26/08/15

"Il viaggio del veliero" di C.S. Lewis

Cari appasionati di libri sono finalmente qui con una recensione per voi. Devo dire che è passato moltissimo tempo dall'ultima, e sarò sincera con voi: non avevo alcuna voglia di scrivere. Per quanto mi piaccia poter gestire questo blog, nonostante il suo quasi inesistente successo, a volte pesa dover scrivere qualcosa riguardo il romanzo appena letto senza potersi rilassare.
L'autore

Clive Staples Lewis nasce a Belfast il 29 novembre del 1898. Meglio conosciuto per la sua saga fantastica de "Le Cronache di Narnia", fu scrittore e filologo. Frequentò l'università di Oxford come docente di lingua e letteratura inglese, dove conobbe Tolkien ed assieme a lui, oltre altri scrittori, fondò il circolo di discussione letteraria Inklings 
Morì a Oxford il 22 novembre del 1963.



Il romanzo

Titolo: Il viaggio del veliero
Autore: C.S. Lewis
Anno di pubblicazione: 1951
Editore: Mondadori
Costo: 20,00 (edizione completa)

Terra 1942 - Narnia 2306. "C'era un ragazzo che si chiamava Eustachio Clarence Scrubb, e se lo meritava." E oltre a ritrovarsi questo nome, Eustachio, a differenza dei suoi cugini Edmund e Lucy, non è mai stato a Narnia. Perciò non poteva immaginare che guardando il quadro di un mare in tempesta, ci sarebbero finiti dentro! Per fortuna il principe Caspian li salverà e li porterà con sé a bordo del dorato Veliero dell'alba, in un lungo viaggio per arrivare alla Fine del Mondo




In seguito a una vacanza nella casa del cugino Eustachio Scrubb, Lucy ed Edmund, si ritrovano a parlare della loro amata Narnia, fantasticando su ciò che sarebbe accaduto e sei mai un giorno avessero potuto rimettere piede nel regno che aveva governato. E così, in compagnia di Eustachio, fissando un quadro raffigurante un mare e un veliero, i tre si trovano traspostati nel mondo di Narnia. Senza una vera spiegazione del come e del perché, ecco che i tre giovani si ritrovano sul ponte del Veliero dell'Alba e Caspian, oramai re, a pochi passi da loro. Inizia l'avventura che li porterà vicinissimo al regno di Aslan, verso la Fine del Mondo, alla ricerca dei perduti nobili e amici del padre di Caspian.
Una volta tanto, Lewis riesce a costruire un mondo singolare ma alquanto confusionario. Come è sempre stato solito fare, l'autore si astiene dal fornire spiegazioni sul come e sul perché siano nate le isole, di come creature assurde le abitino, di come stelle divenute persone le governino (Aslan non può sempre essere la soluzione di tutto), di chi siano i misteriosi abitanti del mare che vivino sulla soglia della Fine del Mondo. Il viaggio dei giovani protagonisti si alterna fra interessanti isole oscure, come un'isola dalle acque col dono del re Mida, un'altra avvolta nelle tenebre e pronta a partorire ogni incubo possibile; alcune meno interessanti e oltremodo ridicole come quella degli Inettoidi e del mago loro sovrano.
Ma la vera domanda è: cos'è Narnia? Un mondo magico con moltissime creature nelle sue terre oppure una assurda accozzaglia di generi e specie, messi assieme senza una strada precisa?
Gli altri non furono di molto aiuto: raccontavano storie incredibili di isole abitate da uomini senza testa, terre che galleggivano alla deriva, trombe marine e anche di fuoco che bruciava perennemente sull'acqua. Solo un marinaio, per gioia di Ripicì, disse: - Oltre ancora c'è il regno di Aslan, ma si trova al di là della fine del mondo e non si può raggiungere.

Così, con una qualche domande in sospeso, si può solo leggere pagina dopo pagina e lasciarsi cullare dalle avventure per mare. 
Che cosa vi è di davvero dolente? Il perbenismo imperante dell'autore, che oltre evidenziare ogni suo dubbio contro tutto ciò che rappresenta il progresso e l'attaccamento morboso a vaghe speranze, come il ridicolo sogno del ritorno di re Artù, torna a parlare come nelle più banali favolette dei fratelli Grimm. Infatti basta posare gli occhi sul grande re Caspian, esempio di bontà e forza, grande e terribile, eppure giusto e pietoso... ciò che ogni re dovrebbe essere. Peccato solo che sia terribilmente superficiale e quindi cari lettori, ricordate: "Sei brutto e quindi non vale la pena di perdere tempo con te. Perché mai dovrebbero contare i tuoi sentimenti?". Ecco il nobile insegnamento del re Caspian, a cui ovviamente spetterà un finale dolce e smilato come nelle migliori favole.

- Il duca avrebbe desiderato, anche se non l'ha detto ufficialmente, che Sua Maestà prendesse in sposa sua figlia. Ma non se n'è fatto niente.
- Per forza, era strabica e piena di lentiggini - esclamò Caspian.
- Povera ragazza - la compatì Lucy.

Ora è  il momento di alzare le mani, perché Caspian il meglio sei tu! Non che la giusta Lucy sia da meno...
Proprio Lucy è ennesima vittima di una sorta di misoginismo, travestito da cavalleria, che Lewis getta qua e là nelle pagine. Forse esagero, forse appaio come una sorta di folle femminista che vede il negativo anche dove non vi è, ma mai ho amato le generalizzazioni e la maniera alquanto sommaria di scrivere e descrivere una categoria in così poche parole racchiundendola in un ambito. Nelle storie di Lewis i personaggi femminili, tranne rari casi, divengono circoscritte entro un determinato spazio e oltre di esso, esse non possono uscire e osare sorpassare la soglia. Infatti arriverà Aslan e in men che non si dica si passerà da ragazza magari un po' spocchiosa e testarda, a angioletto dalla testa bassa.

Una cima spezzata pendeva di sghembo al vento, tesa e intirizzita come un attizzatoio.
- Scendete sottocoperta, signorina - sbraitò Drinian.
Lucy ubbidì subito. Sapeva che gli uomini che vivono sulla terraferma, e naturalmente le donne, spesso sono d'impaccio all'equipaggio.

Perché questo bisogno di scrivere di uomini di terra ferma, e poi di donne, anziché semplicemente scrivere di chi abita generalmente a terra e non serba esperienza in mare?
Una nota di merito va a Eustachio, ragazzino insopportabile per certi versi e tardo per altri, eppure esso è forse uno dei pochi personaggi che abbia la testa sulle spalle e che per una volta volge verso una direzione ben diversa da quella dei ridicoli personaggi di Lewis mentre essi appaiono del tutto storditi dalla strana atmosfera di Narnia. Ovviamente la figura modernista e scettica di Eustachio verrà sminuita da Lewis, se non adittata come esempio da non seguire e di ciò che è nemico di Narnia. Eppure questo è un profondo difetto dell'autore, del tutto incapace di astenersi dall'autonimia stessa dei suoi personaggi su cui influisce qui e lì.


Il mio voto per questo romanzo è di tre punteggi d'inchiostro e mezzo, poiché nonostante i vari accenni negativi è stata comunque una lettura piacevole che con qualche tocco in più sarebbe stata anche meglio


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