"Inheritance" di Christopher Paolini

Cari appassionati di libir, benvenuti nuovamente nella soffitta di Amelia. Ora la soffitta ha tutta un'altra aria, abbandonato il casale e i gatti alle cure di una fidata persona. Infatti, dalle strade si odono fisarmoniche suonare e un gran baccano tipico del sud della Francia. In verità non vi è nulla di bohemien ma lasciatemelo credere...



7664041Titolo: Inhertance
Autore: Christopher Paolini
Anno di pubblicazione: 2011
Editore: BUR
Pagine: 833
Prezzo: 7,90

Sembrano appartenere a un'altra vita i giorni in cui Eragon era solo un ragazzo nella fattoria dello zio, e Saphira una pietra azzurra in una radura della foresta. Da allora, Cavaliere e dragonessa hanno festeggiato insperate vittorie nel Farthen Dûr, assistito ad antiche cerimonie a Ellesméra, pianto terribili perdite a Feinster. Una sola cosa è rimasta identica: il legame indissolubile che li unisce, e la speranza di deporre Galbatorix. Non sono gli unici a essere cambiati: Roran ha perso il villaggio in cui è cresciuto, ma in battaglia si è guadagnato rispetto e un soprannome, Fortemartello; Nasuada ha assunto il ruolo di un padre morto troppo presto; il destino ha donato a Murtagh un drago, ma gli ha strappato la libertà. E ora, per la prima volta nella storia, umani, elfi, nani e Urgali marciano uniti verso Urû'baen, la fortezza del traditore Galbatorix. Nell'ultima, terribile battaglia che li attende rischiano di perdere ciò che hanno di più caro, ma poco importa: in gioco c'è una nuova Alagaèsia, e l'occasione di lasciare in eredità al suo popolo un futuro in cui la tirannia del re nero sembrerà soltanto un orribile sogno. Tutto è iniziato con "Eragon", tutto finisce con "Inheritance"


Paolini getta nuovamente il lettore all'interno delle vicende senza che il romanzo abbia un vero stacco dal suo predeccesore "Brisingr" e neppure questa volta è possibile fornire un riassunto degli eventi, che si alternano in costanti battaglie e altri dettagli. Di certo Eragon sa che non è poi così tanto potente, che è giunto il momento di seguire la predizione del gatto mannaro Solenbum. La prima parte di essa, riguardante l'acciaioluce sotto l'albero di Meona è stata svelata, e ora non rimane che trovare la Volta delle Anime.
Peccato che Paolini sia il maestro del tirarla per le lunghe, il che in veirtà non è poi così sbagliato perché possiede anche la capacità di arrangiare gli eventi affinché essi appiano necessari. Ma di certo è anche colui che abbonda di dettagli nei suoi scritti, incartando l'intero romanzo di dettagli sull'energia, sull'antica lingua e su molti altre spiegazioni complesse e spesso noiosette. Di certo "Inheritance"  porta in sé elementi di svolta che rivoluzionano tutti i precedenti concetti  e pesi di cui Eragon e Saphira si erano avvolti. Mandando così al diavolo tutti i concetti precedenti.  Eppure non mi è apparsa come una nota discordante e maglina, certo una mossa azzardata ma errata no di certo. 
Gli eventi si riducono al culimine e il finale viene trascinato per le lunghe. Una volta compiuta la mossa finale, gli eventi continuano a trascinarsi fino al culmine di un addio, realizzando una delle ennesime predizione a cui Eragon ha dovuto assistere e riguardo al suo futuro. Paolini è stato in grado di scegliere bene, a mio parere. Anziché abbandonarsi una melodramma smielato, tipico di almeno due suoi libri, opta per un melodramma di certo più duro e aspro, pronto a lasciare il lettore con un senso di insolutezza o profonda malinconia. Insomma, non resta che aspettare un possibile seguito della saga.
Una parte della recensione va dedicata esclusivamente ai personaggi del romanzo, di certo molto più ampi e complessi dei precedenti, eppure fallaci sotto molto aspetti e racchiusi nei canoni bigotti e bacchettoni dei codici di comportamento dell'Algaesia. "Inheritance" è così tutta la saga di Eragon, per essere un romanzo fantasy dell'era contemporanea, rimane stigmatizzato all'interno di una serie di dogmi comportamentali che forse sono stati eretti per far rassomigliare gli ambienti a quelli di un particolare medioevo alquanto purtiano. Per giunta in netto contrasto ccon tutti gli avvenimenti crudi della guerra, così come del fato che una donna sia alla guida dei Varden.
Proprio la regale e forte Nasuada, passa da fiera guerriera e donnicciola bisognosa di rimanere incinta come nel più grande cliché della necessità materna... che in verità non tutte le donne provano. Ma forse Paolini non se n'è accorto. Sono anche i dettagli a costruire grandi personaggi e l'autore spesso tende a rovinarli sorpassando su di essi o arrischiando dettagli dall'aria piagnucolosa.

Era l'ultima della sua stirpe. Una volta morta, non ci sarebbe stato nessuno a continuare la sua discendenza.
Era un pensiero che la tormentava, e si rimproverò di non avere generato figli quando poteva.
<<Mi dispiace>> mormorò vedendo il volto del padre davanti a sé.

Altro personaggio vittima di questo genere di mancanze è proprio Re Orrin, il cui carattaere gioviale è stato del tutto oscurato dalla guerra, segnandolo nel profondo. Eppure non viene dedicato spazio alcuno a questo giovane re, che viene semplicemente dipinto come un iroso ubriacone e ancora più sorprendere è come nessuno dei personaggi si sforzi di capire i suoi sentimenti e il suo difficile stato mentale. Neppure il tanto nobile e buono Eragon, per cui Orrin prova un certo risentimento. 
Eragon si dimostra ancora una volta una sorta di bietolone non troppo sveglio che fin dalle prime pagine mi ha fatto letteralmente cadere la braccia, alternando momenti di idiozia assoluto a momenti di lucidtà.

Un sorriso triste gli increspò le labbra. Gli arcieri sui bastioni dovevano aver intuito che la loro unica speranza di vittoria era uccidere Eragon e gli elfi, anche se questo siginifica scarificare molti dei loro compagni. 
E' troppo tardi per voi, pensò Eragon con amara soddisfazione. Avreste dovuto abbandonare l'Impero quando ne avevate la possibilità.

Ma non è che la maggior parte dei soldati era costretta a combattere perché aveva fatto giuramento a Galbatorix nell'antica lingua? Perché mai Eragon dovrebbe ricordare certi dettagli. Lui è il buono... no? Ha ragione per forza.
E qui arriva il grande nodo del romanzo cui a mio parare Paolini non ha studiato e lavorato a sufficenza, basando la differenza fra gli eroi il cattivi su una linea troppo sottile e adducendo a Galbatorix ogni colpa. Eppure i Varden sono stati crudeli tanto quanto il famigerato nemico, adducendo la loro missione come giustificata in nome dei draghi e in vendetta dei gesti compiuti, spostando gli occhi verso un ideale più grande anziché dedicarsi a faccendi più terrene come la devastazione che egli stessi hanno portato sugli abitandi dell'Impero.

<<E omocidi e tradimenti erano la soluzione?>> chiese lei, incurante delle possibile conseguenze.
Lui rise, e sembrava davvero divertito. <<Ma senti! Non stai facendo la stessa cosa, tu? Se potessi mi uccideresti qui, seduta stante, con gli stessi scrupoli che riserveresti a un cane rabbioso.>>
<<Tu sei un traditore, io no.>>
<<Io sono il vincitore. E' solo questo che conta, nient'altro. [...]>>

Infine si può affermare che Murtagh sia il personaggi più veritiero dell'interno romanzo, seppure uin poco afrettato e spedito spesso e volentieri in secondo piano, seppure conservi dentro di lui delle grandi verità e che cosa si annida veramente nel cuore di ogni uomo, anziché di finti cavalieri scintillanti.

Lui era rimasto in silenzio per un po'. Poi, tra le urla e la lacrime, le aveva raccontato della sua infanza alla corta di Galbatorix [...] Due volte aveva fatto il nome di Eragon, definendolo uno stupida baciato dalla fortuna. "Non sarebbe stato altrettanto braco a parti invertite. Ma nostra madre scelse di portare lui a Carcahall, non me." Così dicendo aveva sputato sul pavimento.

Il mio voto per questo romanzo è di tre punteggi d'inchiostro






7 commenti

  1. Ho letto questa serie molti anni fa... l'ultimo volume fu una delusione tremenda per come va a finire il temutissimo scontro con Galbatorix, che Paolini ha descritto per quasi quattro libri come potentissimo, invincibile, etc, per poi sistemarlo in quel modo scialbo...

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    1. Effettivamente, per quando mi riferisco al finale parlo di ciò che accade a Eragon, perché lo scontro con Galbatorix, oltre essere stato terribilmente lungo fu anche molto lento. Come sempre insomma XD

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    2. Io me lo ricordo solo come spompato! XD Probabilmente sulla lunghezza, al quarto volume, ci avevo fatto il callo! ;)

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    3. In fondo non ha fatto altro che starsene seduto sul trono mentre Murtagh si scannava al posto suo. Poi Paolini a tirato fuori i violini e ha lasciato che il drammone dei sentimenti rovinasse tutto. Galbatorix non è di certo uno di quei cattivi che è divenuto tale perché gli si è spazzato il cuore, piuttosto gli è saltata la mosca al naso

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    4. Puoi dirlo forte! Ma infatti quasi tutti i fan sono rimasti delusi dallo scontro... cavoli, ci aspettavamo tutti fuoco e fiamme e invece... bah!

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  2. Hai parlato proprio di re Orrin, era il mio preferito. Mi aspettavo tanto da lui dopo la sua prima apparizione, quando faceva i suoi esperimenti sul vuoto e tutto il resto, smentendo gli elfi. Ma si è perso dopo Eldest, peccato.
    Anche lo scontro finale è stato una delusione, mi sarei aspettato uno scontro fra i tre Draghi e Eragono/Murtagh contro Galbatorix. Magari con un calcio nelle ***** che metteva fine a tutto, una scorrettezza che aveva segnato la vittoria di Galbatorix, ma che segnava anche la sua sconfitta. Vorrei un seguito sinceramente, magari uno in cui si parla anche di altre terre, in fondo la terra è rotonda anche in quel mondo.

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    1. Penso che re Orrine sia stata il personaggio più malmenato di tutta la saga. Prima gli viene dato dell'incapace (quando cerca di far vivere un po' di cultura), poi quando si deprime ubriacandosi non c'è nessuno che gli dia una mano. Odiosi.

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Spero che il post vi sia piaciuto e attendo i vostri commenti :)