19/09/15

"Città di carta" di John Green

Cari appassionati di libri, sono qui con una recensione per voi. Stavolta si tratta del libro estratto per il Bookmark Reading cui sto partecipando. Potete trovare il banner dell'iniziativa sulla sinistra, se scendete lungo la colonna.

L'autore

John Green nasce a Indianapolis, il 24 agosto del 1977. Scrittore, blogger e critico, il suo primo romanzo "Cercando Alaska" si aggiudicò nel 2006 il Pritz Award. Gli altri suoi romanzi hanno subito lo stesso successo e il suo ultimo "Colpa delle stelle", lo ha portato in cima alla classifica del New York Time snel 2012
Il romanzo


Titolo: Città di carta
Autore: John Green
Anno di pubblicazione: 2008 - 2014 (Italia)
Editore: Rizzoli
Pagine: 391
Costo: 16,00

Quentin Jacobsen è sempre stato in­namorato di Margo Roth Spiegelman, fin da quando, da bambini, hanno condiviso un’inquietante scoperta. Con il passare degli anni il loro legame speciale sembra­va essersi spezzato, ma alla vigilia del diploma Margo appare all’improvviso alla finestra di Quentin e lo trascina in piena notte in un’avventura indimenticabile. Forse le cose possono cambiare, forse tra di loro tutto ricomincerà. E invece no. La mattina dopo Margo scompare misteriosamente. Tutti credono che si tratti di un altro dei suoi colpi di testa, di uno dei suoi viaggi on the road che l’hanno resa leggendaria a scuola. Ma questa volta è diverso. Questa fuga da Orlando, la sua città di carta, dopo che tutti i fili dentro di lei si sono spezzati, potrebbe essere l’ultima.

"Città di carta" ci porta in America, per essere precisi in Florida, nei sobborghi di Orlando. Ecco Jefferson Park. In questo luogo, Quentin Jacobsen e Margo Roth Spiegelman crescono. Migliori amici nell'infanzia, non più tanto amici una volta cresciuti. Ma Margo si rivolge proprio a Quentin nel momento del bisogno, nel momento di una buffa e teatrale vendetta. Quando tutti i sogni di Quentin sono sul punto di avverarsi, le speranze di avere Margo al suo fianco sono a un passo da lui ma lei non c'è. Sparita, partita come era solita fare ma qualcosa non va, qualcosa non convince Quentin e il tempo passa. Inzia così la ricerca di Margo.
Quando ho aperto il libro, ho pensato: ecco, finalmente ci siamo. Credevo di avere fra le mani una romanzo di formazione, una storia di giovani, profonda e piena, dai molti significati e realtà. Non è stato così.
Ma prima di parlare dei fatti veri e propri mi pare giusto segnare gli elementi minori che mi hanno fatto storgere il naso. In pratica, tutto questo si potrebbe riassumere in un concetto: il vocabolario. I giovani dipinti da Green... sono così irreali. Sopratutto quando parlano. No, in tutta la mia vita ho mai sentito un giovane ripetere così tante volte le stesse parole per esprimere un concetto o comportarsi in determinate maniera. Ma mai, e dico mai, sentito così tante volte la parola "pollastrella". Io non ho idea se si tratti della scarsa traduzione italiana ma se non lo fosse... che dire, Green? Nessuno parla così. Nessuno. In tutta la mia vita scolastica.
Ora posso proseguire con calma. Da dove iniziare? Partiamo dai personaggi, che solitamente sono solita lasciare per ultimi, ma in questo caso non posso affermare di averli amati o disprezzati. Lasciamo stare Ben, Lacey, Radar e tutti gli altri. Pensiamo a Quentin e Margo. La prima parola che mi sovviene, pensando a loro due, sia come uniti che come identità separate è: indefiniti. E non da un punto di vista poetico, non da un punto di vista di una personalità adolescienziale in crescita e quindi con ancora tutto da scoprire. No, Margo e  Quentin, a conti fatti, al succo del romanzo, non sono personaggi profondi. Sono indefiniti, nebbiosi, fissi su determinate categorie. Quetin il quasi sfigato che corre dietro a una immagine ideale di Margo perché ha gli ormoni impazziti. Margo, la ragazza perfetta della scuola che in verità è alquanto depressa e vuole fuggire perché i fili dentro di lei si sono rotti. Quali fili? Una città depressiva, amici depressivi, genitori insoddisfatti e una vita che non riesce a indirizzare dove lei vuole. Fossero questi i problemi per cui si rompono i fili dentro le persone. 
Margo incarna una sorta di ragazza che mistifica il viaggio e l'evasione, la fuga e la trasgressione da determinati canoni... ma in fondo, era davvero necessario? Finito, piatto, un muro contro cui scontrarsi. Sono protagonisti spastici, pronti a rinfacciarsi i propri sentimenti a caso, rendono ogni atto, ogni gesto una importante missione ma mancando del tutto quali sono le poche cose che davvero bisognerebbe custodire.
C'è quel qualcosa che non quadra, o quel qualquadro che non cosa. Fate voi. 
Eppure l'inizio è dei più promettenti. Mancanza, abbandono, ricordi e memoria. Però quell'istante infinito c'è e non c'è. Compare all'inizio e compare alla fine. La scintilla non scatta, il passato non è nell'aria e non lo è il presente, così come non si vede il futuro.

Smisi di salutare. La mia testa e la sua erano alla stessa altezza e si guardavano attaraverso il vetro. Non mi ricordo come finì. Nella mia testa non è mai finita. Siamo ancota lì che ci guardiamo, per sempre.

Erano parole bellissime, eppure Green le ha smentite con la scrittura dell'interno romanzo. Margo è un mistero, afferma, ma in verità non è lo è affatto. 
Allora potremmo rivolgerci a città di carta, al suo significato....

<<[...] E' una città di carta. Guardala, Q: guarda tutti quei viottoli, quelle strade che girano su se stesse, quelle case che sono state costruite per cadere a pezzi. Tutte quelle persone di carta che vivono nelle loro case di carta, che si bruciano il futuro pur di scaldarsi.[...] Ho vissuto qui per diciotto anni e non ho mai incontrato qualcuno che si preoccupasse delle cose che contano davvero.>>

Perché rivelare che cosa sia una città di carta a poche pagine dall'inzio? Dove è il gusto della scoperta? Ma sopratutto, Margo sa quali sono le cose che contano davvero? No. Inseguire un qualcosa di indefinito, una città così tanto per farlo, anziché alzare il capo e dire ciò che si pensa non è qualcosa "che conta davvero".
Non c'è un viaggio, nessuna road trip, nessuna vera ricerca, solo un grosso vuoto. Sì, certo, Quentin perde la sua carica ormonale scoprendo che Margo non è bella, incredbile e stupefacente, quanto essa sia una ragazza come tante altre . E dopo questo cosa accadrà? Green, mette in gioco tanti concetti e idee, sentimenti e pensieri speciali ma non è in grado di dare loro una forma o una forma indefinita in grado di rapire e far approdare in una dimensione nebbiosa di sentimenti sospesi. Vuole dire questo, non lo vuole dire. Davvero non si capisce. 
Mistificazione di idee e persone contro perdita delle illussioni e fuga dalla verità.

L'errore fondamentale che avevo sempre fatto - e che lei mi aveva lasciato fare, a onore del vero- era questo: Margo non era un miracolo. Non era un'avventura. Non era una cosa incantevole e preziosa. Era una ragazza.

 Eppure non c'è quella scintilla che scatta, manca qualcosa e anche questo elemento non si afferra perché il romanzo si perde. Si perde in una viaggio vuoto compiuto con una macchina, vestiti con le toghe del diploma, rischiando di uccidersi ma l'emozione non c'è. Si perde in una ricerca che occupa quasi tutto il libro ma non parla di null'altro che l'ossessione di Quentin narrata senza troppo cura, del disinteresse altrui. E alla fine, anziché far collidere i due mondi, ecco tutti i personaggi amalgamati assieme, tutti alla ricerca di Margo. 
Tutto avrebbe potuto essere diverso e, non esito a dirlo, migliore. La poesia di Whitman è belle e leggiadra e vi lascio quindi con questa strofa che mi fa pensare. Davvero lei aspettava? Perché sarebbe andata avanti lo stesso. La verità è che tutte le città sono città di carta, se tu lo vuoi.

Se non mi trovi subito non scoraggiarti,
Se non mi trovi in un posto cerca in un altro,
Da qualche parte starò fermo ad aspettare te.

Il mio voto per questo libro è di due punteggi d'inchiostro e mezzo. Pensavo di dargliene tre, mentre scrivevo la recensione, ma mi sono resa conto che mi stavo lasciando condizionare dalla poche frasi amate anziché dal libro vero e proprio






2 commenti:

  1. Bella recensione. Anche a me questo libro non ha lasciato granché, ma penso che prima o poi ne guarderò il film..può essere che sia meglio del libro

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    1. Credo che quello me lo riasparmierò volentieri XD

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Spero che il post vi sia piaciuto e attendo i vostri commenti :)