"Le pietre magiche di Shannara" di Terry Brooks

Cari appassionati di libri, siamo nuovamente qui con una recensione a sfondo fantastico.  Si procede quindi con il secondo romanzo della prima trilogia di Shannara creata da Terry Brooks

L'autore

 Terry Brooks nasce l'otto gennaio del 1944 a Streling, Illinois.
Prima di divenire scrittori, intraprese la carriera di avvocato, dopo aver studiato legge alla  Washington & Lee University.
Nel 1977 pubblicò il suo primo romanzo fantastico, "La spada di Shannara", che presto divenne un bestseller a livello mondiale e rimase nella classifica del New York Times come libro più venduto per ben cinque mesi.


Il romanzo

Titolo: Le pietre magiche di Shannara
Autore: Terry Brooks
Saga: Il ciclo di Shannara #2
Anno di pubblicazione: 1994
Editore: Mondadori
Pagine: 504
Costo: 8,83

Ad Arborlon, la mitica capitale del regno degli Elfi, la popolazione sta per essere investita da uno spaventoso cataclisma. L'Eterea, la pianta magica che protegge tutto l'antico popolo dalle forze del male, sta soccombendo sotto un magico attacco. Da ogni parte stanno per irrompere mostri delle tenebre e demoni spaventosi. Solo il giovane Lauren, alla testa di un pugno di eroi, troverà il coraggio di opporsi alle forze del male.


Prima di tutto... chi ha scritto la quarta di copertina!? No, seriamente. Non c'entra nulla con la trama, è dannattamente inesatta. Dannata editoria e le cose fatte male. Meglio proseguire...
Terry Brooks è migliorato ma non abbastanza. Rispetto al primo romanzo della saga, "Le pietre magiche di Shannara" prende in sé un poco di dinamismo. Lo stile continua a mantenere il suo stampo solenne e antiquato, tanto simile a quello di una quest, ma qualcosa  è cambiato. La scorrevolezza aumenta, sebbene lo schema degli avvenimenti sia sempre il medesimo.
Uno fra i primi difetti che di certo non aiutano lo sviluppo di questo romanzo è una delle abitudini che l'autore non ha di certo abbandonato. Ancora una volta, molti dei pensieri dei personaggi vengono affidati a banali pezzi di narrativa. L'assenza del dialogo è spesso presente e quando esso viene letto fra le righe, è relegato alle spiegazioni e a qualche sparuto momento in cui i personaggi riescono effettivamente a conoscersi. Un esempio potrebbe essere quello del rapporto di dei due protagonisti principali: Wil e Amberle.

<<Voglio che tu mi prometta di fare in modo che io porti a termine questa missione... senza esitare, senza smarrirmi. Sii la mia forza e la mia conoscenza. Promettimelo.>>
Le sorrise con dolcezza. <<Te lo prometto.>>

Le loro interazioni non sono poi così piene come potrebbe sembrare, eppure Brooks lascia intendere che fra di essi vi sia qualcosa di profondo, qualcosa fra amicizia e amore, un legame forte basato sulla fiducia e sull'affidamento reciproco. Eppure questo sentimento non viene spiegato a sufficienza. Si può intendere, si può leggere fra le righe, si comprende nelle pagine finali del libro, eppure manca quella scintilla che potrebbe rendere ancora più bello il rapporto fra i due. E sarebbero bastati quei pochi tratti di dialogo in più.
Tornando allo stile e alla trama del romanzo, Brooks ha cambiato qualche dettaglio. La morte è finalmente presente, molto più che ne "La spada di Shannara". Ma anche stavolta, nella morte dei personaggi non vi è abbastanza enfasi. Ci si può dispiacere ma manca il sentimento. Molti sono i personaggi secondari la cui morte, seppure necessaria per rendere la situazione grave e pesante, non ha alcuna vera risonanza all'interno dei personaggi principali e di conseguenza neppure nel lettore.
Brooks deve ancora comprendere come qualche dialogo renderebbe tutto più interessante e affascinante.
Così la storia rimane sospesa tra personaggi principali faticosi da seguire per certi versi e non troppo sviluppati, assieme a personaggi secondari vuoti e destinati a finire presto.
Ancora una volta Brooks si rivela uno scrittore del fantasy più classico. Domande sorgono alla fine del libro, come la presenza del Dagda Mor. Il suo nome possiede qualche particolare ogirine? Oppure è stato creato con la pura intenzione di dare enfasi? In compenso ho trovato interessante la scelta dell'autore di ricorrere a figure classiche del folklore e delle mitologia, mettendo in campo le Furie e il vampiro inteso come un vero e proprio demone. Purtroppo anche stavolta non si è avuta la concessione di un cattivo vero e proprio, la cui assenza e poco incisività non mi hanno tuttavia scontentato o turbato.
Tornando ai personaggi, Wil Ohmsford di certo non vale molto, quanto la presenza di personaggi femminili finalmente protagonisti è da guardare con attenzione. Partiamo da Eretria, la bella nomade.
Da un punto di vista puramente personale, la giovane zingara è riuscita ad farsi piacere solo alla fine e magari perché oramai era parte del gruppo. Eretria è ancora stereotipata. Bella, furba, seduttrice... stalker. La sua fissazione con Wil, giustificata da nulla, è risultata leggermente inquetante all'inizio del romanzo. Eretria incarna la tipica  ragazza disinibiata e sfacciata, sebbene io l'avrei definita in tutt'altra maniera, che non manca mai nei romanzi dallo schema fin troppo classico.
Amberle è tutta un'altra storia. E forse il punto più positivo del romanzo. Purtroppo Brooks non la apparfondisce come andrebbe fatto, come sempre nei suoi primi romanzi, ma la giovane elfa porta dentro di sé un segreto e anche una mentalità, una conflittualità che nel finale avrà la sua spiegazione, che forse l'intero libro avrebbe dovuto essere dedicato a lei.
Amberle rimase a lungo immobile. La paura l'aveva paralizzata. Se ne stava rigida, rabbrividendo poco distante dai rami più vicini, fissando come ipnotizzata l'Eterea. [...] Perse ogni nozione di tempo e luogo: era consapevole soltanto della sua incapacità di compiere quegli ultimi passi.
Quando finalmente vi riuscì, le sembrò che fosse qualcun altro a farli.
[...]
In silenzio, si inginocchiò sul tappeto di foglie morte e rami spezzati, stringendo le mani in grembo. Aspettava.
Un attimo dopo, un ramo deturpato le scivolò dolcemente attorno alle spalle.
<<Amberle>>
La ragazza cominciò a piangere.

Anche altre domande verrebero da porsi su Allanon. Come è che il Druido vive il suo compito e tutte le verità che cela?
"Le pietre di Shannara" è il libro che potrebbe essere definito come carino. Non di certo al meglio della sua forma, con qualche innocazione rispetto al romanzo che lo precedette, seppure con ancora tanti punti da sviluppare affinché le storie che Brooks crea possano davvero entrare nell'animo del lettore. Nonostante tutte le pecche e i pochi miglioramenti, forse a causa del mio estremo sentimentalismo, sono riuscita a piangere nuovamente al finale del libro nonostante fosse una rilettura e quindi la fine mi fosse impressa nella memoria già da tempo.
Il mio voto per questo romanzo è di tre punteggi d'inchiostro e mezzo. C'è di meglio ma anche di peggio.


2 commenti

  1. Mi è tornata la voglia di leggerlo :)
    Possiedi tutti i libri della saga o te ne manca qualcuno?

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    1. Al momento sono ferma alla terza trilogia, ovvero quella del Viaggio della Jerle Shannara

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Spero che il post vi sia piaciuto e attendo i vostri commenti :)