"L'ultima battaglia" di C.S. Lewis

Ci siamo. Ho riletto tutte le Cronache di Narnia, dalla nasciata alla sua fine. La saga è conclusa, quindi questo aprirà un nuovo periodo di riletture, che però scoprirete nel futuro Top Ten Tuesday. Capirete meglio come integrerò le due cose quando vi sarà il post appossito.



23348641Titolo: L'ultima battaglia
Autore: C.S. Lewis
Anno di pubblicazione: 1956
Editore: Mondadori
Pagine: 176
Costo: 20,00 (edizione completa)

Tutti i personaggi incontrati nel ciclo di Narnia vengono alla ribalta per salutare: il Professore, zia Polly, Edmund, Peter, Lucy, gli gnomi, il topo Ricipì, l'aquila Alidifuoco, l'unicorno Diamante. Ma i veri eroi di questo "gran finale" sono Tirian, l'ultimo discendente dei re di Narnia, e i due bambini Eustachio Scrubb e Jill Pole, che devono smascherare un assurdo impostore. Infatti lo scimmione Shift ha travestito da leone l'asino Puzzle, cercando di farlo passare per il leggendario Aslan e qualcuno ci ha creduto. E adesso le forze del bene e del male si preparano all'ultima battaglia.


Narnia è di nuovo in pericolo, un nuovo re chiede aiuto una volta perso l'appoggio del suo stesso popolo, ancora una volta tocca a Jill ed Eustachio salvare Narnia. Tutto per colpa di un asino senza personalità e una scimmia avida. E la stupidità degli abitanti di Narnia stessa. Un ritardo mentale, più che altro. 
Enigma trasvestito, con la pelle di un leone, dalla scimmia Cambio si lascia convincere da quest'ultima a impersonare il famoso Aslan. Da lì in poi l'avidità di cambio non si fermerà a un semplice gioco, cui avrebbe avuto indietro fama, ma stringe un accordo anche la gente di Calormen. L'allarme dell'invasione giunge da una driade, ma è solo il principio della fine.
-E' la fine- gemette la driade in preda al panico, e tremava come se un vento forte e tempestoso la facesse vacillare. Tutt'a un tratto cadde di lato, come se qualcuno le avesse reciso i piedi. Stramazzò e poco dopo si dissolse nel nulla. I tre sapevano cosa era successo: il suo albero, lontano molto chilometri, era stato abbattuto.

Non vi parlerò dei personaggi. Qualsiasi lettore un poco attento si renderebbe conto di come questo sia più che inutile. In tutta la saga nessuno di essi ha mai avuto particolare spessore o una profonda psicologia interna. 
Quindi passiamo ai fatti. La prima domanda chhe sorge è: possibile che basti un asino col mantello? Ma sopratutto può essere una semplice divergenza di credenze a gettare il mondo nel caos?
Lewis propone uno scenario sull'orlo dalla fine inevitabile, nessuno è in grado di arginare il disastro. Tutti sono troppo impegnati a scegliere quale dio venerare, se non venerarlo affetto, se pensare a loro stessi. E qui sorge una riflessione. In un mondo che rischia di sfociare nella guerra, nessuno agisce o interviene, nessuno si allea per una sopravvivenza comune. Una sorta di specchio per la realtà attuale, riguardo i conflitti e le possibili incompresioni religiose, ma nel mondo di Narnia questo non è un principio applicabile. Almeno per come Lewis ha fin'ora costruito il suo mondo.
-Tenete a freno la vostra pretenziosa e nobile lingua, signore- replicò il nano. -Dite di essere Tirian, anche se non gli somigliate. Ma per noi non ha alcuna importanza, perché da oggi in poi vogliamo avere un re e non vogliamo Aslan. D'ora in avanti penseremo solo a noi stessi, senza doverci togliere il cappello davanti a nessuno, vero, ragazzi?

Impossibile non cogliere la velata critica che Lewis pone a chiunque non accetti Aslan, metafora della religione da lui tanto amata. Negare Aslan significa divenire persone "che pensano solo a loro stesse" e la presuenzione dello scrittore è sconsiderata. Proprio su questo punto si apre il finale, il vero fulcro della recensione.
Senza ombra di dubbio la creazione di quello che vi è al di là della porta, al di là della fine, è una costruzione articolata e forse pochi si aspettano di vedere terminare in maniera così brusca e violenta un mondo che ha vissuto per millenni e sette libri. Coinvolti anche tutti gli eroi che dalla Terra viaggiarono fino a Narnia per salvare questa magica terra da un triste destino. 
Loro sono finiti eppure sono iniziati. Una fine che equivale a un inizio. Susan non c'è, esclusa dalla vera Narnia, quella che vi è dopo, perché troppo presa dalle faccende mondane della Terra. 
Il dolore della perdita viene tranquillamente ignorato da Lewis, evitando di soppesare Susan, così come rimarrà sulla Terra.
Invece, punta i riflettori sui rimasti, se così si può definirli, osservandoli mentre ascendono all'Eternità. Tutto molto bello, loro sono più belli. Perché? La demonizzazione della vita, lo sguardo volto verso latro è qualcosa che Lewis ficca a forza nella sua saga religiosa. Non sono più interessanti riferimenti, non sono più misteri, quanto leggi.
Con la loro vita, la loro giovane vita, avrebbero potuto fare ogni cosa ma invece vi è stato il necessario bisogno di mandarli verso altro, dimenticando completamente come l'esistenza non sia composta solo dalla morte. Il paradiso non è la soluzione di tutto.
Il mio voto per questo romanzo è di due punteggi d'inchiostro e mezzo

2 commenti

  1. Ce l'hai fatta a finirlo!! Non ti invidio, come sai mi sono fermata dopo il terzo!

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    1. Alla fine dei conti, a mio parere, le Cronache di Narnia hanno molti spunti interessanti e parallelismi, ma coinvogliare certi temi a una lettura così infantile distrugge l'intera storia.

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Spero che il post vi sia piaciuto e attendo i vostri commenti :)