"Metro 2033" di Dmitry Glukhovsky

Cari appassionati di libri, siamo qui con una recensione che mi ha lasciato molti dubbi fino alla fine, senza essere certa del voto dato al libro. Ma insomma, ormai punto su quello, quindi mi spiegherò meglio nella recensione vera e propria.

L'autore

Dmitry Glukhovsky nasce il 12 giugno del 1979. Scrittore e giornalista, famoso in Russia proprio per il romanzo Metro 2033, il seguito del romanzo e alcuni scritti satirici. La sua esperienza da scrittore inizia quando nel 2002 pubblicò sul proprio blog i capitoli di Metro 2033, dando libero accesso a tutti i lettori. Ha vissuto in Israele, Germania e Francia, parla fluentamente cinque lingue, oltre la sua natia. 
Il romanzo

Titolo: Metro 2033
Autore: Dmitry Glukhovsky
Saga: Metro #1
Anno di puccliazione: 2005 - 2010 (Italia)
Editore: Multiplayer Edizioni
Pagine: 779
Costo: 15,22

L'anno è il 2033. Il mondo è ridotto ad un cumulo di macerie. L'umanità è vicina all'estinzione. Le città mezze distrutte sono diventate inagibili a causa delle radiazioni. Al di fuori dei loro confini, si dice, solo deserti e foreste bruciate. I sopravvissuti ancora narrano la passata grandezza dell'umanità. Ma gli ultimi barlumi della civiltà fanno già parte di una memoria lontana, a cavallo tra realtà e mito. L'uomo è stato sostituito da altre forme di vita, mutate dalle radiazioni e più idonee a vivere nella nuova arida terra. Il tempo dell'uomo è finito. Poche migliaia di esseri umani sopravvivono ignorando il destino degli altri. Vivono nella metropolitana di Mosca, la più grande del mondo. E l'ultimo rifugio dell'umanità. Le stazioni sono diventate dei piccoli stati, la gente riunita sotto idee, religioni, filtri dell'acqua o semplicemente per difendersi. E un mondo senza domani, senza spazio per sogni, piani e speranze. I sentimenti hanno lasciato spazio all'istinto di sopravvivenza, ad ogni costo. VDNKh è la stazione più a nord, una volta la più bella e più grande. Oggi la più sicura. Ma oggi una nuova minaccia si affaccia all'orizzonte. Artyom, un giovane abitante di VDNKh, è il prescelto per addentrarsi nel cuore della metro, fino alla leggendaria Polis, per avvisare tutti dell'imminente pericolo e ottenere aiuto. E lui ad avere le chiavi del futuro nelle sue mani, dell'intera metro e probabilmente dell'intera umanità. 

Alla fine di questo romanzo, la mia indecisione era alle stelle. Non sapevo che voto gli avrei dato. In ben 779 pagine, possiede una sola singola pecca. E questo è notevole, all'interno di "libro-mattone". Diciamocelo, gli scrittori sono persone. Anche loro commettono errori, quindi è normale che nel romanzo vi siano errori o momenti in cui la storia narrata non è al massimo della sua potenza.
Quindi io vi dico: ho adorato "Metro 2033". Ma ha i suoi difetti, come scrivevo. Anzi, uno solo. 
L'universo creato da Glukhosvky è curato nei dettagli. Agli occhi del lettore si apre un futuro apocalittico. Nessuno sa davvero cosa sia successo al resto della popolazione mondiale, perché tutti oramai vivono nel loro mondo claustrofobico: la metro. La metro è la nuova casa degli uomini, al sicuro dalle radiazioni di una terra non più ospitale. Eppure la loro vita è constantemente in pericolo.
Così l'autore spiega dettaglio per dettaglio ogni singolo particolare della nuova vita: prima da un lato politico, poi da un lato economico e anche, per tutto il resto del romanzo, da un lato puramente umano. Perché l'umano è tale e nonostante la nuova disastrosa vita, non ha abbandonato le sue vecchie abitudini. Vi sono dettagli in ogni dove, pagine intere dedicate a determinate storie riguardo la metro è ciò che l'ha portata a essere tale, perché e come vivono gli abitanti delle varie stazioni.
Non vi nego che forse il romanzo sarebbe stato perfetto se fosse stato narrato in prima persona, ovvero dal punto di vista di Artyom, protagonista del romanzo. 
Se potete, trovate l'edizione contente i capitoli inediti de "Il vangelo secondo Artyom", narrati in prima persona dal protagonista in seguito alle vicende del romanzo. Poche pagine scritte alla perfezione che mi hanno profondamente commossa e che non nego abbiano inciso pesantemente sul voto finale del romanzo. Inoltre, proprio per questo sostengo che il libro sarebbe stato molto più coinvolgente in prima persona

Quindi, torniamo ad Artyom. Giovane ragazzo della stazione VDNKh, orfano di madre morta divorata dai ratti e unico sopravvisuto di una stazione di cui non ha memoria, è stato salvato da un soldato che è divenuto ciò che si potrebbe definire un padre, ovvero Sukhoi. Durante un normale giorno alla sua stazione, un vecchio amico del padre si fa vivo: è Hunter, uno stalker, una persona abituata a solcare la superficie raddioattiva in cerca di qualcosa che possa risultare ancora utile. Nella metro regna un nuovo pericolo. Sono i Tetri, così chiamati per la loro pelle nera, nuovi misteriosi nemici che insidiano l'esistenza dell'uomo. Hunter affida ad Artyom una missione, dopo una discussione avuta col ragazzo: se lui non tornerà indietro dalla sua spedizione verso la superficie, per comprendere di più sui Tetri, lui dovrà recarsi alla Polis per consegnare il messaggio di Hunter a chi di dovere.

Sono completamente nudi, la pelle nera e lucida, gli occhi enormi e la bocca come uno squarcio... Procedono a lunghi passi verso le fortificazioni, verso la morte; temerari, senza esitare un attimo, si avvicinano sempre di più... Sono tre... cinque... otto bestie... poi, la prima getta la testa all'indietro ed emette un ululato che pare requiem. 

Fin dall'inizio, l'autore è in grado di creare una atomosfera perfetta. Poche parole ed ecco che si forma lo scenario di una metro in subbuglio, in cui differenti luoghi chi ha assunto il ruolo di capo non era che un addetto della metro. Gli uomini non hanno abbandonato la loro natura bellicosa, ancora si fanno la guerra fra loro.

Erano in guerra le une contro le altre, si alleavano, formavano associazioni e confederazioni. Un giorno diventavano centri metropolitani di un fiorente impero, mentre quello successivo venivano soggiogate e colonizzate da quelli che erano stati i loro 
alleati... o i loro schiavi. 


La metro appare come qualcosa di non reale, seppure gli uomini la attraversino tutti i giorni. Diventa il ricettacolo delle paure di ognuno. In gallerie cieche le persone spariscono, in gallerie senza sbocchi accade lo stesso. Nelle tenebre si odono boati, nei tubi scorrono le voci dei morti, immagini di treni fantasmi scorrono sulle rotaie, allucinazioni o forse vere creature impalpabili inseguono gli uomini e di loro non si sa più nulla. Per non parlare dei ratti e degli uomini stessi,  pericolosi tanto quanto le tenebre.
La metro è la patria della spiriti. "Metro 2033" è un misticismo, distopismo e fantascienza messi assieme. Il paranormale, l'altro mondo si fonde con il reale. La morte e la vita vanno di pari passi e la cognizione di ciò che è vero, la cognizione di ciò erano tutti i concetti e le credenze di prima, sono completamente alterati. Proprio a tal proposito entra in gioco, Khan. Uno stregone della metro, una mistico, forse semplicemente un folle che crede di essere la reincarnazione di Gengish Khan, sarà uno dei compagni di viaggio di Artyom. Devo dire che avrei voluto vederlo per motlo più tempo ma non posso che sperare di vederlo nuovamente in "Metro 2035".

Ragazzo mio, si arriva tutti al capolinea, prima o dopo. Non so come sia potuto succedere, ma questa volta l'umanità ha superato il limite. Paradiso e Inferno non esistono più. Ma non c'è nemmeno il purgatorio. Nel momento in cui l'anima abbandona il corpo [...] Beh, in quel momento non riesce più a trovare rifugio. [...] Ma checché tu ne dica, non ci siamo risparmiati, abbiamo distrutto sua il Paradiso che l'Inferno. [...] Morirai, ma la tua anima tormentata non si reincarnerà più e, quando capirà che il paradiso non esiste, non avrà pace né serenità. E' condannata a rimanere nel luogo in cui hai vissuto tutta la tua vita, qui, nella Metro. 

Artyom è un protagonista dall'animo ricco ma che s'intravede solo a tratti. Lui è il tramite attraverso cui si viaggia attraverso una crescita morale, ideologica. Durante la sua intera avventura, il protagonista, che non è semplicemente sfortunato ma è la sfiga in persona, cadrà di mano in mano. Da fascisciti a comunisti, da criminali e testimoni di Geova e altri fanatici religiosi.... Artyom non crede in nessuno delle correnti di pensieri da lui incontrate e cui spesso a passavamente dato ragione per salvarsi la vita. Il protagonista è una sorta di inno alla libertà e di ricerca personale mentre elabora la sua teoria sulla vita senza però poterne davvero elaborare una formula finale e completa.



Il mio voto per questo romanzo è di cinque punteggi d'inchiostro



10 commenti

  1. Dovrei leggerlo, ero già deciso prima visto che c'è un videogioco dedicato, ora ancora di più. Ottima recensione.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In verità i giochi sono ben due. Peccato che il secondo non venga retto dal mio computer.
      Grazie per il complimento :)

      Elimina
    2. Si lo sapevo, ma il secondo non è tratto dal libro. Peccato.

      Elimina
    3. Allora ho una piccola novità per te, nel caso non lo sapessi. E' stato pubblicato "Metro 2035" seppure al momento ancora non vi sia in inglese, almeno credo. In ogni caso "Metro 2035" ricalca Metro: Last Light. Non vedo l'ora di leggerlo.

      Elimina
    4. Questo non lo sapevo. Grazie.

      Elimina
  2. Mi sembra una valutazione altissima. Da quel che ho capito, a parte lo scenario post apocalittico, potrebbe quasi essere un romanzo di formazione. Posso chiederti se è questo che in particolare ti ha portato alla valutazione finale? E invece, parlando dello stile, come ti è sembrato? Solo per curiosità... Non credo sia troppo il mio genere.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Riguardo la valutazione, credo che ciò che abbia portato alla valutazione finale siano stati i capitoli inediti, come ho scritto nella recensione, gli argomenti trattati e come venivano trattati, i vari punti di vista riguardo essi, tutte le follie e paura visibili e invisibili create dall'autore.
      Parlando di stile, è uno stile molto semplice e scarno. Non vi sono particolari costruzioni grammaticali. In un certo senso credi che si adatti bene al contesto spartano che si incontra nel romanzo.

      Elimina
  3. Non avevo mai sentito nominare questo romanzo, ma sembra piuttosto interessante! ^^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Di certo non è un brutto libro, benché abbia i suoi momenti noiosetti. Una lettura che consiglio in generale se si è persone pazienti

      Elimina
    2. La pazienza non è un problema: ho una soglia di "sopportazione" piuttosto alta! :D

      Elimina

Spero che il post vi sia piaciuto e attendo i vostri commenti :)