21/07/15

"Wintergirls" di Laurie Halse Anderson

Cari appassionati di libri, nella soffitta approda una nuova recensione. Stavolta parliamo di "Wintergirls", il libro uscito dal sorteggio de Il Libro de Mese di Agosto. Il libro è stato proposto da Lumi e se desiderate, basta cliccare sul suo nome per visitare il suo blog
L'autrice

Laurie Halse Anderson nasce a Postdam il 23 ottobre del 1961. Con 25 libri all'attivo, è considerata come uno degli scrittore di young adults più influenti.Vincitrice di numerosi premi, alcuni suoi romanzi come "Speak" e "Chains" sono stati finalisti al premio Nationl Book Award


Il romanzo

Titolo: Wintergirls
Autore: Laurie Halse Anderson
Anno di pubblicazione: 2009 - 2010 (Italia)
Editore: Giunti
Pagine:336
Prezzo:9,90

Lia e Cassie sono amiche fin dall’infanzia, ragazze congelate nei loro fragili corpi, in competizione in un’assurda gara mortale per stabilire chi tra loro sarà la più magra. Lia conta maniacalmente le calorie di tutto quello che mangia e di notte quando i suoi non la vedono si sfinisce di ginnastica per bruciare i grassi. Le poche volte che mangia, cerca di ingerire cose che la feriscono, come cibi ultrapiccanti, in modo da “punirsi” per aver mangiato. Si gonfia d’acqua per ingannare la bilancia nei giorni in cui la pesano. Quando eccede nel cibo ricorre ai lassativi e passa il tempo a leggere i blog di ragazze con disturbi alimentari che si sostengono a vicenda

"Wintergirls" ci proietta nel mondo di Lia: afflitta dall'anoressia, circondata dal fantasma o forse dall'allucinazione della defunta amica Cassie, e da una famiglia fra cui si è eretto un muro.
Lo stile narrativo dell'autrice, complesso e intriso di figure e scene inattuabili nella realtà che però ben rendono i momenti e i sentimenti della protagonista, crea una sequenza di momenti non sempre cronologicamente uniti fra loro. Ecco che si compone una sorta di quadro composto di differenti tasselli che messi assieme creano ciò che è Lia e del resto l'atmosfera disunita e allucinatoria della storia ben riflette ciò che la protagonista avverte.
Il personaggio di Lia non è quel genere di carattere a cui il lettore può affezionarsi facilmente. Potrebbe essere suo antagonista, provare pena e se ha subito un passato come il suo, iniziare qualcosa di pericoloso. Spesso, ma non troppo, le voci di altre giovani ragazze, affette dai medesimi disturbi di Lia, si affacciano tramite blog su internet: inneggiano alla loro battaglia, a quanto sono forti e quanto in verità esse rivelino la loro malattia. Non vi è volontà di guarigione, se non la loro personale: nient'altro che follia.
La morte compare nel romanzo senza mezza termini ma non è descritta come la semplice mancanza di qualcuno. Essa è forte, è penetrante, una costante che porta a pensieri alieni e illogici, eppure dolorosi.


Jennifer ha detto che faranno un'autopsia. Chi le toglierà i vestiti? Le faranno un bagno, degli sconosciuti la toccheranno? Potrà vederli? Piangerà?  [...] Cassie pensava che il paradiso fosse una favoletta per gente stupida. Come fai a trovare un posto in cui non credi? Non puoi. Per cui, dove sarà finita adesso?  Che succede se ritorna con gli occhi infuocati dalla rabbia?

"Wintergirls" è un romanzo abbastanza intelligente da mettere in luce due fattori che spesso vengono ignorati: come la malattia sia mal trattata, credendo che si possa guarire solamente con il giusto dosaggi di farmici, e come altrettanto volentieri Lia venga considerata vittima e fragile, spesso colpita in questo vittimismo da essa stessa; sebbene lei sia tutt'altro che innocente e di come si erga a unica rappresentante di questa tragedia, proiettando su di sé tutte le sofferenza e senza guardare, nonostante gli sbagli rimproverati e la vittoria ottenuta, come anche i suoi famigliari siano vittime della malattia seppure in maniera latente.



Ero una brava ragazza perché non mi bucavo la pelle (le cicatrici le vedi) né scrivevo poesie deprimenti (i diari veniva controllati durante le sedute) e poi mangiavo e mangiavo. Mi imbottivo come un porcellino rosa pronto per il mercato [...] Mordevo, masticavo, inghiottivo giorno dopo giorno e mentivo, mentivo. [...] Tiravo fuori stronzate sui miei sentimenti, i miei problemi e le cosce dal fondo della gola. I dottori annuivano e mi regalavano adesivi per premiare la mia sincerità.

<<Su un paio di cose, però, ha cambiato idea dopo quello che hai fatto. Finalmente ha capito quanto sia grave la situazione, ma non crede che il ricovero sia la soluzione.>>

Non riesco a trattenermi. <<Perché?>>
<<Perché tu non vuoi guarire. Dice che non c'è nulla che funzionerà se non sarai tu a desiderare di stare meglio e di avere una vita vera. Sono quasi d'accordo con lui.>>
<<E allora perché mi fate ricoverare?>> chiedo. <<Perché sprecare soldi?>> 
<<Perché altrimenti moriresti.>>




Il mio voto per questo romanzo è di cinque punteggi d'inchiostro per questo romanzo che non si è rivelato essere il solito dissoluto delirio esistenziale, di una sorta di farsa anoressia alla Tumblr



2 commenti:

  1. Tema decisamente interessante... lieta che ti sia piaciuto: potrei farci un pensierino anch'io, a questo punto! :)

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    1. Spero che possa piacerti come è piaciuto a me. Non è detto che tutti riescano ad approcciarsi allo stesso modo sul tema trattato e di conseguenza anche rispetto a Lia. Io l'ho letto quasi da un punto di vista meramente clinico e non tanto sentimentale

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Spero che il post vi sia piaciuto e attendo i vostri commenti :)