"Our Dark Duet" di Victoria Schwab

Buon lunedì, lettori in soffitta! Cosa state facendo in questo giorno? Io sto ancora attendendo che l'accademia riprenda ma non mi posso lamentare. Fra una cosa e l'altra ho accumulato alcune insoddisfazioni, ma non voglio ammorbarvi con ciò... dato che ne parlerò in un futuro recap. 
Oggi vi lascio una recensione del secondo libro della serie Monsters of Verity. Proprio di recente il primo della serie è arrivato in Italia con il nome Questo Canto Selvaggio e potete trovare la recensione delle versione inglese proprio qui.


32075662Titolo: Our Dark Duet
Autore: Victoria Schwab
Serie: Monsters of Verity #2
Editore: Greenwillow Books
Pagine: 510
Rating: ★★★ 

THE WORLD IS BREAKING. AND SO ARE THEY.
KATE HARKER isn't afraid of monsters. She hunts them. And she's good at it.
AUGUST FLYNN once yearned to be human. He has a part to play. And he will play it, no matter the cost.
THE WAR HAS BEGUN.
THE MONSTERS ARE WINNING.
Kate will have to return to Verity. August will have to let her back in. And a new monster is waiting—one that feeds on chaos and brings out its victims' inner demons.
Which will be harder to conquer: the monsters they face, or the monsters within?



Our Dark Duet riprende diverso tempo il finale di This Savage Song, presentando un ambiente molto diverso da quello lasciato. Ogni cosa appare stabile in piano ma in verità non lo è affatto. Non lo è neppure nella cittadina dove Kate è andata a rifugiarsi per sfuggire ai propri mostri personali. Lo stesso è per August, intendo a combattere quelli interiori e quelli di carne e ombra che infestano Verity ora più che mai.

L'intero romanzo si bilancia fra i due protagonisti, fra i loro contrasti interiori e su come gli eventi di This Savage Song abbiano influenzato la loro vita. E non sono molto contenta del risultato. Non sono certa di saper esprimere per filo e per segno, analizzando nel dettaglio cosa non mi sia piaciuto.

Partendo dall'ambientazione, io non ho molto da dire. Città e metropoli urbane non sono mai state di mio interesse in nessun libro, per cui non ne sono rimasta colpita, una parte del mio cervello ancora fatica a concepire come fossero realizzate le varie strutture, gli spostamenti, le barriere. 
Vi è di certo che la città di Verity ha fornito comunque una buona atmosfera per gli eventi che si svolgono nel romanzo. Inutile dire che una parte di me ha strillato interiormente più e più volte... sopratutto perché non trovo che una apocalisse, fine del mondo o distopia sia una buona motivazione per perdere la propria umanità, così come cedere moralmente a un regime che non ammette eccezioni, né i suoi soldati che si trincerano dietro la frase "ho eseguito gli ordini".

Qui giungiamo alla prima parte che mi ha contrariato: i personaggi. Dove sono riuscita ad apprezzare Kate - come sempre - tutti gli altri mi hanno deluso. Tipo August. Oh! Lo avrei menato. Sul serio. 
L'August di questo romanzo è decisamente diverso da quello precedente, molto meno innocente, molto meno umano e gentile, tutto avvolto dalla sua aurea da ragazzo oscuro e tormentato... niente, non ce la posso fare. Ho abbassato le palpebre e fatto la mia espressione da fo****i molte e molte volte.

Anche i personaggi secondari non mi hanno colpito. Un personaggi molto importante - a mio parere - viene introdotto, ovvero Soro. Non voglio dirvi troppo per non rovinare ogni genere di sorpresa, ma Soro non la Schwab darà risalto alla nuova aggiunta? Nope. Per nulla. Rimarrà un personaggio privo di spessore e solo un po' stronzo. 
Stesso dicasi per i cattivi. Per Sloan, la cui passione per Kate rimarrà sempre un po' adombrata - Schwab avevi paura di dire che è ha qualche perversione? Perché si è capito uguale. Oppure e Sloan e Alice. Un maggiore approfondimento di entrambi sarebbe stato gradito. 
Altra cosa che mi hanno deluso sono stati i mostri, sopratutto il nuovo nemico. Per quanto interessante, il portatore di caos ha via via assunto un ruolo sempre più marginale e sarebbe stato piuttosto intrigante vederlo assumere una personalità, anche un pizzico di essa, al pari di altri mostri come Sloan. Tuttavia rimane un concept interessante, benché oltre lui avrei voluto leggere di molti più mostri, e perché no, mostri-umani.

La nota più dolente va alla romance. Monsters of Verity poteva contraddistinguersi per una delle serie YA prive di romance, puntando di più sul legame di amicizia fra i vari personaggi. Invece no, l'autrice ha sentito il bisogno di sprofondare nel cliché "non si dice YA se non c'è romance".

Our Dark Duet è abbastanza pieno di difetti. Credo che l'autrice avesse scelto di curare alcune delle parti sopracitate, focalizzandosi sopratutto su una di esse, scegliendo quale sarebbe stato il punto cardine del libro... che dire, tutto il resto sarebbe calato in secondo piano per il lettore lamentoso che è in me. 
Posso dirmi soddisfatta in quanto amante del finale e della storia in generale, infatti Monsters of Verity rimarrà sempre una delle mie duologie preferite, ma tuttavia non posso fare a meno di notare che nella storia finale manca qualcosa - o tante piccole cose - che avrebbero reso questo secondo libro valido tanto quanto il primo. 

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