il narratore, lo studiosa Francis Urcombe e la stessa signora Amworth, si muovono nello scenario bucolico di Maxley, un villaggio tranquillo in cui nulla accade e la routine segue senza intoppi.
L’arrivo della Amwoth cambia le vite dei protagonisti.

Da donna alta, energica e vigorosa quel era, ben presto riuscì, con la sua geniale e forte personalità, a portate Maxley e la sua società a un grado di affiatamento mai conosciuto prima.  […] Ma la signora Amworth ci insegnò a vivere in modo più socievole, e diede l’esempio – che ben presto cominciammo ad imitare – di organizzare colazioni e piccole cene.

Presto, però, evento oscuri cominciano a oscurare il solo ridente di Maxley e la sua popolazione. Un giovane ragazzo si ammala e poi una un’altra giovane donna del villaggio. Inquietanti incubi, tra il premonitore e il sesto senso, contagiano il sonno del protagonista narrante e un’ombra cade sullo sguardo con coi Ucrombe osserva il movimento tranquillo di Maxley.

I veri pionieri del sapere sono colore che, a costo di essere derisi e tacciati di credulità e superstizione, si spingono in questi luoghi nebulosi e forse anche pieni di pericoli.

Sotto la spinta delle sue stesse teorie, è Ucrombe che si assume i panni di un novello dottor Van Helsing, osservando ciò che gli altri non possono cogliere. Sarà proprio lui, con l’aiuto del narratore, a rivestire i panni dell’eroe e dell’accusatore del demoniaco vampiro.
Ciò che stupisce di questo racconto è la capacità di creare un protagonista che si distacchi dal solito personaggio, dedito a narrare i fatti con parole svenevoli mentre il mondo attorno a lui muore in drammatica maniera, lasciandosi semplicemente trascinare dagli eventi.  No, ecco finalmente qualcuno che riesce a prendere in mano le redini della situazione

Il mio voto per questo racconto vampiresco, non particolarmente originale ma piacevole, è di tre punteggi d’inchiostro.


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