14/07/17

Il salotto letterario di Camilla - Di che cosa hanno bisogno gli YA

E così anche i NA o tutti quei libri ibridi dai temi YA ma con protagonisti che ormai sono giovani adulti ventenni. Sappiamo tutti che a vent'anni non siamo come i nostri genitori. Siamo capaci, ma vogliamo anche continuare a essere giovani. Quindi sì, anche i libri con protagonisti del genere vanno compresi. E i fantasy. Possibilmente tutti qui romanzi con adolescenti e giovani adulti.
Questo romanzi hanno bisogno di molto. All'estero i progressi vi sono, seppure lenti, controversi, rallentati anche da chi crede di agire nel giusto - vedi i social justice warrior... In Italia? Eh. Mica tanto. O almeno io non ne vedo. Se però ne avete notati alcuni esempi, lasciateli in un commento, così da poterci dare uno sguardo.
Quindi, di cosa necessitano gli YA e cugini, all'estero e molto, molto in Italia?

Per il nostro paese la risposta è più complessa perché ciò di cui gli ya hanno bisogno, in Italia non viene percepito perché nonostante la forte immigrazione, i ragazzi di seconda/terza generazione figli i stranieri, alcuni diritti civili e via dicendo. Non vi è ancora la stessa componente multietnica e diversa di altri paesi (in questo caso prendiamo a riferimento l'America). 
Facciamo un esempio pratico di mancanza di diversità: quante book blogger italiane sono POC (person of color)? Io non ne ho incontrate. Possibile che io abbia imboccato una strada che mi ha condotto lontano da loro, ma fra tutti blog visitati a cui mi sono iscritta e cui non, ho sempre e solo incontrato ragazze bianche. Sarebbe interessante ricevere la loro prospettiva sopra la diversità del panorama YA nostrano, sopratutto perché il concetto di diversità va a rappresentare anche la loro altra etnia.

Secondo dettagli da non mettere in secondo piano: non abbiamo ancora dei veri e propri scrittori YA.
Absence, Leonardo Partignani, Licia Troisi (per citare i primi tre che mi vengono in mente) non bastano. Nemmeno abbiamo la vera definizione di uno YA perché se entri alla Mondadori trovi romanzi d'amore a caso per adolescenti, After, John Green, libri di Favij, Benji e Fede e così via mentre I nostri cuori chimici è nella sezione bambini.
Ultimamente anche i grandi scrittori stranieri YA stanno giungendo in Italia (benvenute nel ventunesimo secolo CE). Insomma: progressioni. 

Infine, in generale, di cosa avrebbero bisogno gli YA e di che cosa potrebbero scrivere i nostri aspiranti autori? Perché una rinfrescata al panorama non farebbe male e non attendete che qualcosa lo faccia al posto vostro. Non accadrà. Se fra di voi vi sono aspiranti scrittori/autori, sappiate che mi sto rivolgendo sopratutto a voi. Siamo tutti liberi di scrivere di ciò che preferiamo ma tentare una strada diversa non nuoce.

Ecco la lista di cosa, secondo me, manca nei libri YA e che noi lettori europei/italiani dovremo cominciare a valutare senza dare per scontato.

1) Protagonisti umani
A nessuno piacciono i protagonisti incapaci. Quelli a cui va tutto storto. Quelli che piangono. Eppure.. Insomma, i kickass sono fantastici perché rappresentano tutto quello che vorremmo essere: belli, forti e bravi. Hanno sempre la risposta pronta. Non mancano mai il colpo. Eh, peccato che siano anche falsi. Lasciamo perdere il loro carattere. Possono essere arroganti o buoni ma costantemente perfetti? No. Quante volte ho visto blogger/lettori dire: protagonista insopportabile, piange, si lamenta, si butta giù... Un protagonista deve essere reale. Di conseguenza ha dei difetti. Ripeto: non un frignone ma imperfetto.  Prendiamo noi stessi, sballottati nel libro al posto del protagonista, magari in un mondo fantasy piuttosto crudele. Davvero non piangereste mai perché avete fame, siete stanchi, distrutti, la vostra famiglia è stata sterminata, ogni persona che incontrare potrebbe essere un nemico? La risposta è che avremo un esaurimento nervoso nel giro di un giorno. Poi saremo morti. Non camperemo per più di 24 ore. Ovviamente il protagonista non morirà ma renderlo più umano?
O sono tutti nati imparati? 

2) I cliché ci stanno - non sempre - ma fateli bene. O non fateli affatto
In generale non ho nulla contro i cliché.  Sono una partenza che può funzionare. Tutto sta nel usarlo proprio come primo scalino per un romanzo. Il resto deve essere diverso. 
Quante predestinate abbiamo incontrato? Oh, mille e mille. Tutte bellissime - lo sanno tutti tranne lei - e diverse dalle altre ragazze, incapaci di stringere amicizie con altre creature di sesso femminile. Il cattivo ragazzo di turno alla fine le conquista stile scimmione maschio alpha... devo continuare? No, credo che ci siamo capiti. Vuoi usare un predestinato? Va bene, ma fa sì che sia anche umano. 

3) Magro e grasso non sono sinonimi di bello e brutto, i volti non sono fatti con lo stampino.
La parola grasso viene fatto passare per brutto quando al massimo può non essere salutare. Magro è bello. Le eroine degli ya, e anche gli eroi, sono tutti magri e muscolosi. Ma quanto c'è di vero? 
Guardiamoci attorno. I nostri corpi e i nostri volti non sono perfetti. C'è chi è grasso ma proporzionato, c'è chi è magro ma tutt'altro che bello. Nei libri viene proposto troppo volte il concetto magro=bello e non è così perché i canoni fisici variano di persona a persona.
 La combinazione magro e bello capita ma non sempre. Oppure alto e affascinante. Basso non va bene, non sia mai. Che poi tutte le nostre caratteristiche fisiche portano vantaggi e svantaggi, non solo fisici. Avere protagonisti con differenti corpi quindi anche connotati, è tutto meno che una cattiva idea. Mai pensato che proporre un protagonista come tutti sia qualcosa di estremamente innovativo?

4) Sisterhood e bromance, maybe a mix. Uccidiamo l'amore per l'amicizia
Pare che senza la coppia di turno sia impossibile andare avanti. Incredibilmente, i protagonisti degli YA trovano sempre l'amore, il che indica: la fortuna è la loro migliore amica o si accontentano di quello che passa al punto che in loro sorgono sentimenti amorosi. Perché è più o meno assurdo innamorarsi ogni volta.
E vogliamo parlare delle migliori amiche che smettono di essere tali, delle amicizie perdute e dei ragazzi che devono mostrarsi super duri? Piangere ed avere sentimenti è un reato, così pare.
Ah, amicizia, questa cosa così scontata. 

5) LGBTQA+ e ancora di più
I gay esistono. Le lesbiche esistono. I bisessuali esistono. I transessuali esistono. I queer, i demisessuali, gli asessuali, gli ace, i gender fluid, i pansessuali e ancora e ancora. Dove sono? Perché io non ne vedo. O se li vedo non sono mai rilevantissimi. Attenzione: i libro non deve per forza incentrarsi sulla loro sessualità è basta, ammesso che quello non sia il tema, ma la sessualità dei personaggi può essere accennata. In fondo è una parte di loro. 
Seriamente, abbiamo bisogno di più personaggi che non siano solo eterosessuali ma anche altro. E per l'amore del cielo, cercate di evitare gli stereotipi. I personaggi sono umani. La loro sessualità è una parte di loro ma non definisce al 100% i loro comportamenti.

6) POC e -attenzione, attenzione- culture bianche non americane
Per POC s'intendono le people of color, persone di colore ma non come pensiamo subito noi, ovvero solo persone di origine africana, ma anche di qualsiasi altra parte del globo. Anche gli asiatici rientrano nella categoria POC, mentre culture come la nostra non lo sono. Insomma, chi è prettamente bianco non è POC. 
Ora, raramente - a dire la verità non ne ricordo neppure uno - ho letto di POC nei libri italiani, POC che non sono schiavi o ricoprono ruoli inessenziali alla trama. Gli YA hanno ancora molto bisogno di POC - come coprotagonisti e protagonisti principali - così come non ci sono abbastanza personaggi bianchi non americani.
Oppure, personaggi con ispirazione di altre culture bianche oltre quella americana. Ci sono moltissimi libri YA con universi semi italiani fra gladiatori e Venezia, così come contemporanei, ma quanti di essi sono davvero ampi e complessi? Nessuno. 
C'è un intero mondo da esplorare ma non è stato fatto.



7) Personaggi con malattie mentali, fisiche, sindromi, disabilità o qualsiasi altro genere di difficoltà fisica
Fingere che siamo tutti perfette e sani è una bugia. Darci dei difettosi e piangerci addosso ancora meno ma trovare dei personaggi simili a noi, se non uguali, potrebbe darci conforto.
Io sono epilettica, per fortuna di tipo lieve, ma dire che la sindrome non ha avuto inflessioni sulla mia vita sarebbe una bugia. Mai e ripeto mai, ho letto di un personaggio epilettico. 
Mai.
La cosa non mi turba molto però non nego che leggerne sarebbe fantastico. Alcune persone al mondo sono piccole, altre sono cieche, c'è chi è sordo, chi è su una sedia a rotelle o soffre di dolori cronici, di bipolarismo, malattia rare e così via.
Quanto leggiamo di loro? Poco e nulla. Ma anche loro sono persone forti. Anche loro possono essere eroi.




Questa è la mia lista, di cui ho dimenticato qualcosa ma non ricordo cosa. Inserite la vostra lista nei commenti e fatemi sapere cosa ne pensate. 
Io non ho mai avuto la fissazione delle diversità nei libri ma la trovo una cosa fantastica. Ovviamente non tutte le rappresentazioni vengono scritte bene e molto spesso ricevono un feedback negativo, ma stanno aumentando col tempo. Non si più negare la loro importanza nel mondo dei lettori, sopratutto quello straniero. 

Attendo i vostri pareri!

4 commenti:

  1. Bel post, Camilla!
    Io non leggo tanti romanzi YA italiani perché, semplicemente, non ne trovo tanti in giro che mi gridano a gran voce "LEGGIMI", ma qualcuno ne ho letto e non sono malaccio.
    Tuttavia, come hai ben sottolineato tu, mancano alcuni temi piuttosto importanti.
    Ho letto pochissime volte un libro che avesse come protagonista, ma anche come personaggio secondario, un non-bianco. O che facesse parte della comunità LGBT+. O che non trovasse l'amore.
    Non tutti gli adolescenti vivono di amore o lo trovano durante questo periodo.
    Ed è anche per questo che scrivo storie - che non vedranno, ahimè, mai la luce - con protagonisti e personaggi molto diversi fra loro.
    Secondo me, però, dietro ad alcune di queste mancanze, c'è anche il "timore" di non vendere. Altrimenti non me lo spiego, sinceramente.

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    1. Più che altro, credo che vi sia disinteresse. Il timore che non faccia successo è da rimettere all'ignoranza dei lettori che non sono capaci di ampliare il proprio panorama - il che è un altro discorso ancora.
      Parlo di disinteresse anche un po' per esperienza personale da scrittrice che lotta per diventare autrice. All'inizio i miei personaggi erano basici. C'erano dei POC e altri hanno subito cambiamenti, ma crescendo mi sono interessata al fenomeno e alle richieste di altri lettori. Così ho esplorato i miei personaggi rendendoli diversi. Un cosa che però viene data molto per scontata, poiché dipingiamo tutto a nostra immagine e somiglianza

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  2. Ciao Camilla, davvero un bel post, non posso che trovarmi d'accordo con tutto quello che hai detto!La situazione YA in Italia è messa davvero male, ho trovato pochi romanzi che mi siano davvero piaciuti (e leggo questo genere da anni e anni). Ormai mi rivolgo per lo più ai titoli stranieri, la scelta è vastissima e anche se ormai stanno diventando un po' tutti uguali, a volte si riescono a trovare dei piccoli capolavori ^^

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    1. Con tutti quei libri che escono ogni mese all'estero ammetto che molti di quelli che io stessa compro possono apparire simili, ma concedo a tutti una possibilità.
      Mi piacerebbe tantissimo vedere i miei compatrioti sperimentare. Penso che per farlo bisognerebbe leggere moltissimo i libri in lingua (o tradotti) per capire davvero cosa sia uno YA e poi sperimentare. Il punto sta nel portare avanti il progetto senza lasciarlo morire in un angolo e mandare un messaggio alle CE, altrimenti non andremo mai da nessuna parte.

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Spero che il post vi sia piaciuto e attendo i vostri commenti :)