"Il ritratto di Dorian Gray" di Oscar Wilde

Cari appassionati di libri, oggi è una giornata ricca per il blog, non trovare? Diciamo che sto cercando ricuperare tutte le giornate di pigrizia oramai passati. Piccola nota sull'edizione: io ho letto il romanzo in inglese nell'edizione completa dei lavori di Wilde, per cui vi ho proposto l'edizione della stessa CE del singolo romanzo

Titolo: The Picture of Dorian Gray
Autore: Oscar Wilde
Editore: Barnes & Noble
Data di pubblicazione: 14 marzo 2011 (originale 1890)
Pagine: 214


Horror hides behind an attractive face in "The Picture of Dorian Gray", Oscar Wilde's tale of a notorious Victorian libertine and his life of evil excesses. Though Dorian's hedonistic indulgences leave no blemish on his ageless features, the painted portrait imbued with his soul proves a living catalogue of corruption. Desperate to hide the physical evidence of his unregenerate spirit, Dorian will stop at nothing, not even murder, to keep his picture's existence a secret. 


Nello studio di Basil Hallward si incontrano la figura del giovane Dorian Gray e del cinico Henry Wotton. Da questo incontro si scateneranno eventi la cui negativià contagerà ogni singolo essere umano che entrerà in contatto con Dorian Gray.
In questo caso, per me si tratta di una rilettura. Diversi anni addietro lessi il romanzo in italiano e poi, in questa occassione, in inglese. Amai moltissimo il romanzo, ma rileggendo mi sono accorta di vederlo non tanto più illuminante e geniale come lo ricordavo. Tutto il lustro e lo smalto sono andati persi pagina dopo pagina, tant'è che la sua carica innovativa mi è apparsa tutt'altro che tale. Da potente spunto di riflessione, tutti i pensieri congiunti di Dorian Gray e Henry Wotton mi sono parsi una infinita tiritera in cui si gioca a lanciare frecciattine scandolose e frasi volte alla ricerca dell'estetismo perfetto. Decisamente irritante il tentativo di mistificazione del cinismo come unica verità incontrovertibile.
Da un certo punto di vista, in alcuni momenti, in quanto donna mi sono sentita tutto meno che rispecchiata dalla parole di Wotton, se non per qualche sfaccettatura che in verità si dipana in un ambito decisamente più ampio. Probabilmente l'inserimento della figura di una donna che non diventi un mezzo per raggiungere l'obbiettivo di Dorian, senza essere mediata dalla parole di Wotton, non era di certo stata calcolata dall'autore. Ma in tale caso, a mio parere, mi sembra abbia compiuto un passo sbagliato. Dall'altro punto di vista, le parole di Wotton riflettono molto la situazione vittoriana della donna, forse una sorta di denuncia contro le costrizione e il perbenismo dell'epoca. Eppure non credo che Wilde sia riuscito in nessuno dei due intenti, risultando perlopiù irritante, incompleto, e abbastanza superficiale.
Tuttavia, non sono riuscita a smettere di ammirare la riflessione su Sybil Vane, per quanto crudele.
Considerando le parole scritte dallo stesso autore: "Lord Henry è come tutti pensano che io sia. Dorian è come vorrei essere. Basil, quello che in realtà sono.", bisogna pensare che le bocche dei protagonisti siano state il mezzo per esprimere pareri dello stesso autore e non semplici personaggi in grado di pensare da soli.
Crescendo e imparando a pensare da sola, la mia ricerca del bello probabilmente è differta da quella del romanzo, che un tempo trovavo come perfetta fonte di ispirazione a saggezza. Altrimenti  non saprei spiegarmi il perché di questa delusione letteraria. 
Il ritratto di Dorian Gray potrebbe essere un libro affascinante sotto altri aspetto, un misto di follia a due se solo si avesse a che fare con qualche spietato killer. Il romanzo vive di aforismi, e allora si potrebbe cercare la ragione di esso di frase in frase, ma un libro non può vivere di sola filosofia, altrimenti farebbe bene a divenire un saggio. 
Il bisogno di Henry Wotton di distruggere ogni felicità e credenza, e anche probabilmente ogni voglia di conoscenza e sentimenti, è stata fin troppo preponderante. Lo scontro di opnioni che mi avrebbe di certo più interessato alla lettura è stato del tutto soffocato, lasciando alla figura di Hallward, l'unica a potersi considerare morale all'interno nella narrazione, ben poco spazio e riducendolo a grida indignate e arrendevolezza, per la incontrastata dominanza di un unico pensiero.
Il romanzo, nonostante per me non sia quasi più una fonte d'ispirazione, si tratta di uno dei quei libri da leggere quando si ha ancora bisogno di capire come gira il mondo, quando non  si sono ancora scelti i propri valori, sempre ammesso che gli si voglia avere. 



Il mio voto per questo romanzo è di tre punteggi d'inchiostro e mezzo




16 commenti

  1. Devo dire che mi manca. Lo dovrei avere da qualche parte, ma non l'ho mai letto. Un giorno vedrò di rimediare...

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    1. E pensare che ero sicurissima di vederti commentare col tuo parere XD Allora aspetto il giorno in cui rimedierai ;)

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    2. Ebbene ho rimediato :) Ho recuperato l'opera e l'ho finalmente letta.
      Nota: ovviamente c'è un pò di spoiler in quello che sto per scrivere.
      Un'opera devo dire piuttosto complessa, stratificata direi. Ciò che mi ha colpito è lo stile di Wilde, a volte musicale e poetico, altre volte denso e ridondante (ci sono alcune parti, per esempio quando si fa cenno ai nuovi interessi di Dorian, pietre pietrose, arazzi e affini al limite del noioso) e infine nei capitoli finali una sublimazione della colpa e dello spettro della propria coscienza. In realtà poi sono andato a vedere e pare che l'opera originale fosse ridotta. In seguito vennero aggiunti alcuni capitoli. Forse anche per questo si ha una sensazione di discontinuità nello stile, o comunque nel complesso narrativo.
      Al di là di ciò Dorian Gray risulta comunque un'opera di una certa importanza e sotto molti punti di vista ben riuscita.
      Il tutto si basa su un confronto tra personalità differenti, diciamo che potrebbero essere degli archetipi di personalità.
      Il "Quasi" protagonista è lord Henry Watton, di un tale spessore nella prima parte del romanzo quasi da eclissare la figura di Dorian Gray. Nella traduzione lord Enrico, questi rappresenta una personificazione del cinismo, dell'edonismo e della manipolazione. Geniale caratterizzare questo personaggio con i numerosi aforismi presenti nell'opera, vero e proprio mezzo di intelligenza e corruzione. Tra parentesi Wilde è più famoso forse per gli aforismi, mezzo che non rappresenta necessariamente la conoscenza o la verità, ma spesso le rincorre e ne diventa satira o paradosso. Altro grande scrittore che conosco per gli aforismi è Ambrose Bierce.
      Basil (nella traduzione Basilio) rappresenta invece l'uomo moderato, la figura morale del romanzo, colui che ha dato "vita" al ritratto e che ne pagherà le conseguenze. Non è però una personalità "forte" come quella di Henry Watton, la sua influenza su Dorian Gray si spegne forse anche troppo facilmente.
      Infine il vero protagonista, Dorian Gray, sostanzialmente una "pagina bianca" manipolata dalla mente perfida di Henry Watton. Un personaggio che si lascia troppo influenzare da quegli ideali sublimi e lussureggianti insinuati dal suo mentore.
      Dorian è però una mente libera, sa benissimo cosa fa o cosa ha fatto, anche se tende a nascondere e ignorare. E nonostante tutto è artefice della sua scelta di vita e del suo destino.
      Il romanzo è anche un giudizio spietato sulla società contemporanea di Wilde. Il cinismo, l'edonismo e la pochezza della società dei salotti, sono sicuramente elementi di forte critica. Se si vuol fare un parallelismo American Psycho di Ellis è un romanzo molto simile.
      Sicuramente un classico che vale la pena leggere almeno una volta. :)

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    3. Mi trovo d'accordo su molte cose, nonostante questo rimango un poco del mio parere. Penso che ci siano in gioco moltissimi elementi che nonostante lo sforzo dell'autore non siano riusciti a dovere.

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    4. Anch'io mi trovo d'accordo su molto di quello che hai scritto. Il romanzo ha sicuramente qualche pecca, credo si noti maggiormente a una rilettura. Ma difficilmente lo rileggerò. Molte comunque credo siano solo delle trovate da parte di Wilde, per esempio l'eccessivo cinismo, volutamente marcato.

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    5. Quello sicuramente, pure secondo me. Purtroppo, andando avanti con l'età (anche se avendo solo 22 anni non credo proprio di poterlo dire XD) mi sono resa conto come lo stacco fra il classico e l'attuale sia troppo. Ci sono persone che ancora apprezzano, ma io sto apprezzando sempre meno per esempio.
      Penso che forse sia un poco colpa del mio retaggio scolastico. Odiavo dover leggere i classici perché diveniva un compito e non un piacere.
      Però sto divagando XD

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    6. Questione di tempo... Capisco cosa intendi. Io ho ancora li fermo, letto solo in parte, Kafka con il suo Castello. In seconda superiore... Argh... Ma mi sono letto sia Il processo, sia America e li consiglierei a chiunque. Non mollare. Sono sicuro che sia Il giro di vite sia La lettera scarlatta ti piaceranno. Almeno lo spero. Se non l'hai ancora letto, metti in lista Cime tempestose... :)

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  2. Non sono mai riuscita a finirlo. E' uno di quei rari libri che ho abbandonato, ripreso e riabbandonato senza riserve. Mi chiedo continuamente se un giorno riuscirò a convincermi a riprenderlo!

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    1. Dato il mio disnnamoramento nei riguardi di questo libro, posso dirti che ti capisco assai

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  3. Questo libro l'ho letto tantissimo tempo fa eppure lo ricordo ancora bene. E' uno di quei libri che porta alla riflessione e che certamente non resta impresso per la sua bellezza perchè non posso dire sia uno dei miei libri preferiti eppure è sicuramente da leggere.

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  4. L'ho letto molto tempo fa e mi riprometto di rileggerlo da molto tempo, soprattutto dopo aver letto la biografia di Wilde. Prima o poi ce la farò...

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    1. Io penso che lascerò passare molti anni prima di riprenderlo in mano

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  5. sono capitata qui per caso ma leggendo i commenti non posso fare altro che commentare scusate...
    Lessi il ritratto di Dorian Grey per la prima volta in terza media, ho sempre amato i classici, e decisi di rileggerlo e rileggerlo ogni qual volta mi capitasse tra le mani. Nelle mie numerose riletture notai una sorta di stratificazione del romanzo, ogni qual volta lo leggevo carpivo qualcosa di nuovo, una sfaccettatura tutta nuova che inizialmente non avevo percepito.
    Bisogna partire dal presupposto che Wilde fu un grande esteta e questo libro è lo specchio, il culmine di questa corrente ,se non si tiene a mente questo presupposto certo non si può comprendere il libro a pieno, tutte le sue numerose sfumature.Lo ritengo l'emblema di questa corrente che rispecchia anche la vita dell'autore, mi sembra un po presuntuoso passatemi il termine sparare a zero su un romanzo di questo calibro, rispetto la tua opinione e trovo ammirevole che tu la esprima senza problemi ritengo però che le parole debbano essere ben ponderate, lo ritengo un romanzo decisamente molto attuale , la nostra società si basa tutta sull'apparire, la ricerca del bello ad ogni costo deturpa la nostra anima.
    Vorrei dilungarmi ancora sull'argomento ma purtroppo devo andare, sono curiosa di sapere le vostre opinioni.

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    1. In quanto alla corrente di cui Wilde è un grande rappresentate, questo lo sapevo già. Infatti, so bene quale sia il significato di questo romanzo e bene o male credo proprio di averlo letto nel tuo stesso periodo, ovvero alle medie. E lo trovai fantastico. Ma adesso, rileggendolo, non mi ha detto nulla di nuovo ma ha svilito l'importanza che gli avevo dato.
      Personalmente non credo che esprimere la mia opnione, o quello che anche gli altri hanno scritto sia "sparare a zero". Altrimenti avresti letto frasi del tipo: questo romanzo fa schifo, questo libro è una merda.

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  6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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Spero che il post vi sia piaciuto e attendo i vostri commenti :)