29/10/15

"Abbiamo sempre vissuto nel castello" di Shirley Jackson

Cari appassionati di libri, siamo qui con una recensione per voi. Oggi vi parlerò del libro di ottobre, ovvero il libro sorteggiato nell'iniziativa "Il libro del Mese". Se volete sapere di cosa tratta, passate a leggere il regolamente qui

L'autrice

Shirley Jackson nacque a San Francisco il 14 dicembre del 1916. Scrittrice e giornalista, esordisce nel 1948 per la testata The New Yorker. Particolarmente conosciuta per le sue opere come "La lotteria" e "L'incubo di Hill House", è stata anche scrittrice per libri per bambini. Morì a Bennington l'8 agosto del 1965 a causa di un infarto
Il romanzo

9309067Titolo: Abbiamo sempre vissuto nel castello
Autore: Shirley Jackson
Anno di pubblicazione: 1962
Editore: Adelphi
Pagine: 182
Costo: 15,30

"A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce"; con questa dedica si apre L'incendiaria di Stephen King. È infatti con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo. E quando in tanta armonia irrompe l'Estraneo (nella persona del cugino Charles), si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali di una commedia. Ma il malessere che ci invade via via, disorientandoci, ricorda molto da vicino i "brividi silenziosi e cumulativi" che - per usare le parole di un'ammiratrice, Dorothy Parker abbiamo provato leggendo La lotteria. Perché anche in queste pagine Shirley Jackson si dimostra somma maestra del Male - un Male tanto più allarmante in quanto non circoscritto ai "cattivi", ma come sotteso alla vita stessa, e riscattato solo da piccoli miracoli di follia.

Costance, Merricat, zio Julian e il gatto Jonas sono tutto ciò che rimane della famiglia Blackwood. In seguito alla morte misteriosa del resto della famiglia e una accusa che pense come una falce su uno dei membri rimanenti, i restanti Blackwood vivono nella loro casa ed essa è il loro regno. Uscire e recarsi al villaggio è compito di Merricat. Un compito che la giovane diciottene odia.
La Jackson si prende tutto il tempo necessario per spiegare cosa accade. Ogni elemento, benché svelato nella prefazione, viene rivelato pian piano in questo breve romanzo.
Senza dubbio è stata una lettura particolare e probabilmente questa mia recensione non sarà particolarmente lunga. I motivi sono pochi e semplici: se narassi troppo del romanzo, si renderebbero necessari degli spoiler e delle rivelazioni che rovinerebbero le scoperte finali. Per cui tenterò di scrivere brevemente e in maniera concisa.
L'autrice ha senza dubbio compiuto un buon lavoro ma non privo di qualche imperfezione che non hanno spinto questo romanzo in cima alla mia classifica di preferenze, ma che probabilmente lo rende una delle migliori letture del mese.
I personaggi sono pochi e tutta l'attenzione deve essere concentrata non tanto sul dirompente cugino Charles, arrivato a turbare la pace illussoria delle due sorelle e dello zio paraplegico, quanto sulle die giovani protagoniste.
Costance e Merricat, Merricat e Costance. Durante tutto l'arco della lettura, una domanda sorge: quale è lo scopo dei personaggi e, sopratutto, delle due sorelle? Costance è la maestra della cucina, abile nel maneggiare il cibo, dedita alla cura dei pochi parenti rimasti. Merricat, o Mary Katherine, si occupa di poco e quasi niente. Oramai grande, non appare ciò che è: presto i primi segni di un evidente equilibro mancanto si mostrano agli occhi del lettore.
89724Eccola simile a una bambina, mentre gioca nella foresta e con oggetti qualsiasi recita incantesimi difensivi. L'interno personaggio della giovane è estremamente interessante, così come quello cieco della sorella Costance. Essa chiude gli occhi di fronte a ogni strano comportamento e anche se la presenza del cugino Charles sembra scuoterla, rimane sempre sospesa in quel mondo di stranezza e chiusura. La casa catalizza in sé ogni cosa, diventa il riflesso delle ansie delle due sorelle, il loro piccolo mondo, un posto sicuro, "la luna" di cui tanto parla Merricat. La loro abitazione diviene il loro piccolo regno ma anche la loro prigione. Pagina dopo pagina, si delinea un delerio scritto con immensa delicatezza, al punto di portare il lettore a porsi domande su cosa sia vero e cosa sia falso. "Abbiamo sempre vissuto nel castello" è quindi una lettura valida? Sì, eppure no. La scrittura della Jackson è bella, pulita, sognante e ben si accompagna all'atmosfera sospesa entro cui si dipana la vita delle sorelle. Infinte bambine, senza essere mai cresciute, eppure tremende custodi di un segreto. Si delinea anche la lineaa di una psicosi costruita bene solo a metà. Perché agire così? Perché aver compiuto quel gesto? La Jackson si concentra più su alcuni elementi delle singole sorelle anziché fornire anche un quadro più specifico, e anche, perché no, più generale e ampio. 
Nonostante l'esito scontato e il finale intuibile fin dalle prime pagine, è un breve romanzo che in media potrei consigliare ma che di certo non è apprezzabile da tutti.

Il mio voto è di tre punteggi d'inchiostro


9 commenti:

  1. Questo libro mi incuriosisce parecchio e spero di riuscire a leggerlo presto. Ho letto un sacco di opinioni contrastanti, quindi, anche se ho ridimensionato un po' le mie aspettative, sono comunque curiosa di leggerlo :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io direi di dargli una possibilità. Non è male per nulla ma neppure incredibile

      Elimina
  2. Mi ispira molto la parte psicologica e inquietante della vicenda, ma non molto il giallo, ho paura che senza un po' di suspence non riuscirò a portarlo a termine. Certo che le due copertine sembrano appartenere a due libri diversi!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Devi contare che per ciò che riguarda le copertine, stiamo parlando dell'edizione italiana dell'Adelphi, che pubblica molti libri "classici", mentre l'altra è straniera. Effettivamente sono molto diverse, ma coerenti con la storia.

      Elimina
  3. Mi dispiace che il mio consiglio non si sia rivelato pienamente soddisfacente...
    Di "Abbiamo sempre vissuto nel castello" ho apprezzato soprattutto l'atmosfera di sottile inquietudine, che ammanta tutto il romanzo, e la difficoltà di decidere con certezza cosa sia male e cosa bene.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. L'atmosfera mi è piaciuta moltissimo però non mi ha preso come avrebbe dovuto. Insomma, molte cose erano già intuibili e purtroppo non sembra un bellissimo stile basta e avanza

      Elimina
    2. Vero, ma non mi ha dato noia più di tanto... la mia attenzione è stata focalizzata tutta sull'inquietudine che Shirley Jackson era capace di scatenare nel suo lettore, e nel messaggio del romanzo. ^_^

      Elimina
  4. Io sono stata più cattivella con il votoXD Però bella la tua recensione!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Tutto sommato non era poi così malaccio ma neppure particolarmente eccelso

      Elimina

Spero che il post vi sia piaciuto e attendo i vostri commenti :)