04/07/16

"La scheggia d'obice" di Maurice Leblanc



Cari appassionati di libri, pubblico questa recensione in serata perché fra una cosa e l'altra, purtroppo non sono riuscita e tantomeno ho avuto la forza di sedermi al computer e mettermi a scrivere. Ma ora sono qui. Penso che sarà una recensione particolarmente breve perché ammetto di voler cambiare un poco lo stile con alcune recensioni molto più essenziali :)


Titolo: La scheggia d'obice
Autore: Maurice Leblanc
Saga: Arsène Lupin #7
Editore: Corriere della Sera
Data di pubblicazione: 14 maggio 2015 - originale 1915
Pagine: 269


Ambientato nel corso della prima guerra mondiale in un villaggio francese ai confini con la germania, La scheggia d’obice rivela un Arsène Lupin molto diverso dal brillante avventuriero che la tradizione letteraria ci ha fatto conoscere. Qui, infatti, abbandonati gli splendori e la mondanità dei salotti parigini, Lupin impersona un eroico e generoso patriota che decide di mettere le proprie doti al servizio della rete di spionaggio francese. Primo di una serie di romanzi storici ispirati alle vicende della grande guerra (in una prefazione al libro successivamente eliminata Maurice Leblanc affermerà che gran parte dei personaggi che animano la storia sono reali), La scheggia d’obice offre comunque le medesime emozioni dei classici del “ladro gentiluomo”, con giovani donne perseguitate, feroci maliarde, spie crudeli, tranelli misteriosi e passaggi segreti – tutti gli ingredienti di un altro piccolo e avvincente capolavoro


Prima di lanciarsi a capofitto sulla recensione vera e propria, ecco un paio di note nei riguardi dell'edizione. Come sempre molto carina, dalla grafica deliziosa e tutto quanto ma... chi diamine a scritto la quarta di copertina? Un ubriaco? Probabile. Un ignorante? Ancora più probabile. Qualcuno che chiaramente non ha fatto il proprio lavoro? Questo è ovvio. 
Sebbene questa storia preveda una fugace comparsa di Lupin (fra l'altro aggiunta nella seconda edizione del romanzo, poiché prima non esisteva o il ladro francese veniva solo citato), lui non è assolutamente il protagonista. Non veste i panni di una spia, di un soldato o chissà cos'altro per la propria patria. Neanche se lo sogna. 
Come se non bastasse, questo romanzo non è il primo di altri romanzi storici, ma fu una storia scritta da Leblanc e poi infilata a forza nel filone letterario di Lupin in seguito a richieste editoriali. Al tempo le storie venivano pubblicato a puntate sui giornali, per cui era possibile che non vendessa abbastanza o chissà che cosa.
Quindi chi è il vero protagonista de La scheggia d'obice? Si tratta di Paul Deroze, che fin dalle prime pagine del romanzo lo vediamo novello sposo e in compagnia della sua nuova mogliettina Elisabeth, entrambi diretti al vecchio castello della famiglia di lei.
Fin dalla prime pagine, Paul narra di un trauma da cui non si è mai rirpeso: la morte del padre per mano di una donna misteriosa. Si tratta di un incubo che non riesce a levarsi di dosso e che peggiora nuovamente una volta messo piede al castello.
Presto misteri, sangue, morte e la prima guerra mondiale si mischiano nella vita di Paul che diventa soldato al fronte. Eppure, tutti questi ingrighi lo porteranno a combattere per la propria patria.
Prima di tutto, il personaggio di Paul è una vera e propria macchina da guerra, davvero diversa da quella di Lupin. Senza ombra di dubbio assai più spietato e carico di patriottismo francese fino alle punte dei capelli.
La storia è senza ombra di dubbio interessante, sebbene in alcuni tratti leggermente confusa su chi sia chi, ma in fondo il libro si basava proprio su questa componente primaria.
Nonostante tutti i lati negativi di Paul, quali eccessiva aggressività, odio sproporzionato, un melodreamma infinito e un egocentrismo da spavento, al medesimo tempo mi è piaciuto assai. 
Anche la ricostruzione storica, sebbene principalmente incentrata sui campi di battaglia, non mi è affatto dispiaciuta sebbene non sia stata in grado di seguire per filo e per segno ogni momento delle lotte, più che altro per scarso interesse personale. Puntavo di più al mistero attorno alla morte del padre di Paul.
L'antagonista, di cui nulla vi dirò, è stato senza dubbio piacevole e marcio fino al midollo proprio come avrebbe dovuto essere.
Un ultimo appunto andrebbe fatto alla componente di guerra, in cui il patriottismo tende a offuscare l'intera tragedia di giovani uomini costretti a morire sui campi di battaglia. Però da una parte rivela anche la verità, overo le nefandezze compiute da ambo gli eserciti. Senza ombro di dubbio la frase finale del romanzo mi ha spezzato il cuore. 

Il mio voto per questo romanzo è di quattro punteggi d'inchiostro



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