"Fragile come noi, forte come l'amicizia" di Sara Barnard

Cari appassionati di libri, in questo sabato di sole (almeno dove abito io) vi lascio la recensione di un altro romanzo che ha suscitato in me emozioni e pensieri contrastanti. Voi lo avete letto? E cosa ne pensate? 

Titolo: Fragile come noi, forte come l'amicizia
Autore: Sara Barnard
Editore: Piemme
Data di pubblicazione: 15 marzo 2016
Pagine: 336
Costo: 16,00 


Caddy, sedici anni, è la brava ragazza per definizione: buoni voti a scuola, volontariato, sempre ubbidiente, un po’ timida. Lei e Rosie sono amiche inseparabili da sempre e, nonostante non abbiano mai frequentato la stessa scuola e siano molto diverse, nel tempo le differenze tra loro non hanno fatto altro che avvicinarle. Ma cosa può succedere a un incastro tanto perfetto se si tenta di aggiungere un pezzo? Quando compare Suzanne, una nuova compagna incredibilmente bella e spigliata con cui Rosie comincia a passare tutto il suo tempo a scuola, Caddy ne è inevitabilmente gelosa. Suzanne però non è esattamente la ragazza perfetta che lei vede: ci sono cicatrici sul suo corpo, ma soprattutto sul suo cuore, segni indelebili di un passato molto recente che l’hanno resa una ragazza danneggiata…

Cadman, detta Caddie, è una ragazza come le altre. Adora la sua migliore amica Rose ma l’equilibrio fra le due comincia a turbarsi quando alla scuola di Rosie arriva Suzanne. Dall’iniziale gelosia provata nel rapporto che si crea fra la sua migliore amica e la nuova arrivata, sfocerà un’altra amicizia che porterà Caddie a cambiare e crescere. 
I sentimenti che ho provato  leggendo e giungendo alla  fine di questo romanzo sono contrastanti, Molte cose avrebbero potuto essere migliorate e reseo meno cliché, svuotandosi e liberandosi di adolescenti ubriache alquanto deficienti. 
Il romanzo è ben lontano dal descrivere persone perfette, persone in cui i lettori, soprattutto se più adulti, possano identificarsi. Così ho cercato di fare del mio meglio. Il romanzo è scritto fin troppo semplicemente ma del resto l'autrice si rivolge a una manica di chi io sono solita definire “mocciosi”, e se l’intento di veicolare un messaggio  specifico era nelle intenzioni del romano, allora questo è il metodo migliore. Infatti, le protagoniste non sono quel genere di ragazze dotate di una particolare sensibilità o intelligenza morale ed empatica sviluppata. Non sono ancora in grado di capire cosa devono fare e cosa no. Ma ci provano, e spesso con risultati disastrosi.
I personaggi si trasformano da pieni a stupidi, così come a vuoti. Il lavoro svolto su di essi non è eccellente ma non lo sono neppure i loro caratteri. Già dall’incipit di Caddy, alla ricerca dei suoi eventi significativi (trovare un ragazzo, perdere la verginità, vivere un Evento significativo), si capisce come la protagonista sia tutto meno che forte, decisa, diversa dalla massa. Caddy è alquanto omologata e insicura di se stessa, smaniosa di raggiungere tali obbiettivi prima dei sedici anni, ma non fa nulla perché essi avvengano. Poi c’è Rosie. Lei è decisa, l’unica che si rivelerà avere la testa sulle spalle, e poi Suzanne che sfrutta il suo passato tragico quando ritiene di averne bisogno, che si traumatizza da sola per esso stesso, che crede di avere il controllo di tutto e che non è in grado di rispettarsi nella smaniosa necessità di trovare affetto anche da chi non glielo dà. 
Ognuna di queste ragazze è possibilmente insopportabile e superficiale, ma saranno proprio i loro gesti così stupidi a portarle sulla giusta strada. Le cosa più buffa si concentra in questo punto: tutte loro mi ricordano persone da me conosciute, quali i miei compagni di classe. 

I miei genitori erano ancora sposati, la mia migliore amica era una presenza sicura da più di dieci anni, non mi ero mai ammalata gravemente e non era morto nessuno che mi fosse vicino. Inoltre non avevo mai vinto nessuna gare importante, non ero stata selezionata per nessun talento particolare (non che ne avessi), né avevo mai conseguito obbiettivi particolari, a parte i compiti di scuola.

Queste sono le parole di Caddy, peccato che dimentichi di dire che sua sorella Tarin è bipolare. Perché Caddy è alla disperata ricerca di qualcosa che la renda speciale. Anche a costo di apparire cinica e stupida di fronte alle sofferenze altrui, trovandole interessanti, parti di un corredo che lei non possiede. Leggendo varie recensioni, ho notato come tale tratto abbia fatto storcere il naso a più lettori, ma la brutta verità è che Caddy non è di certo normale; un dettaglio che l’autrice avrebbe fatto bene a sottolineare più volte  o farlo intendere maggiormente. 

‹‹Sei affidabile. E sei gentile.  Non puoi capire cosa significa, perché non ne hai mai avuto bisogno. Non ti rendi conti di quanto sia importante.›› Tarin sollevò in aria l’uccello che aveva appena fatto, in modo che le sue ali spigolose fossero colpite dalla luce. Mi fece pensare alla colomba della collana di Suzanne, sempre al suo collo. ‹‹Quindi pensi di essere una buona amica assecondandola e non dicendole “basta, ti stai facendo del male”.››
‹‹Non la conosci nemmeno.››
‹‹No, ma so cosa si prova quando si perde il controllo della propria vita. E conosco te. Se vuoi aiutare qualcuno che si sente così , non devi dire sì, Caddy. Devi dire no.››


Il legame che si crea ma Suzanne e Caddy è composto di due facce della stessa medaglia: bellezza e bruttezza, salvezza e pericolo. Assieme a Suzanne, Caddy compirà azioni e gesti che mai aveva fatto prima, mettendosi deliberatamente in pericolo,  scegliendo di agire poco saggiamente, troppo presa dal vortice in cui Suzanne la sta risucchiando. Si tratta di una amicizia che compensa gli squilibri di entrambe le ragazze: una amicizia sincera o nutrita dai sensi di colpa, necessità personale o affetto disinteressato… Di certo il romanzo mette in luce gli aspetti di un’amicizia tutt’altro che perfetta, ricordando come le persone stesse siano ben lontane dall’essere perfette, belle e buone.
Da questo romanzo mi aspettavo qualcosa di più, una maggior profondità e qualche attenzione al dettaglio. Nonostante questo mi è quasi piaciuto, benché sia ben distante dall’essere un capolavoro. Il finale mi ha dato maggior soddisfazioni: amaro ma giusto.

Il mio voto per questo romanzo è di tre punteggi d'inchiostro


5 commenti

  1. Questo tipo di romanzo mi suscita sempre grande diffidenza...

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    1. Non dirlo a me XD Infatti ho cercato di leggere con tutte le buone intenzioni. La verità è che delle volte bisogna predisporsi per ciò che verrà

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    2. Con questa cover, poi, non lo avrei degnato di una seconda occhiata... sembra la locandina di un film di Moccia... D:

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    3. La copertina originale è molto più bella

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Spero che il post vi sia piaciuto e attendo i vostri commenti :)