11/09/15

"La sedia d'argento" di C.S. Lewis

Cari appassionati di libri, sono qui con le penultima recensione de "Le Cronache di Narnia". Ci siamo, ho quasi finito di rileggere l'intera saga e non posso proprio affermare che sia stato un piacere, anche se questo romanzo è stato vagamente piacevole.

L'autore

Clive Staples Lewis nasce a Belfast il 29 novembre del 1898. Meglio conosciuto per la sua saga fantastica de "Le Cronache di Narnia", fu scrittore e filologo. Frequentò l'università di Oxford come docente di lingua e letteratura inglese, dove conobbe Tolkien ed assieme a lui, oltre altri scrittori, fondò il circolo di discussione letteraria Inklings. Morì a Oxford il 22 novembre del 1963.


Il romanzo

Titolo: La sedia d'argento
Autore: C. S. Lewis
Anno di pubblicazione: 1953 - 2003
Editore: Mondadori
Pagine: 224
Costo: 20,00

Un viaggio nel mondo Narnia, popolato di gnomi, giganti, fauni, streghe, satiri e animali parlanti. Sarà Aslan, il Grande Leone, a trasportare fin là Eustachio Scrubb e Jill Pole grazie al suo soffio possente, ed ad assegnare loro un singolare compagno: Paludrone Puddleglum, creatura delle paludi. Compito dei tre eroi improvvisati sarà quello di ritrovare e liberare il principe Rilian, figlio di Caspian Decimo re di Narnia, rapito dalla Strega Malefica e segregato nel Mondodisotto da dieci anni. E non c'è bisogno di dire che un'impresa del genere comporta incredibili peripezie, un lungo e faticoso cammino e innumerevoli avventure

Ora è giunto il momento di scordarci i quattro fratelli che un tempo furono re e regine di Narnia. Eustachio è il nuovo protagonista del penultimo romanzo delle Cronache di Narnia, ma stavolta non vi è alcun veliero ad attenderlo e Caspian è ormai invecchiato. Compagna di avventure sarà Jill Pole, studentessa nello stesso istutito del giovane. 
Scappando da alcuni bulli, in maniera bislacca, Jill e Eustachio entrano nel mondo di Narnia. Proprio alla giovane ragazzina, Aslan affiderà il compito di ricordare alcuni misteriosi segni per ritrovare il principe perduto. Assieme a loro si agigungerà Pozzanghera, un paludrone del mondo di Narnia, e forse l'unico personaggio serio di tutto l'interno romanzo.

-Sto cercando di pescare qualche anguilla: ho deciso di prepare uno spezzatino per la cena di stasera. Sono sicuro che non ne prenderò neanche una. [...] Comunque se volete rendervi utili, mentre io pesco potete accendere il fuoco. Oh, lo dico tanto per dire, perché non ci riuscireste mai [...].


Pozzanghera è il re del pessimismo e della depressione, l'unico personaggio nell'intera Narnia che non cada ai piedi di qualsiasi tranello come un qualsiasi pesce lesso, se non fosse per la presenza dei suoi due compagni. Come sempre Lewis crea dei piccoli e giovani eroi, privi di qualsivoglia spessore, forze e autonomia. Essi agiscono perché devono agire, e non per via di qualche loro particolarità. Pare che l'autore sia entrato direttamente in scena a muovere le sue creature come marionette, anziché dotarli di una loro autonomia e lasciare che le sue stesse decisioni appaiano dettate dall'animo di Jill e Eustachio. Purtroppo non sarà così. Sebbene vi è da dire che Jill appaia leggermente fuori dagli schemi soliti dello scrittore. Permalosa, poco coscienziosa, abile a mentire... eppure, ancora una volta, le manca quel qualcosa in più per risaltare. 
Altrettanto deludente è la breve apparizione di Caspian e la quantomai assente personalità del principe Rilian, un ennesimo allocco biondo che predica le forza del bene e della giustizia a destra e a manca. 
Stranamente, Lewis è riuscito a costruire, nonostante tutti i possibili difetti, una avventura più dinamica  e interessante di quelle precedentemente scirtte, portando i suoi protagonisti fino alla città dei giganti e nel nascosto Mondo di Sotto, un regno di tenebre dove una misteriosa donna in verde fa da regina. Padre Tempo, altre pallide creature simile a larve umane, nani, un fiume che ricorda quello dell'inferno greco, una luce asfissiante e i suoni quasi assenti... tutto questo compone il Mondo di Sotto entro cui i tre si ritrovano confinati nel corso della loro avventura, dopo il tradimento subito.

Non avevano più paure ma nemmeno speranze. Cominciarono a intravedere qualche luce, debole e pallida come quella della lanterna di bordo, poi una sembrò farsi più vicina, sempre più vicina, finché videro che un'altra barca li aveva sfiorati. Di lì a poco incrociarono altre imbarcazioni. Aguzzarono la vista al punto che gli occhi cominciarono a dolore, ma volevano capire cosa succedesse. Le luci illuminavano mura, torri, gente che si muoveva. La cosa strana era la totale assenza di rumore.


Compare anche un ennesimo e misterioso personaggio femminile, molto simile alle brutta copia della Strega Bianca e che convenientemente rientrerà nei canoni del cliché all'interno del romanzo.

Solo il finale riserva qualche sorpresa e una piccola analisi degli avvenimenti, forse anche dal punto di vista biblico e quindi "La sedia d'argento" non potrebbe che essere solo una grande faccenda messa in piedi per accennare a uno scoperta finale che solo l'ultimo romanzo della saga potrà rivelarci.


Il mio voto per questo romanzo è di due punteggi d'inchiostro e mezzo






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