"813" di Maurice Leblanc

Cari appassionati di libri sono qui per voi con una recensione. E sì, lo so: tutta la mia scheda di letture ha ritardato notevolmente. Vi dirò la verità... sono stata pigra. Ho dei periodi in cui non ho molta voglia di leggere e tantomeno di scrivere le recensioni, sebbene io vi possa impiegare al massimo un'ora scrivendone una e distraendomi molteplici volte nel corso della stesura.

L'autore

Maurice Leblanc  nasce a Rouen, in Normandia, l'undici novembre del 1864. Gli studi di Leblanc si svolgono all'interno di svariati paesi, per approdare alla facoltà di legge che però abbandonerà presto, per trasferirsi a Parigi e cominciare la sua carriera di scrittore di gialli, benché le sue iniziali novelle non ebbero un gran successo commerciale nonostante la critica favorevole.
Nel 1905 crea il personaggi che gli rimarrà impresso per il resto della sua vita e di cui scriverà fino al giorno della sua morte: Arséne Lupin, pubblicando la prima storia sotto forma di una breve novella su un periodico francese. Il successo fu immediato.
Morì a Perpignan il sei novembre del 1941, i suoi resti fuorno poi trasferiti a Parigi nel cimitero di Montparnasse.

Il romanzo

Titolo: 813 
Autore: Maurice Leblanc
Saga: Arsène Lupin #4
Anno di pubblicazione: 1910
Editore: Corriere della Sera
Pagine: 398
Costo: 6,90

In questo romanzo Arsène Lupin deve affrontare un invisibile assassino che, con astuzia diabolica, svolge le sue trame per incastrarlo e consegnarlo innocente alla giustizia. Lupin viene infatti accusato dell’efferato omicidio di un ricchissimo barone, il re dei diamanti sudafricani, il quale – quasi presagendo la sua imminente fine – dissemina indizi misteriosi e inquietanti: un numero, “813”, un’iscrizione indecifrabile e il nome di un giovane sconosciuto che si aggira nei bassifondi parigini. Per difendersi dagli assalti anche letali del suo persecutore e sciogliere i nodi dell’enigma, Lupin dovrà destreggiarsi tra spietati assassini e principi fasulli, tra nobili corrotti e autorità imperiali, nella speranza di salvare – oltre a se stesso – le sorti del suo Paese.


"813" prende luogo qualche anno dopo le vicende de Il Faraglione Cavo e la perdita finale del famoso ladro francese Arsène Lupin. Il romanzo si apre nella maniera più misteriosa di sempre, disseminanndo indizi criptici e un omicidio che viene bollato come marchio di Lupin. Ma il ladro non ha mai ucciso e per questo l'ispettore della Sûreté Lenormand, piccolo uomo burbero ma efficente. non è convinto della colpevolezza del famoso ladro.
Un commercianti di diamanti, il signore Kesselbach, una scatola con una carta nascosta e una scritta che recita APOO, e un misterioso uomo necessario al piano del commerciante: Pierre Leduc. Con questi elementi di apre lo scenario di "813".

Nell'asciugamano si trovava un taglicarte d'acciaio, dal manico di corno. Era rosso di sangue, del sangue dei tre uomini sgozzati in poche ore da una mano invisibile, in mezzo a una folla di trecento persone che andavano e venivano nell'ampio hotel.


A poche pagine dall'inzio, la situazione è già cambiata e stavolta in peggio. Un morto non basta, il numero aumenta, i testimoni spariscono e un assassino misterioso e apparentemente implacabile si aggira nell'ombra.  Sarà lui una delle tante nemesi di Lupin nel corso di questa avventura. Non l'unico ma forse il peggiore, una entità che lascia sudori freddi sulla schiena del protagonista.
Il romanzo è geniale. C'è poco da dire e da discutere. Dopo anni dalla sua ultima impresa, Lupin torna a ingannare, stupire e intrattenere il mondo per il puro piacere di farlo, riuscendo a orchestrare un intero ardito piano nel cuore della polizia, nel cuore di una cella e anche come uomo libero. Niente sembra poterlo arrestare.  Ma vi è un ma...
E a questo "ma" giungerò a breve. In "813" vi è tutto. Non fatevi illusioni: i personaggi non sono mai veri protagonisti. Sempre e solo Lupin lo è. Tutti gli altri non sono che un corredo necessario alla trama, eppure non vi è fatica alcuna nel credere che essi possano essere reali. Sono persone comuni adatte al tempo entro cui vivono, ovvero quello del romanzo e quello del periodo storico entro cui gli eventi sono ambientati. Il vero fulcro del romanzo sono gli eventi. Ogni personaggio, benché non vero protagonista e il più delle volte pedina nelle mani di Lupin. Ha un ruolo assegnato da lui solo. Nessuno è scontato, tutti sono necessari e tutti vanno a costituire un puzzle complesso. Se manca un tassello, l'interno insieme crolla. Tutto è fondamentale.
In "813" ci si presenta un Arsène sospeso fra due realtà di se stesso. Proprio questa particolarità del romanzo ho aprezzato. Abituata a un ladro innarestabile, di cui certo le parole dell'autore fanno il loro effetto a proposito della sua immensa nomea di furfante, quello che viene mostrato nelle pagine del libro è diverso. Spesso e volentieri, il ladro gentiluomo si lascia andare ad accessi d'ira, oltre che ha una serie di parole sboccate fra cui si erige "porco cane", cosa che in nessuno dei quattro romanzi da me letti in precedenza ha mai osato proferire... se non forse in rarissime occasioni.
Inoltre, il ladro è sempre più presuntuoso e questo gli costerà caro. Per esempio, si ha un momento di confronto con la vecchia donna che lo ha cresciuto, Victoire, a riguardo delle giovane Geneviève con con Lupin pare avere qualche legame o spera di costruirlo.

-Perché appartiene a una razza differente dalla tua, a un altro mondo, possiede un'altra morale. Ci sono cose che tu non puoi apire. Tra voi due c'è un ostacolo insuperabile. Geneviève ha una coscienza, candida, mentte tu...-
-Io?-
-Tu non sei un uomo onesto.-

L'Arsène Lupin che si mostra al lettore è un uomo a metà. Forse amareggiato dalla perdita subita al finale de "Il Faraglione Cavo", pensa di sapere ciò che ogni donna desidera, si lascia andare di nuovo ai suoi amori effimeri ma prepotenti seppure per breve tempo. Torna audace e si spaccia per un'araba fenice, pronto ad andare incontro a ciò che gli riserva il destino anche a costo di rimetterci la vita. Tenta ogni stratagemma, anche il più ardito, per vincere. Al medesimo tempo, crede di poter salvare tutti, di uscire vincitore per davvero, con un lieto fine per quanto un ladro possa averlo. Invece, ecco che tutto gli si rivolta contro. Lupin fallisce più e più volte nell'intero romanzo. Più e più volte viene surclassato dallo spaventoso assassino che si nasconde nell'ombra e che sembra leggerlo come un libro aperto, compiendo uno scacco matto dopo l'altro ad ogni sua mossa.

Aveva ucciso perché voleva qualcosa, aveva ucciso per difendersi, aveva ucciso per nascondere che aveva già ucciso. Ma sopratutto aveva ucciso per uccidere.

Arsène rimane il ladro formidabile che riesce a risolvere il mistero della lettera, di Pierre Leduc, delle carte perdute, svelare un antico mistero, e che punta a impradronirsi di un vasto territorio e divenire addirittura un vero e proprio regnante nell'ombra servendosi della sua pedina da lui plasmata... ma non tutto va come lui desidera.

-Sei libero! Nessun legame! Non hai neppure più il peso di un nome. Hai cancellato quel numero di matricola che la società ti ha impresso come una marchio sulla spalla. Sei libero. In questo mondo di schiavi dove ciascuno ha una etichetta, tu puoi andare in giro senza farti conoscere, insibile [...] Una vita vergine, completamente nuova! La tua vita  è una cera che tu puoi modellare a piacimento, secondo la fantasia  della tua immaginazione o i consigli della tua mente.-

Forse è così che Lupin vorrebbe essere e che non è più, nonostante rivolga queste parole piene di foga verso la vita e verso la libertà a uno dei vari personaggi del romanzo, di cui non vi svelerò il nome per non rovinarvi la storia.
Nonostante un poco di lentezza nella parte centrale, ma necessaria perché diversi eventi prendano corpo e la trama continui a scioglieri, "813" è fin'ora uno dei romanzi migliori di Leblanc che svela Lupin al meglio e al peggio della sua forma. Forse proprio questo è uno dei punti interessanti del romanzo che una volta tanto non parla solo di misteri quanto di vittoria e sconfitta personale.

Il mio voto per questo romanzo è di cinque punteggi d'inchiostro






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