04/08/15

"La notte del Drive-In 1" di Joe R. Lansdale

Cari ospiti della soffitta e appassionati di libri probabilmente è passato diverso tempo da quando avete avuto mie notizie ma purtroppo, tanto per cambiare, avevo quasi terminato i giga della chiavetta internet… visto che la Telecom pare incapace di installare una rete wi-fi . Stendiamo un velo pietoso su questa faccenda ,che mi ha fatto spendere diversi soldi, per concentrarci sulla recensione, scritta nel frattempo in attesa di partire.

L'autore

Joe Richard Harold Lansdale nasce a Gladewater, nel Texas, il 28 ottobre del 1951. Autore di molti romanzi, racconti e fumetti di fantascienza, è stato anche sceneggiatore per il cinema e per la televisione. Famoso per il suo stile che presenta fortissime influenze dello stato in cui è nato ( “il Texas è uno stato mentale”), dei film di serie B e dei fumetti. Fautore delle arti marziali , nell’estate del 1996 fonde due stili per crearne uno proprio personale che lo porterà ad aprire, nel 1997, la Lansdale Self-Defense Systems





Il romanzo


Titolo: La notte del Drive-In 1
Autore: Joe Lansdale
Anno di pubblicazione: 1989 - 2004 (Italia)
Editore: Einaudi
Pagine: 179
Prezzo: 14,00
Note: in Italia il romanzo è stato editato in un'unica edizione col primo.

Dove sono le stelle? Perché chi si avvicina ai confini del drive-in muore orribilmente? E chi può avere interesse a tenere in ostaggio una folla istupidita, imbarbarita, inferocita, costretta oltretutto a vedere ininterrottamente "La notte dei morti viventi"? E la paura dilaga, anche al di qua degli schermi giganti su cui scorrono le immagini. Mentre in un primo momento a coloro che tentavano la fuga dal drive-in era riservata una fine orrenda, ora le cose sembrano andare diversamente: pare ci sia qualche temerario che possa varcare la soglia impenetrabile oltre la quale si vede solo il buio assoluto...

Non sapevo che cosa dovessi aspettarmi  da questo romanzo ma posso dire che, nonostante io preferisca un genere molto diverso,  rientri entro la cerchia dei soddisfatti.  “La notte del Drive-In”, in lingua originale : “A B Movie with Blood and Popcorn”, incarna una delle particolarità di questo scrittore ma andiamo per gradi.
Il narratore, il cui nome verrà svelato solamente grazie ai dialoghi fra i vari protagonisti, è l’adolescente Jack. Assieme a Bob e Randy, giovane appassionato di cinema, dopo aver deciso di come si svolgerà una delle loro serate tipo tenta di convincere Willard, giovane poco più grande di loro e ragazzo di strada/motociclista, ad andare all’Orbit. Poco al di fuori o nei limiti della piccola cittadina del Texas sorge una grande cinema all’aperto, con ben quattro schermi, e che si avvale di una serata tutta particolare: la serata degli horror. Infatti, vengono trasmessi ben quattro film differenti a seconda dello schermo e per orario.
Così i quattro iniziano quella che al principio appare come piacevole serata, fino a quando una grande cometa , o almeno ciò che Jack identifica come tale, non passa sopra l’Orbit. Il grande cinema, con all’interno tutti i suoi spettatori è isolato dal resto del mondo e al di fuori non vi è che tenebra acida, capace di sciogliere qualsiasi cosa, persone comprese, senza via di scampo.

Dapprima, parve che nulla fosse cambiato, a parte la scomparsa della luna e delle stelle. Ma il paesaggio all’esterno del drive-in  era diverso. Al di là del lucido recinto in lamiera alto un paio di metri che ci circondava, c’era… il nulla. Per essere più esatti, c’era il buio. Il buio completo. Il budino al cioccolato più nero di tutto l’universo. Un attimo prima, oltre il confine del drive-in erano visibili i tetti delle case, le cime degli alberi e dei palazzi, ma adesso non si vedevano più. Non c’era una singola chiazza di luce.


Così, isolati e senza via di fuga, intrappolati assieme a tante e fin troppe persone… dopo i primi e fallimentari tentativi di evadere da quella dimensione, coscienti che il cibo sarebbe prima o poi terminato, Jack e i suoi amici si ritrovano in balia di qualcosa di misterioso che lui stesso definisce come  dei di serie B ma senza riuscire mai a poterli inquadrare per davvero.
Come se la consapevolezza già tremenda di poter rimanere in quello spazio per sempre, presto il lato bestiale del genere umano comincia a venire a galla accompagnato altrettanto in fretta dalla compera di orrendi personaggi da incubo al limite del ributtante, come il Re del Popcorn che nel maggiore momento di crisi diverrà una sorta di vero e proprio dio per i restanti sopravissuti all’interno dell’Orbit, in seguito a una agghiacciante dichiarazione dello stesso Re:

Anche voi potrete ricominciare a mangiare, e non i vostri vicini. I vostri vicini li mangerò io. Portateli da me quando finiranno a pancia all’aria… Se vi stancherete di vivere, portate voi stessi. Sarò lieto di stendervi secchi.
(sarà per lui enorme piacere farlo, come no)
E adesso voi direte, ma qual è il punto di tutto questo? È una situazione che confonde, Fratello Popcorn.
(stavo per chiederlo anch’io)
[…]
No,  non chiedo molto. Solo la carne di cui vi ho parlato, viva o morta.

Anche grazie allo stile trash ma accurato di Lansdale, dalle parole di Jack e dalla situazione descritte, si evince come l’Orbit e chiunque vi siano dentro sono la trasposizione di una riflessione sulla bestialità dell’uomo e viene da chiedersi se essa non sia stata volontariamente esagerata o che alla fine non vi sia in essa un fondo di verità.
La situazione create da Lansdale non sono adatte a un pubblico facilmente impressionabile e tantomeno se è solito leggere romanzi d’amore perché non vi è traccia di amore e dolcezza nella storia dei reclusi dell’Orbit e alla loro tragica situazione che non lascia intravedere di certo un finale allegro e positivo.
Il tratto geniale di questo libro è, a mio modesto parere, l’interno insieme che va a formarsi all’interno del romanzo, il susseguirsi di scene alquanto splatter  e disumane, la vena di follia che appare così irreale eppure al tempo stesso alquanto probabile, il tutto concentrato un sapiente mix.

Il mio voto per questo romanzo, che va indicato come un libro paragonabile solo a se stesso, è di calamai  d’inchiostro


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