29/08/15

"Il tempio" di H. P. Lovecraft

Cari appassionati di libri e visitatori della soffitta, finalmente torniamo con una recensione che si volge verso l'universo dei racconti. Come forse alcuni di voi avvranno notato, per un certo periodo ho recensito anche alcuni brevi racconti dell'antologia i Vampiri fra Noi e ora mi accingo a recensire il primo di quattro racconti di Lovecraft 

L'autore

Howard Phillipis Lovecraft nasce a Providence il 20 agosto del 1890. Fu scrittore, poeta, critico letterario e saggista statunitense. Padre di un genere del tutto nuovo, che venne apprezzato solo in seguito alla sua morte, creò un universo con una propria cosmologia e struttura mitologica mischiando fantasy e fantascienza assieme all'horror. Rappresentante di alcuni discutibili idee riguardo la supremazia delle popolazioni ariane, così come portatore di alcune nozioni di antisemitismo nonostante avesse spostato una donna di origine ebraiche, la sua letteratura si caratterizza anche di altre elementi peculiari come il ricorrente tema del sogno, così come quella del pessimmismo che contagia molti ambiti della vita umana e dei suoi tragici protagonisti. 
Morì di un tumore all'intestino il 15 marzo del 1937 e venne sepolto nel cimitero di Swan Point

Il racconto

Titolo: Il tempio
Autore: Howard Phillips Lovecraft
Anno di pubblicazione: 1925

La storia è narrata da un manoscritto trovato sulle coste dello Yucatan, scritto da Karl Heinrich, durante la I Guerra Mondiale. Dopo l’ affondamento di un vascello nemico, un sommergibile tedesco è investito da una serie di bizzarri ed inspiegabili incidenti che ne mettono fuori uso i motori e lo costringono a una lenta e inesorabile discesa verso il fondo. L’agonia dei membri dell’equipaggio si muta in disperazione e in pazzia, quando si rendono conto che li attende un destino peggiore della morte. Sul fondo dell'oceano, una città li attende


"Il tempio" è stato la mia prima esperienza con Lovecraft e posso dire che mi ha deluso alquanto, per quanto il breve racconto possa essere ben scritto. 
Le vincende vengono narrate dalla penna, del presunto defunto, Karl Heinrich. L'uomo di origine germanica, e alquanto infervorato per ciò che riguarda la sua madrepatria, sfociando spesso in un malcelato razzismo e complesso di supeririotà; dopo aver recuperato una singolare statuetta da un marinaio morto, intraprende il continuo della sua missione ma presto strani eventi cominciano ad affliggere l'equipaggio del sottomarino.

Ciò che ci turbava seriamente, era il nostromo Muller, i cui discorsi si facevano sempre più stravaganti con l'avanzare della notte. Era ripiombato in una condizione ridicolemente infantile, e blaterava di cadaveri che vedeva passare davanti agli oblò sottomarini, sospinti dalla corrente. Corpi che lo scrutavano intensamente e che, nonostante il gonfiore che li deformava, riconosceva per averli visti morrire durante alcune delle nostre vittoriose imprese. 

Comincia così la discesa che Heinrich non sarà in grado di arginare, confinato entre le mura metalliche mentre, in preda ai suoi deliri di onnipotenza, scegli chi deve vivere e chi deve morire. Contando i vivere e ciò che rimanere delle riserve del sottomarino, cercando di non cedere al richiamo e agli incubi che hanno rapito da tempo i suoi compagni, ecco che il marinaio approda sul fondo del mare: davanti a lui vi è una città, abbandonata, forse popolata, forse infestata, forse custode di un grande potere e segreto.
Preso da una brama sempre più forte, Heinrich lascia la sua storia in un finale aperto. Prorpio questo finale aperto mi ha tradita, pugnalandomi alle spalle. Non sono mai stata contraria ai se e ai ma, a ciò che potrebbe essere. Purtroppo questo breve racconto è inconsistente e proprio per tale motivo il finale vale quanto le poche pagine di cui è composto. 
Senza contare che secondo una nota a fondo pagina, la città doveva essere abitata "da uomini dalle barbe d'oro e dai lineamente nordici, che parlavano una lingua musicale affine al greco". Peccato che di questi uomini non vi sia ombra, neppure il ricordo o una fantasma.
Il racconto mostra in sé e per sé una chiara nota di indefinito e di mistero, una idea di fondo valida, ma il tutto, nonostante il buon linguaggio usato appare uno scritto gettato un po' qua e un po' a casaccio per fare paura o per fra brillare gli occhi di curiosità,

Il mio voto per questo romanzo è di un punteggio d'inchiostro

3 commenti:

  1. Anche su questo racconto ci tenevo a lasciare un piccolo commento. Di per se Il tempio non è un'opera tra le più eccellenti di Lovecraft. E' ancora un autore che sta costruendo pian piano il mondo complesso che negli anni successivi maturerà nei migliori racconti del cosiddetto ciclo di Chtulhu. Tuttavia ha una particolarità abbastanza rara nella letteratura di Lovecraft, non so quanto sia così evidente a un lettore che lo conosce relativamente poco, ed è l'ironia che si presenta in questo racconto. In realtà era molto ironico HPL, anche se non manifestava normalmente questa sua dote. In questo racconto è la figura teutonica del protagonista che secondo me, con abile dissimulazione, Lovecraft rende man mano, in un crescendo, una figura fortemente grottesca, una forte satira sul mito della forza germanica a quel tempo, parliamo di anni 20-30 del novecento, non era certo un argomento inesistente. Anzi purtroppo ha fatto la storia... Per questo è un racconto che a volte rileggo con piacere.

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    1. Questo è interessante, intendo della satira. Seppure ha quanto ho letto, informandovi, Lovecraft non era propriamente un personaggio tollerante nei confronti di altre etnie. Spesso è stato etichettato come razzista. Quindi non sarebbe neppure strano se il narratore sublimasse ciò. Però anche ciò che dici avrebbe senso: ripete quasi allo sfinimento il concencetto.
      Riguardo il racconto in sé... no, non ha fatto scattare la scintilla, rispetto a quelli letti in seguito e che piano piano ho cominciato ad apprezzare.

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    2. Assolutamente, è proprio una cosa voluta, non ho dubbi. Tra l'altro costruita in modo accurato e con una vena di satirica piuttosto chiara, anche se dissimulata. Qui Lovecraft usa una tecnica in crescendo, similare alla tecnica che usa per le atmosfere fantastiche e orrorifiche. Non si allontana infatti dalla verosimiglianza, ma l'intento è proprio il ridurre a macchietta questa figura un po' mitica del personaggio teutonico, al tempo sicuramente troppo presente, ho verificato il racconto è del 1920, poi purtroppo sappiamo come si sviluppò. Lovecraft tra l'altro mori nel 37 e non conobbe gli anni peggiori di questa vicenda.
      Sulla questione razzismo c'è molta controversia. Diciamo che Lovecraft aveva sicuramente delle fobie, nei suoi ragionamenti però non c'erano discriminazioni, ma più che altro valutazioni sulla cultura dei vari popoli e quindi tendenze e peculiarità degli stessi. Erano più discorsi generali sulla cultura e la società. Tuttavia soffriva molto queste infiltrazioni culturali, per questo la sua è più xenofobia, piuttosto che un razzismo perpetuato e convinto. Probabilmente ciò deriva dalla formazione personale molto conservatrice, Hpl era un'idealista che credeva più nella cultura Inglese, piuttosto che nella nuova cultura americana.
      Nel tempo sviluppò questa sua inclinazione conservatrice, man mano, anche causa esperienze dirette di povertà, passò il periodo buio della grande depressione, verso un tipo di ideologia rivolta molto di più a un tipo di società con caratteri socialisti.
      Diciamo che l'argomento è abbastanza dibattuto e complesso...

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Spero che il post vi sia piaciuto e attendo i vostri commenti :)