"Gli intrusi" di George Simenon

Cari appassionati di libri, ecco una recensione per voi. Il libro di cui vi parlerò è uno di quelli estratti per la reading challenge alla quale sto partecipando.


9079185Titolo: Gli intrusi
Autore: George Simenon
Editore: Corriere della Sera
Anno di pubblicazione: 1940
Pagine: 198
Costo: 8,90


Una piovosa sera di ottobre, in una quieta cittadina di provincia dove ogni cosa sembra immersa «in un’atmosfera stagnante». In casa Loursat de Saint-Marc tutto si svolge esattamente come ogni altra sera: dopo aver cenato con la figlia senza mai rivolgerle la parola, Hector Loursat si chiude a chiave nel suo studio dalle pareti tappezzate di libri in compagnia di una bottiglia di bourgogne, la terza della giornata, e si sprofonda nella lettura. Sono ormai diciott’anni, da quando sua moglie se n’è andata lasciandolo solo con una bambina piccola, che vive così. Un orso di quarantotto anni, sciatto e trasandato, questo è ormai il brillante rampollo dei Loursat de Saint-Marc, imparentato con tutti quelli che contano in città – e questo gli altri pensano di lui: che è un talento sprecato, un avvocato che non patrocina più cause, un burbero e inutile ubriacone rintanato in casa come un animale ferito. Ma quella notte, improvvisamente, accade qualcosa che costringe l’orso ad abbandonare la tana: un colpo di arma da fuoco, un’ombra che si dilegua in fondo a un corridoio, e in una stanza in disuso del secondo piano un uomo che muore sotto i suoi occhi. Che cosa ci fa quell’intruso in casa sua? Chi lo ha ucciso? Quali segreti nasconde la vecchia dimora dietro le antiche mura sonnolente? E che cosa tormenta sua figlia, altra sconosciuta, dietro quell’apparenza placida e remissiva? Qualcosa – qualcosa che assomiglia alla vergogna, alla compassione e al bisogno di amore – spingerà Loursat a uscire dalla sua solitudine fatta di nausea e di pensieri inaciditi, e ad assumere la difesa del giovane che è l’amante di sua figlia – insomma, a calarsi nuovamente nella vita: almeno per un po’.




Loursat è oramai alla metà dei suoi anni. La sua vita si svolge essenzialmente all'interno del suo studio e della sua biblioteca. Si accompagna intere notti con fumo e alcol, leggendo tratti di romanzi e saggi senza davvero impegno. Fino a che non ode un rumore estraneo: è un colpo di pistola. Così si ritrova coinvolto nella morte di un uomo mai visto, di un gruppo di giovani scalmanati e nella vita, per lui segreta, della figlia Nicole.
Senza parlare troppo del contenuto e della trama del romanzo, ovviamente parlando dal punto di vista del "mistery" e del "noir", Gli Intrusi è un romanzo simile a un romanzo di formazione. Simile perchè effettivamente avviene una sorta di crescita, di cambiamento, ma il protagonista di questo cambiamento non è un giovane ragazzo: si tratta del vecchio Loursat.
Prima di tutto, è stato un libro piacevolissimo che mi ha subito accattivato la simpatia di Loursat, sia prima che dopo il suo risveglio. Nonostate sia un vecchio alcolizzato, la sua visione delle cose delle volte è più lucida di tutti gli abitanti della cittadina.

Di solito, verso le tre, faceva una passeggiatina attorno all'isolato, un po' come portare fuori il cane, e come se tenesse al guinzaglio se stesso.
Questa volta, appena uscito, infranse la regola: si fermò,si girò, e rimase un momento lì, sul bordo del marciapiede, a contemplare la casa.
Impossibile capire cosa provasse, e se quella vista lo rallegrasse, oppure no. Era... straordinario, ecco! Vedeva la sua casa! La rivedeva come quando era bambino o giovanotto, la ritrovava come quando ci tornava in vacanza a Parigim, all'epoca in cui studiava legge.

Camminando per le strada, rendendosi conto della realtà che lo contorna, indigando su ogni tassello che potrebbe comportare la condanna o la salvezza di Emile Manu, Loursat si risveglia e si meraviglia del banale, risconprendo la vita anche nella sua forma più piccola.
Gli eventi recenti e le storie che si svolgono, tornanto a sfiorare il passato, chiedendosi cosa abbia portato Loursat a divenire cosa è nel corso delle pagine.
Altrettanto interessante è come il vecchio non volga lo sguardo all'indietro ripensando alla casa e alla moglie che lo ha abbandonato, ma anche osservando la compagnia poco raccomandabile a cui Nicole e Manu si sono uniti, prima una e poi l'altro. L'attenzione gli ricade sui loro gesti avventati, sulle loro piccole follie, sulle loro serate di alcol, balli e scommesse, le loro avventure apparentemente senza freni. Loursat si guardo indietro e anche allo specchio, domandadosi cosa sia accaduto durante la sua vita.

Ma non aveva amici, lui. Viveva da solo, esaltandosio per certe idee, per certi filosofi, per certi poeti. Che tutto il male derivasse da lì? [...] Gli sembrava che fra i tempi di Geneviève e il presento ci fosse non tanto un vuoto quanto un immondo pantano, una palude in cui tuttora annaspava.

Gli Intrusi non è solo la storia di crimine quanto una curata e guizzante visione di uomo-orso, che poi non è così distante neppure degli uomini di adesso, che si chiudono in una stanza a lasciarsi sfuggire il tempo fra le dita.
Risulta difficile parlare di questo romanzo, poiché si tratta di una vicenda con una trama criminale solo a fare da sfondo, mentre il resto si dipana entro piccoli dettagli fra le pagine, nelle pieghe delle espressione di Loursat e nei suoi gesti, nei suoi occhi e in tutta la sua visione della cità, dalle bocche degli altri protagonisti e del calma signorile di Nicole.

Il mio voto per questo romanzo è di quattro punteggi d'inchiostro


7 commenti

  1. Da quel che ho letto, dalla tua recensione, sembra un romanzo di introspezione... Ho letto qualcosa di simile, anche se più incentrato sulla vecchiaia un po' più avanti, diciamo così. In realtà 48 anni non è che siano tanti, mezza età forse è più corretto. Ma forse questa è una questione di prospettiva e di percezione... E' un po' strano definirlo un romanzo di formazione, perché di solito questo è riferito a chi si deve formare come adulto. Però penso ci possa stare questa similitudine, sembra quasi una sorta di autoanalisi e ricerca di se stessi. Interessante, Simenon non l'ho mai letto.

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    1. Per me è stata la mia prima esperienza e non posso certo dire che è stata negativa, anzi! Solo che dubito fortemente di avere il tempo di leggere anche il resto dei suoi romanzi. Magari più in là...

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  2. Direi che è interessante, ma sono dubbioso per alcuni aspetti. Puà sembrare strano ma uno di questi è proprio il protagonista, credo che non proverei empatia verso di lui, a meno che il libro non sia scritto in un certo modo. Forse lo è, ma come ho già detto ho qualche dubbio.
    Comunque grazie alla tue recensione sono più per un probabile acquistto, quindi grazie :)

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    1. Di nulla XD Io credo che una possibilità dovresti dargliela. Del resto, noi lettori, dobbiamo sempre cercare di vedere al di là del nostro naso

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  3. Ho letto tre romanzi di Simenon (ma questo mi manca) e non mi ha mai delusa! ^^

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    1. Personalmente, come avrai capito, mi è piaciuto molto ma non so se lo leggerò un altro suo romanzo così presto. Temo di essere una lettrice fin troppo moderna XD

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    2. Ahahah, dai, Simenon non è poi di così tanto tempo fa! XD

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Spero che il post vi sia piaciuto e attendo i vostri commenti :)