16/09/15

"I sette demoni di Venezia" di Cristina Brambilla

Cari appassionati di libri, sono qui con una nuova recensione per voi, Oggi vi parlerò del capitolo conclusivo della duologia de "La chiave dell'alchimista", un libro per ragazzi molto carino. Acquistai il primo molto tempo fa e quando scoprii che n'era uscito un secondo mi sono decisa a rispolverare la saga. Non amo lasciare le cose incompiute.

L'autrice

Cristina Brambilla nasce nel 1964 a Sesto San Giovanni. Scrittirice per la Mondadori e per la Salani di libri per ragazzi... Ok non vi è molto da dire XD

Il romanzo


Titolo: I sette demoni di Venezia
Autore: Cristina Brambilla
Anno di pubblicazione: 2009
Editore: Mondadori
Pagine: 216
Costo: 17,00 

Una gargolla dal pessimo carattere, le orecchie smisurate e il cuore infranto può mettere migliaia di chilometri fra sé e la ragione dei propri dispiaceri, ma non riuscirà a restare lontana a lungo dalla città più affascinante del mondo, Venezia. Specialmente se ha il sospetto che la Clavicola di Salomone, il più potente talismano della storia, stia per essere sottratta al suo custode, l'amata Lucilla, e che la ragazza si trovi in grave pericolo. Perché suo padre, lo spregiudicato alchimista Giulio Moneta, ha evocato un esercito di morti viventi per impossessarsi dell'amuleto, e non avrà pace finché lei non glielo consegnerà! Sfrecciando attraverso calli infestate di zombi e demoni di pericolosa bellezza, Lucilla dovrà tenersi ben salda alla groppa della gargolla, scoprendo che anche un cuore di pietra corroso dall'umidità può battere molto forte...


Continuano le avventura di Lucilla Moneta, ora quindicenne (se non ricordo male), a Venezia. Dopo essere stata in grado di utilizzare la Clavicola di Salomone, risvegliando i morti e provocando la morte dell'amato Dimitri, la giovane è costretta a imparare le più varie arti mistiche presso suo nemico-amico Leo Wehwalt. Con lei non c'è più Ploc, la fedele gargolla. Se n'è andato e Luccilla non sa quando tornerà. Nel frattempo, suo padre, non arresossi dalla perdita della Clavicola, ordisce contro la sua stessa figlia pur di impadronirsi del prezioso cimelio.
Prima di addentrarmi all'interno delle dinamiche dei personaggi e della trama, di cui comunque vi parlerò poco per evitare qualsiasi tipo di spoiler eccessivo, occorre gettare un occhio sul mondo alchemico che impregna Venezia. La scrittrice, ancora una volta non si è sbilanciata di molto, se non nel titolo: non vedrete nessuno dei sette demoni, ve lo dico proprio. In ogni caso, come ho scritto, la Brambilla non si è sbilanciata. Non ha eretto immensi castelli alchemici e cabalistici, nessun mondo incredbile, nessuna particolare rimificazione degli angeli e dei demoni. E del resto come avrebbe potuto farlo, con un libro per ragazzini?
Di postivo vi è la messa in gioco della sciamana e forse un futuro sviluppo della storia, sebbene non vi sia nulla che possa far presagire il proseguimento della duologia e questo almeno dalla parte della casa editrice e dell'autrice. La sciamana, non è di certo il massimo esempio di perfezione dei canoni scimanici, ma con mia particolare soddisfazione, Due Case non è stata di certo una sottospecie di farsa o una sorta di strana mimica dello sciamano, quanto un ritratto piuttosto coerente di questa particolare categoria. E mi sento di poterlo affermare con una certa sicurezza, avendo studiato proprio essi durante le mie lezioni all'università. Si tratta di un ritratto abbastanza fedele e al tempo stesso ben integrato con il filone fantastico di un libro per ragazzi.
I personaggi della Brambilla sono quello che sono, né più né meno e sarebbe alquanto ridicolo aspettarsi figure superlative e indimenticabili. Di certo non sarebbe guastata una parentesi per sondare ulteriori tratti della personalità psicotica e folle di Giulio Moneta.
Esempio potrebbe esserne Lucilla. Sebbene al finale del romanzo si dimostri più in gamba di quanto una ragazzina avrebbe dovuto essere, essa è un personaggio interessante. Non è la tipica eroina. Certo, la Brambilla non ha potuto esitare di cadere nel cliché della protagonista bella da morire... ma oramai lo fanno quasi tutti al giorno d'oggi, al punto che ci ho messo una pietra sopra. Tornando a Lucilla, lei non è gentile, non è carina, non è caritatevole e neppure empatica. E' una ragazzina di quindici anni e rimane tale.

Al momento, però, aveva da poco compiuto quindici anni, odiava suo padre, avrebbe voluto tanto vendicarsi di Leo e, se avesse rincontrato il mastino di pietra, gli avrebbe spezzato le corna per punirlo di averla abbandonata. Non era un modello di saggezza, doveva ammetterlo.

Un piccolo appunto va dedicato alla gargolla. Rispetto al primo libro, non è cambiato molto. Dove invece Lucilla ha subito un leggero scarto, crescendo e avanzando seppure in manier impercettibile, Ploc non cambia. E' sempre lui e questo in fondo non è poi così male come se possa credere. 
Forse è l'unica creatura a vederci chiaro nel grand disastro che diventerà Venezia. Di certo, è una creatura sincera e forse, paradossalmente più umana di Lucilla. Dove una mette il broncio e si atteggia e prima donna, Ploc esprime ciò che sente nei gesti quasi fosse fatto di carne.

Ma un giorno mi ero ribellato ed ero sparito, abbandonando una fanciulla bellissima e disperata con un fardello troppo pesante per le sue fragili spalle. Oh, peggio per lei! Ancora una volta, non era colpa mia se lei era splendida e io mostruoso; se lei era umana, se sarebbe invecchiata e diventata polvere, mentre io no. Io non volevo vedere quella fine. Volevo ritirarmi al Polo Nord, dove confidavo che il fraddo mi avrebbe congelato il cuore.

Il mio voto per questo romanzo è di tre punteggi d'inchiostro

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