"La chiave dell'alchimista" di Cristina Brambilla

Bentornati nella  soffitta, cari appassionati di libri. Dovendo farmi forza per studiare, nonostante io non ne abbia voglia alcuna, mi concedo questa piccola pausa per lasciarvi una recensione. Ora senza indugi, mi pare il caso di lascrivi il mio parere su questa rilettura che non mi ha deluso.

10783494Titolo: La chiave dell'alchimista
Autore: Cristina Brambilla
Anno di pubblicazione: 2007
Editore: Mondadori
Pagine: 215
Prezzo:16,00

Non capita a tutti di svegliarsi una mattina e scoprire che tuo padre è un mago alchimista. Che alle sue dipendenze lavora una scorbutica gargolla desiderosa di tornare a essere un maestoso leone alato. Che la città dove hai appena traslocato, Venezia, è un labirinto di acqua e di nebbia che nasconde la chiave più preziosa e potente della storia della magia.
A Lucilla tutto questo è capitato. Ed è solo l'inizio...
 




La mia breve rilettura di questo corto romanzo per giovani ragazzi non è di certo stata delle più indimenticabili ma neppure delle più orrende. "La chiave dell'alchimista" è un libro che definirei onesto, ovvero che ci si trova quel che ci si aspetta: né più né meno. Seppure qualche accorgimento e qualche correzione avrebbero gioviato, rendendo alcuni fattori più credibili rispetto ad altri.
Si narra di Lucilla Moneta, figlia di Giulio Moneta. Praticamente orfana di madre, dato che essa pare immersa in un coma irreversibile, la giovane ragazzina dall'aspetto incantevole viene trascinata dal padre fino a Venezia. Sarà proprio lui e la suoa ricerca alchemica della Clavicola di Salomone a cacciare la propria figlia in un mondo che pare non appartenerle. A spalleggiare Lucilla vi sarà un gargolla, ribattezzata Ploc, il cui pensiero e spesso punto di vista intramezzerà quello degli altri personaggi e della stessa giovane protagonista. 
Qualcosa che ho apprezzato di questo romanzo è stato il mischiarsi di elementi alchemici e magici all'interno della trama, senza però eccedere con assurdità o spiegazioni sommarie e raffazzonate. Il tutto si attiene su una linea abbastanza retta e precisa che non porta a farsi molte domande: le cose stanno esattamente così come sono.
Seguendo quindi una narrazione scorrevole e veloce, possiamo fare la conoscenza dei vari personaggi che ho trovato alquanto carini, tranne quelli secondari come la figura di Leo e Ruth Wehwalt, due oramai anziani ebrei sopravissuti alle persecuzioni dei tedeschi, che invece non hanno risaltato molto se non alla fine del romanzo e rendendosi meramente utili allo scopo della trama.
Le venne in mente una delle frasi che sua mamma ripeteva sempre per giustificare il comportamento delle persone cattive: "Chi passa attraverso il fuoco della sofferenza ne esce amaro come la cenere o lucido come l'oro." Sembrava fatta apposta per Leo e Ruth Wehwalt

Una parentesi va aperta su Lucilla e la gargolla. La protagonista, ha un difetto di fabbrica in cui quasi tutti gli scrittori cadano: è bella, bellissima. E l'autrice non fa altro che ribadirlo, tutto lo ribadiscono anche all'interno del romanzo stesso. Continueranno a dirvelo anche se lo avete capito. Un peccato, poiché Lucilla moneta non è la solita ragazzina piena di principi e buonismo quanto semmai è spocchiosa, vanitosa, pronta a utilizzare i suoi coetanei maschi, con l'aiuto del suo aspetto e qualcos'altro, per i suoi scopi. 

Lucilla sapeva di non essere simpatica, ma il vecchio ci avrebbe messo un po' a scoprirlo. Nel frattempo, lei poteva bersi la sua orzata.
- Ti farei accomodare, ma so che non puoi. Magari un'altra volta, quando c'è anche mia sorella.
- Ah, ecco perché! - esclamò Lucilla.
- Perché cosa? -
- La casa. E' troppo pulita e ordinata per essere quella di un vecchio che vive solo.
Lucilla non aveva ancora finito la frase che sentì la terra franarle sotto i piedi. Era arrivata da poche ore e già si era resa odiosa.

Ma sopratutto è una ragazzina e si comporta come tale, compiendo errori e frivolezze come farebbe qualsiasi adolescente persa in qualcosa in cui non sa neppure dove mettere le mani. Quel che è certo è come il fattore romantico con Dimitri, e la sua quasi futile apparizione, è forse una nota sconclusionata all'interno del romanzo come se esso cercasse di prendere una piega più seria e forse alquanto scontata. 
Il rapporto tra la giovane e la gargolla è una costante abbastanza divertente all'interno del romanzo, seppure non troppo, e forse neanche realistico al cento per cento data la sua veloce evoluzione. Di certo Ploc, rappresenta il lato della visione negativa del romanzo e forse anche quella del personaggio più sveglio degli altri, dotato di una propria storia quasi al pari di Leo Wehwalt

Lo sapevo come andavano a finire quel genere di storie, pensavo, mentre lei appoggiava la testa alla mia spalla e faceva di tutto perché non mi accorgessi che stava piangendo. La bella e la bestia, King Kong e la bionda, il Golem e la fanciulla, il gobbo e la zingara Esmeralda: tutti brutti ceffi finiti male.

Il mio voto per questo romanzo senza troppi pregi e neppure difetti,  è di tre punteggi d'inchiostro





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