"American Psycho" di Bret Easton Ellis

Cari appassionati di libri, sono qui con una nuova recensione per voi. Prevedo che si tratti di un lunga recensione ma potrebbe essere anche il contrario. Gli appunti presi occupano tutta una intera pagina del mio blocchetto, cosa assai rara, ma forse riuscirò a condensare i concentti in poche frasi.
Inoltre molte delle parti che aveva intenzione di citare... ho scelto di non farlo. Molte sono scene cruente e non tutti potrebbero apprezzare.


28676Titolo: American Psycho
Autore: Bret Easton Ellis
Anno di pubblicazione: 1991
Editore: Sole 24 Ore
Pagine: 444
Costo: 8,90

Patrick Bateman è giovane, bello, ricco. Vive a Manhattan, lavora a Wall Street e con i colleghi Timothy, David, Patten e Craig, frequenta i locali più alla moda, le palestre più esclusive e le toilette dove gira la migliore cocaina della città, discutendo di nuovi ristoranti, cameriere corpoduro ed eleganza maschile. Ma la sua vita è ricca di particolari piuttosto inquietanti e quando le tenebre scendono su New York, Patrick Bateman si trasforma in un torturatore omicida, freddo, metodico, spietato.




"American Psycho" non ha un inizio e neppure una fine. Sono vicende scollegate che si susseguono, priva a tratti di un filo logico eppure ordinate. Protagonista e narratore à Patrick Bateman, lavoratore presso Wall Street e serial killer di notte.
Proprio su questo punto bisognorebbe fermarsi per alcuni istanti. Solitamente un serial killer si denota per un classico metodo di uccisione, alcune caratteristiche ricorrenti, vittime che rientrano all'interno di specifici canoni, e seppure Patrick scelga donne, barboni, persone non bianche... qualcosa non rientra nel cassico schema del uccisero seriale. Manca un tassello, che lascia spazio a uno scenario di sangue e morte purché vi sia qualcosa che possa sconvvolgere. Ma forse, l'autore non ha sbaglisto, perché la vita di un serial killer non è esattamente il punto centrale del romanzo. Piuttosto è una atmosfera e proprio su di essa e le sue tante sfaccettature, s'innesta "American Psycho".
Ellis lascia che le vicende siano narrate dallo stesso Patrick. Così si  delinea il ritratto di un personaggio vanesio, ossessionato, depresso, intriso di un complesso di superiorità, finto perbenismo, mentre altrettante persone vuote ruotano attorno a lui.
Le notti scorrono tra locali, sesso e droga, discorsi privi di valore, dove la superficilità impera senza soste. Il quadro di una società sospesa fra il moderno e il contemporaneo si dipinge senza difficoltà: il valore degli oggetti, degli atteggiamenti, del kitsch è ovunque. Patrick è ossessionato dalla richezza, dal possesso, dal bell'ambiente. Ogni oggetto ha le sue particolarità, ogni abito viene sondato nel profondo, ogni arreddo giudicato, ogni marca ha la sua nomina.
Tutto è distaccato, Patrick è distaccato e il suo delirio si mischia con una satira pesante e, purtroppo, a volte poco distante dal vero.
Il romanzo, nonostante tutti suoi punti di forza, giunge verso la fine di se stesso con passo strascicato. Il concetto viene oramai assorbito dal lettore, una volta giunto a pagina 300, o poco prima o giù di lì, eppure questo pare non bastare allo scrittore. Esso continua impertirreto nella scrittura, aumentando le scene degli omicidi. La storia si dipana bene ma comincia ad accartocciarsi su se stessa per la noia, le ripetizioni, gli omicidi che in fondo, oltre il quarto, non sono che intrattenimenti. La rivlezione finale, la possibile illusione dei suoi stessi atti, del fatto che Patrick stesso compie i suoi atti solo nella sua mente.... la confusione fra verità e realtà impera. 

-Figo,- mormoro, ricordandomi com'ero fuori ieri sera. Avevo la schiuma alla bocca e non facevo che pensare agl insetti, a nugoli di insetti e a dare la caccia ai piccioni, con la schiuma alla bocca davo la caccia ai piccioni. -Phoenix. Janet Lrigh era di Phoenix...- Ho un blocco, poi mi riprendo. -La pugnalavo nella doccia. Una scena deludante- . Faccio una pausa. -Il sangue sembrava finto.
[...]
Penso alle gambe di Courtney spalancate e strette attorno all mia faccia e quando alzo gli occhi su Luis per un attimo la sua testa mi sembra una vagina parlante e a un tratto provo un terrore senza nome e mentre mi asciugo il sudore dalla fronte devo dirgli qualcosa.

Gli omicidi sono come la vita di Patrick, presenti eppure evanescenti. La loro crudezza non permea l'interno romanzo: rimangono entro la vita di una capitolo. La loro presenza in altri tratti del libro è solo un riflesso. L'interno romanzo in sé è indefinito, senza uscita, un continuo in cui non si può fare a meno di rimanere, senza via di uscita alcuna.
Una forte satira per il mondo attuale, una reatà dei fatti, una vita materiale e una vita di deliri, sognui allucinanti e nulla di più.


Il mio voto per questo romanzo è di quattro punteggi d'inchiostro. Sarebbero stati ben cinque punteggi, se la lentezza e la ripetizione non avessero reso il romanzo meno creativo e troppo simile a se stesso


7 commenti

  1. Amelia complimenti per la recensione, un libro piuttosto crudo, peccato per i concetti che si trascinano, a me fanno sbadigliare!

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    1. Grazie mille ;)
      Un libro crudo senza dubbio. Ti dirò, per quanto le ripetizioni possano esservi state, e il concetto assorbito, non è qualcosa che faccia propriamente sbadigliare. Di certo non eletrizzante ma neppure così barboso

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  2. E' un romanzo che lessi qualche anno fa, difficile ricordarsi con più precisione. Mi lasciò piuttosto impressionato, lo stile era volutamente enfatico, spesso ridondante, a tratti efferato e al limite della sopportazione. Tutto voluto, direi scientificamente.
    Chi ha vissuto gli anni ottanta, anche da noi e anche solo di sfuggita, ha un quadro che altri faticano ad avere. Anche per chi non li ha vissuti, il romanzo rispecchia chiaramente un mondo evanescente, tendenzialmente vuoto e privo di veri contenuti. E' l'edonismo degli anni ottanta, la ricerca sfrenata dell'apparire, dell'esponenzialità dell'avere e dell'esporre, quasi come forma di piacere.
    Basta dare comunque un'occhiata ad alcune immagini di quegli anni e noterete un'esosità che si espone in questo senso, molto fine a se stessa, senza particolari dietrologie o ideologie. Cosa che invece caratterizzò le due precedenti decadi.
    Singolare, rimastami in mente in modo molto vivido, è una scena, tra il drammatico e il grottesco, in cui Bateman, tra i vacui amici, confronta i bigliettini da visita. Questa scena racchiude per me un esempio elevato alla potenza di questo mondo evanescente che scorre tra le pagine. Quella di Ellis è una satira feroce, ma allo stesso tempo c'è una certa vena nostalgica, che ritroviamo per esempio nelle preferenze musicali, i Genesis anni ottanta di Phil Collins, o la musica accattivante di Huey Lewis and the News (li ricordo entrambi...).
    Il protagonista rappresenta una sorta di ossimoro, all'interno di un'ambientazione a sua volta contradditoria.
    Concordo in generale con la recensione, in particolare la tendenza della narrazione a trascinarsi un pò troppo nell'ultima parte.
    Trovo quest'opera comunque di livello piuttosto alto, forse un'opera che segna un'epoca. Sotto alcuni punti di vista un'opera geniale.

    Spero il contributo sia stato interessante.

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    1. Senza dubbio è un'opera unica nel suo genere, sopratutto per le sforzo dello scrittore nello scrivere nei panni di Bateman.
      Effettivamente avrei potuto citare la scena dei biglietti da visitia, ma ve n'erano così tante altre... troppo difficile scegliere.
      Il tuo contributo è sempre interessante. Non per sembrare cattiva nei confronti degli altrri followers, ma di certo i tuoi commento sono particolari e specifici,

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    2. Grazie Amelia... :) Non mancherò allora, se capiterà l'occasione.
      Molto bella la recensione.

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  3. Ho visto il film, e non sapevo se leggere il libro. Diciamo che la tua recensione è un punto a favore per la lettura. Anche se ci sono alcune cosette che non mi convincono. Ma non abbastanza da impedirmi di cercarlo in libreria.

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    1. Io te lo consiglio, tutto sommato. Intendiamoci, a volte dei bei libir hanno i loro difetti ma se sono messi a confronto di un lavoro assai buono possono, tutto sommato, passare in secondo piano senza però venire omessi o dimenticati

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Spero che il post vi sia piaciuto e attendo i vostri commenti :)