26/11/15

"Metzengerstein" di Edgar Allan Poe

Cari appassionati di libri, sono qui con una recensione per voi. Mi ero ripromessa di finire 813 e La canzone di Shannara prima di questo mercoledì ma non vi sono riuscira. Per cui vi lascio questa mini- recensione

L'autore

Edgar Allan Poe nasce a Boston nel 1809, il 19 gennaio. Molto si deve a questo scrittore, fra i primi a toccare il genere poliziesco e poi il giallo psicologico per venire eletto, infine, come maggiore rappresentate del racconto gotico per eccellenza, sebbene con una vena di stile personale e non comuni ambientazioni, così come ossessioni e deliri, collocandosi in un
genere che in verità solo a lui appartiene.
Rimasto orfano sin dalla tenera età, dopo che la tisi gli portò via entrambi i genitori, trascorse la sua infanzia nel Richmond. Sulla spinta dei genitori adottivi, nel 1815 si trasferì in Inghilterra dove frequentò le scuole fino al 1820. L'anno seguente, tornato negli Stati Uniti, compose le sue prime poesie. Nell'arco di tempo che andò dal 1825 al 1834 fu afflitto da diverse sfortune amorose così come economiche, fino a essere diseredato dal padre adottivo. Al contempo, nel 1827 pubblicò il suo primo libro di poesie con un discreto successo. Nel periodo fra il 1835 e il 1843, fu florido e proficuo per la carriera letterarie di Poe e proprio in questi anni diede vita alla maggior parte dei suoi racconti che lo consacrarono a maestro del gotico. 
Con la morte della moglie Virginia, avvenuta nel 1846, la fortuna e la vita di Poe cominciarono a declinare verso una fine sempre più nera, avvolta dall'alcolismo.
Il tre ottobre 1849, venne ritrovato in stato alterato e confusionale per le strade di Baltimora. Venne ricoverato all'ospedale del Washington College, dove morì il sette ottobre.

Il racconto

Titolo: Metzengerstein
Autore: Edgar Allan Poe
Anno di pubblicazione: 1832

In un regione dell'Ungheria due famiglie nobili sono rivali dalla notte dei tempi: i meno ricchi Metzengerstein e più facoltosi Berlifitzing. In seguito alla morte dei signori di quest'ultima casata, tutto il potere ricade sulle spalle del giovane figlio Frederick. Ma il giovane è tutto meno che una persona candida e idonea al suo compito.
Orge vergognose, tradimenti, inganni, atrocità inaudite, fecero tosto capire ai trepidanti vassalli che nessun servile sottomisione da parte loro, né alcuno scrupolo da parte di lui, avrebbero potuto metterli in qualche modo al sicuro dagli spietati artigli del piccolo Caligola.

Questo breve racconto ha tutte le premesse per essere un buono scritto di carattere gotico. Due famiglie rivali dai nomi impornunciabili, un giovane erede dissoluto, cavalli e incendi, dipinti in movimenti, visioni e una profezia. 

Un alto nome subirà una spaventosa caduta, quando, come il cavaliere sul proprio cavallo, la mortalità Metzengerstein trionferà sull'immortalità Berlifitzing. 

In un negativiso imperante, Poe narra la vicenda ma non mi sento in grado di poter affermare che questo è uno dei suoi racconti indimentcabili. Il suo marchio di fabbrica, il suo stile e l'atmosfera che traspare dalle righe è senza dubbio quella dello scrittore ma al medesimo tempo, questo racconto non ha la stessa forza di molti altri. Non è qualcosa che rimane impresso nell'animo, un elemento che potrebbe perseguitare il lettore al punto di poterlo riscontrare nella propria vita seppure sotto una veste diversa. Quale è il senso della lettura? Certo, vi sono alcune idee interessanti ma che lasciano presagire il finale senza diffoltà alcuna. Il collegamente dal dipinto al cavallo rosso come il fuoco è alquanto evidente. Forse non era intenzione di Poe intrattenere l'autore con dettagli nascosti. Eppure la formula elaborata dall'autore, non funziona.Vi sono molte altre storie degne di nota ma questa potrebbe anche non venire letta. Ultimo dettaglio che ha inciso sul racconto è il linguaggio terribilmente ampolosso e dispersivo, cosa che in altri racconti di Poe è di certo meno evidente e marcata.

Il mio voto per questo racconto è di un punteggio d'inchiostro e mezzo


5 commenti:

  1. Non lo avevo mai letto. Ma credo che passero :)

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    1. A mio parere non ti perdi nulla, nel senso che altri racconti di Poe sono molto più brillanti.

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  2. Da quel che ho capito, questo è il primo racconto pubblicato da Poe (forse 1832). Ricalca un po' la struttura del classico racconto gotico, quindi i personaggi aristocratici, il maniero, il legame a un destino previsto nella leggenda, quindi ineluttabile. In realtà propone anche altri aspetti tipici di Poe, l'ossessione, l'isolamento del personaggio. E' un po' strano, diciamo, questo personaggio di una crudeltà un po' inusitata, sembra un po' forzata come cosa.
    Forse manca ancora qualcosa all'espressione piena di Poe. Rimane comunque un ottimo racconto, che si accosta di più al classico gotico, piuttosto che al Poe che scava nei meandri della psiche...

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    1. Su questo mi torvi d'accordo. Preferisco più racconti come La maschera della morte rossa.
      Effettivamente la crudeltà di Frederick non è poi così marcata. Se non lo diceva Poe stesso, il lettore poteva pure non notarlo.

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  3. E' comunque un racconto carino, non lo ricordavo per nulla, l'ho riletto, saranno 15-20 anni che non leggo Poe. Ho l'opera completa, un tomo color rosso Newton Compton.
    Secondo me è un po' troppo poco sviluppato, per quel che poteva essere. Conoscendo le opere successive, ci si poteva aspettare qualcosa di più.
    Come detto, ricalca in parte le storie tipiche del gotico, ma è un po' scialbo nell'approfondimento. Poe solitamente ha la capacità di condensare molte cose in uno spazio molto breve, qui è un po' dispersivo.
    Più che paragonabile alla potenza espressiva del Poe successivo è più paragonabile appunto ai racconti e romanzi gotici. Poe successivamente aggiunse molto di più, ovviamente.
    Probabilmente era ancora in fase "sperimentale".

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Spero che il post vi sia piaciuto e attendo i vostri commenti :)