11/01/16

"La figlia di Rapaccini" di Nathaniel Hawthrone

Appassionati di libri, sono qui con una nuova mini-recensione per voi con un piccolo racconto di Hawthrone che lessi da piccola e che mi affascinò moltissimo. Lo ha fatto un po' meno in questo fragente ma meglio andara avanti.
L'autore

Nathaniel Hawthrone nacque a Salem il 4 luglio del 1804. Scrittore statunitense, viene considerato come uno dei maggiori rappresentanti del Rinascimento Americano. Molti dei suoi lavori si suddividono in romanzo e racconti, vertendo anche sul tema fantastico e soprannaturale, ma la sua fama arriva con la pubblicazione del suo romanzo "La lettera scarlatta" e mostrando uno stile scrittorio intento a vertere sugli stili di vita dell'America di quegli anni. Morì a Plymouth il 19 maggio del 18647
Il racconto

 Titolo: La figlia di Rappaccini
Autore: Nathaniel Hawthrone
Anno di pubblicazione: 1844


Iniquità, malvagità, contaminazione e decadenza sono alcune delle forme in cui ci è presentato il tema principale di questo racconto: la corruzione. Uno scienziato-alchimista ha sovvertito le leggi della natura e il suo desiderio di onnipotenza ha travalicato addirittura il suo amore paterno. Supremo demiurgo, ha costruito un personale Eden perverso costringendovi la figlia Beatrice in reclusione. Quest'ultima attirerà nella degenerazione anche un giovane innamorato e l'intreccio tra amore e morte sarà inevitabile in questo paradiso fittizio.



Giovanni Guasconti è il protagonista della breve novella di Hawthrone. Lasciata Napoli per i suoi studi e raggiunta Padova, la vita non gli appare nuova e bella come si sarebbe prospettato. Lontano dal suo amato meridione, lontano della sua casa, il giovane si lascia prendere dalla malinconia. Poi fa una curiosa scoperta: la finestra della sua nuova ma vetusta casa affaccia su un giardino incredibile e mai contemplato prima.
Altrettanto presto, avviene l'incontro con la figura dei Rappaccini, sebbene fra i due non avvenga alcuno scambio di parole. Durante una sua ennesima sbirciata al giardino, Giovanni scorge una figura assai curiosa

Nulla avrebbe potuto superare l'attenzione con cui quello scienziato osservava ogni pianta, che cresceva lungo il sentiero: si sarebbe detto che egli stesse scrutando la loro più intima natura, facesse osservazioni concernenti la loro essenza creativa [...] Tuttavia, malgrado la profonda intelligenza che mostrava, non si poteva dire che tra lui e queste vegetali esistenze si fosse stabilito il minimo rapporto. Al contrario evitava di toccarle, o di inalarne direttamente il profumo [...].

Pochi istanti dopo compare anche l'altra protagonista della storia, la bella Beatrice e figlia dell'oscuro e vecchio Rappaccini. La ragazza è ovviamente delle migliori stereotipate, dall'incarnato perfetto e andando a incarnare l'ennessima figura angelica e perfetta, delicata e poetica che in certi racconti non mancano mai.
Eppure le stranezze non sono terminate. Dalla sua finestra, Giovanni osserva come Beatrice non abbia alcuna problema con le assurde piante presente nel giardino e una fra tutti risalta ai suoi occhi.

Ora parve a Giovanni, ma alla distanza da cui guardava sarebbe stato difficile osservare con precisione una cosa tanto minuscola, comunque gli parve che una goccia o due di umore dello stelo troncato cadessero sopra la testa di una lucertola.  Il rettile si contorse un attimo inatroci convulsioni, poi rimase immobile stecchito al sole.

Seppure altri inquetanti segnali si mostrino davanti agli occhi del giovane studente, la sua infatuazione per la ragazza va ben oltre. I due si avvicinano sempre più, fino all'epilogo finale.
Hawthrone non mi ha stupita particolarmente, seppure l'idea di fondo fosse estremamente originale e interessante. Avrei addirittura gradito un libro a tema ma mi chiedo sei i suoi contemporanei sarebbero stati in grado di apprezzare e in parte mi rispondo di no.
Per il resto, l'autore, nonostante la tarda data della pubblicazione, ovvero il 1844 continua a portarsi appresso un bagaglio piuttosto pesante nei confronti del linguaggio, che non nego mi abbia fatto sbadigliare più volte, e sopratutto un uso delle virgole che nella prima pagina del romanzo investono d'un tratto il lettore e senza una vera spiegazione e utilità.
Parlando dei personaggio, è inutile aspettarsi una particolare profondità d'animo e sentimenti: sono abbastanza triti e ritriti.
La figura di Rappaccini è senza dubbio quella che ha avuto meno sfondo e così le sue ricerche a cui l'autore, che probabilmente non s'intendeva molto al riguardo, a fornito una tipica spiegazione abbozzata ma chiara nel tentativo di fugare ogni domanda.

Il mio voto per questo racconto è di due punteggi d'inchiostro e mezzo






5 commenti:

  1. Strana la questione delle virgole...
    Probabilmente un Hawthorne minore. Devo ancora cominciare La casa dei sette abbaini... Speriamo bene... :)

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    1. La cosa strana è che si trattato a stento della prima pagina

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  2. Da qualche parte (forse nell'introduzione alla mia copia de "La lettera scarlatta"?), ho letto che Hawthrone non era granché come autore, salvo per "La lettera scarlatta"... questo ha raffreddato ogni mio tentativo di andare oltre il suo romanzo più celebre! :)

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    1. Ora dirò una cosa orrenda per molti: molti autori classici sono sopravvalutati terribilmente. Ora non so per ciò che riguarda Hawthrone ancora non posso esprimermi

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    2. Mah, sai, molti hanno anche perso di attualità con il passare dei secoli... magari ai tempi furoreggiarono per innovazione o altre caratteristiche degne di nota che oggi non percepiamo più come tali...

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Spero che il post vi sia piaciuto e attendo i vostri commenti :)