"An Ember in the Ashes" di Sabaa Tahir

Lettori in soffitta, è tempo di una nuova recensione *.* Finalmente anche io ho letto Il dominio di fuoco, ovvero An Ember in the Ashes e per abbrevviare AEITA.
Ah, non notate le magnifiche traduzioni a caso dei titoli?

Titolo: An Ember in the Ashes
Autore: Sabaa Tahir
Saga: An Ember in the Ashes #1
Editore: Razorbill
Pagine: 446


Laia is a slave. Elias is a soldier. Neither is free. Under the Martial Empire, defiance is met with death. Those who do not vow their blood and bodies to the Emperor risk the execution of their loved ones and the destruction of all they hold dear. It is in this brutal world, inspired by ancient Rome, that Laia lives with her grandparents and older brother. The family ekes out an existence in the Empire’s impoverished backstreets. They do not challenge the Empire. They’ve seen what happens to those who do. But when Laia’s brother is arrested for treason, Laia is forced to make a decision. In exchange for help from rebels who promise to rescue her brother, she will risk her life to spy for them from within the Empire’s greatest military academy. There, Laia meets Elias, the school’s finest soldier—and secretly, its most unwilling. Elias wants only to be free of the tyranny he’s being trained to enforce. He and Laia will soon realize that their destinies are intertwined—and that their choices will change the fate of the Empire itself.



Laila è una Scholars - visto che non l'ho letto in italiano, passatemi il termine - ed Elias è un Martial. Gli Scholars sono caduti da molto tempo sotto il dominio dell'Impero dei Martial: sono schiavi, le loro vite costantemente appese a un filo, il futuro praticamente solo tenebra.
Ma presto, appena la vita di Laila viene sconvolta da una Maschera, il suo cammino e quello di Elias s'incontreranno per collidere senza via di scampo.
In questa recensione voglio parlare essenzialmente de: il worldbuilding e altri accenni dell'ambientazione, i personaggi - ship in particolari - e il romanzo in sé.
Partiamo dal primo. Il mondo della Tahir mi è piaciuto senza ombra di dubbio. Prima di tutto, crea davvero un'atmosfera desertica, dura e ardente che rispecchia la vita di Laila ed Elias. Meno chiaro - che necessita senza dubbio di maggiori chiarimenti - è la parte dedicata alle creature magiche, mistiche e mitologiche - quali jiin, wraiths, efrith... Molte altri parti rispecchiano il famigerato setting di cui avevo tanto sentito parlare, ispirato all'impero romano: gli Augurs, i Martial, la struttura familiare di essi, un poco del loro sistema militare - anche se davvero, davvero, davvero alla lontana - i loro nomi e così via...
Che dire, un mix decisamente riuscito, a mio parere. Invece, spacciare questo romanzo come "ispirato all'impero romano" è un grosso sbaglio. Infatti, tutte le possibili influenze romane sono un insieme piuttosto superficiale di esse: elementi presi qua e là e risistemati a seconda delle esigenze dell'autrice. Fra l'altro, il primo impatto col romanzo è stato quello di un ambiente ispirato all'Arabia, forse anche un po' alla Persia, comunque luoghi decisamente non romani.
 Passiamo alle ship, quindi anche ai personaggi. Io non sono una shippatrice, mettiamolo bene in chiaro. Ma non posso ignorare tutte le ship di cui ho sentito parlare. Personalmente trovo che la coppia Laila-Elias - che fra l'altro non è neppure pienamente realizzata nel primo romanzo - sia molto più azzeccata delle coppie Helene-Elias e Laila-Keenan.
Helene è un personaggi che all'inzio si era guadagnata la mia stima: era una donna forte e pronta a combattere. Ma pagina dopo pagina, la sua vera io è uscita fuori e non mi è piaciuta per nulla. Helene, più e più volte nel romanzo, considera atti quali lo stupro o la prostituzione riprovevoli, ma non fa mai nulla di più di un rimprovero ai suoi stessi compagni. A conti fatti, non muoverebbe un dito per la vita di uno Scholars e ogni gesto che compie non la fa per una causa, una morale, un sentimento che prova nel petto, ma solo perché Elias è suo amico. 
Elias, al contrario, è spinto da ideali maggiori. Helene non è in grado di vedere al di là dell'impero dei Martial e i sacrifici che fa, come già detto, li compie per Elias. Da un punto di vista, lei non potrebbe mai essere la speranza di una nuova vita, la speranza di un nuovo futuro che invece Laila rappresenta. Allo stesso tempo non vedo tutto questo feeling fra Keenan e Laila, dato che lui non solo non è stato in grado di aiutarla quando il plot twist era più che palese ma ha deciso di buttare via tutti i desideri di lei al segnale di estremo pericolo. Invece Laila è stata in grado di volgersi verso un nuovo giorno.
Un accenno all'incapacità generale di Laila: tutta iniziative, un po' di stupidità e ottusità di fronte all'ovvia situazione della Resistenza, e non essere del tutto in grado di spiare. 
Ammetto che avrei preferito un taglio netto per il finale: una fuga da amici tutti insieme - avrei voluto tanto vedere una compagnia in viaggio - oppure vedere gli amici divenire nemici giurati fini all'ultimo sangue. 
Piccolo accenno sul Comandante: devo saperne di più per farmi un'idea di lei. Purtroppo sembra uno di quei cattivi promettenti ma che alla fine riesce a sembrare solo una sadica come tanti. Ma c'è dell'altro che in questo libro è stato solo accennato, quindi dovrò aspettare di leggere  A torch against the night.
Quindi, ecco il mio pensiero generale. Si tratta di un romanzo che ho senza dubbio apprezzato ma francamente non capisco cosa ci sia da esaltarsi tanto. 
Purtroppo, il libro è un po' affrettato, gettando il lettore immediatamente del mondo di AEITA, dove qualche dettaglio scritto con un po' più di calma sarebbe stato gradito - giusto il tempo di sistemarsi in poltrona e lasciarsi cullare nella vita di Laila ed Elias un passo alla volta. 
Non ho sentito quel brivido che pensavo di dover provare, avendo letto pareri così entusiasti. Per me c'è ancora molto lavoro da fare, qualcosa che sia in grado di farmi abbracciare le pagine. Cosa che invece penso che sarà nel seguito, dato che questo primo romanzo è stato più simile a una grande introduzione che altro. 
Il fascino non manca - un fascino un po' polveroso... passate il termine e semi-battuta penosa - ma la Tahir non è stata in grado di coinvolgermi a sufficienza. 
All'inizio di questa recensione, il voto finale era decisamente più basso, ma devo dire che riflettendo e scrivendo riguardo il worldbuilding - per me è una delle parti più importanti - e delle relazioni fra i personaggi, ho deciso di alzarlo un poco.

Il mio voto è di tre punteggi d'inchiostro e mezzo






2 commenti

  1. Oooh mi dispiace che la Tahir non sia riuscita a rapirti perchè con me ci è riuscita eccome!
    C'è da dire che su alcuni comportamenti di Helene mi ritrovo con quello che hai scritto, un po l'ho trovata incoerente a volte...

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    1. Molto incoerente XD Spero di vedere qualche sviluppo del secondo libro e che Laila le dia qualche bello schiaffo morale è.é

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Spero che il post vi sia piaciuto e attendo i vostri commenti :)